Le Iene, gli scherzi e il rischio di concorrenza interna a Scherzi a Parte


Che Le Iene abbia aperto da anni le porte agli scherzi è cosa nota, ma che questi siano ben quattro, e tutti inediti, all’interno della stessa puntata suscita a dir poco curiosità. E’ accaduto martedì sera, quando pronti via Alessia Marcuzzi e Nicola Savino hanno lanciato la beffa messa in atto ai danni di Paola Turci.

Tutto normale? Non esattamente. Perché il servizio successivo era un altro scherzo, che stavolta vedeva protagonista il senatore (ed ex conduttore tv) Gianluigi Paragone. Se gli spettatori pensavano che potesse bastare, si sbagliavano di grosso. Non immaginavano infatti che a seguire sarebbero arrivate le beffe a Filippo Tortu e Pippo Inzaghi. Quattro. Anzi, quattro più uno, visto che – per non farsi mancare nulla – la trasmissione ha deciso di riprogrammare a notte fonda la replica di un vecchio scherzo all’influencer Chiara Biasi.

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Innanzitutto, balza agli occhi la distanza tra l’appuntamento del martedì e quello del venerdì, in genere meno ‘leggero’ e capace di ospitare qua e là solo scherzi già noti. Ma la vera questione sta tutta sul brand de Le Iene, show che col tempo si è totalmente impossessato della moda della candid a scapito dei vip.

Il primo contatto tra Le Iene e gli scherzi avvenne nel 2015 quando la creatura di Davide Parenti ‘firmò’ la tredicesima edizione di Scherzi a Parte. Il binomio non si ripeté nel 2018, ma Le Iene decisero di proseguire in autonomia, assicurandosi il coinvolgimento di personaggi di punta, complici eccellenti e una scrittura minuziosa e curata, in grado di far durare le singole beffe anche mesi.

Scherzi a Parte dovrebbe tornare in onda il prossimo autunno, a ben tre anni dall’ultima volta. Un’assenza che avrebbe potuto (e dovuto) generare attesa e tutelare il marchio dal pericolo di sovraesposizione e saturazione.

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Le Iene, ufficialmente ‘fratello minore’, pure solo per una questione di rete di appartenenza, ruba così i riflettori al programma originale che, quando si ripresenterà al pubblico, potrebbe incorrere nel fastidioso metodo ‘comparativo’ e su un effetto ‘eclissi’ che da punto di forza rischierebbe di trasformarsi in vero e proprio handicap.

Scherzi a Parte va dunque incontro ad una platea di vittime dimezzata, oltre che bruciata dalla concorrenza. Un esempio? Il caso di Paolo Del Debbio. Il giornalista toscano è finito nella rete nel giugno 2019 e si godrà lo scherzo in tv a distanza (forse) di due anni e mezzo. Tempi biblici in confronto a Le Iene che ad un mese dalla fine del Grande Fratello Vip – per dirne una – aveva già confezionato servizi a buona parte dei protagonisti del reality.

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