le imprese (e le banche) provano a riconquistare il lavoro- Corriere.it

Del resto gli studiosi sono ormai concordi nel ritenere che la diffusione del Covid e la riorganizzazione forzosa del lavoro siano all’origine di una discontinuit culturale (profonda) con la quale necessario fare i conti. Con il senno di poi, si pu aggiungere che la legge sul lavoro agile del 2017 ha anticipato quanto sarebbe avvenuto qualche anno dopo, ma evidente che la diffusione del virus ha avuto un ruolo decisivo. Commenta l’ex presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte, ispiratore di quel provvedimento: Lo smart working ha aperto gli occhi alle imprese. Oggi diventato difficile reclutare giovani se non proponi loro modalit flessibili di lavoro cos come le aziende si sono accorte che un buon 20% dei propri addetti vagava per gli uffici senza costrutto. Per cui iniziative come quelle di Intesa Sanpaolo che aprir un negoziato con i sindacati per ristrutturare l’orario di lavoro su quattro giorni sono le benvenute e paiono avere come obiettivo innanzitutto la fidelizzazione del proprio personale.

Spiega Fulvio Furlan, segretario generale della Uil Bancari e buon conoscitore del mondo Intesa: La possibilit di articolare su quattro giorni per nove ore quotidiane un’opportunit espressamente prevista dal contratto nazionale del credito, ma finora non era stata mai utilizzata. Noi siamo disponibili per gestire il cambiamento con l’obiettivo di lavorare meno ore, ma meglio a parit di stipendio. L’unica obiezione che i sindacati hanno avanzato quella di estendere questa possibilit a tutti i dipendenti Intesa e non solo a una parte del personale. P
i le aziende riusciranno a legare la riorganizzazione degli orari a un efficientamento della struttura organizzativa, sostiene Del Conte, pi l’operazione sar a somma positiva. Qualit della prestazione e aumento della produttivit sono principi e obiettivi che possono essere combinati. Del resto se si vogliono far vivere le relazioni industriali come un sotto-sistema vitale delle societ complesse, bisogna aggiornare la cultura dello scambio e individuare percorsi win win.

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Mobilit….E aria buona

In tema di trasformazioni della cultura del lavoro ha colpito molto un recente spot dell’Ikea — azienda che vanta una tradizione di creativit nei messaggi commerciali — in cui il protagonista lascia il lavoro da dipendente e dichiara di voler diventare l’amministratore delegato di me stesso. In Italia nel primo semestre del 2022, secondo i dati dell’Osservatorio del precariato dell’Inps, ci sono state oltre un milione di dimissioni (circa il 32% in pi rispetto all’anno precedente), il profilo dei lavoratori interessati giudicato trasversale — e quindi non limitato ai giovani o a singoli settori — ma secondo Francesco Armillei, ricercatore del think tank Tortuga, che sta monitorando il fenomeno, si tratta per la maggior parte di spostamenti interni al mercato del lavoro favoriti, almeno fino ad ora, da una serrata dinamica dell’occupazione. Quindi si verificata un’inaspettata sinergia tra possibilit materiali di cambiare occupazione e un profondo mutamento dello Zeitgeist, dello spirito del tempo. probabile che dietro la voglia di mobilit ci sia anche l’obiettivo di aumentare i salari, ma secondo Armillei per ora non abbiamo dati che ci permettano di avvalorare il successo di quest’ipotesi.

Certo che la mobilit del lavoro esprime anche domande che vanno al di l del perimetro delle piattaforme sindacali pi consolidate e questo allargamento dimostrato ancor di pi dalle dinamiche che stanno dietro lo spostamenti dei talenti e le strategie per attrarli. Sostiene da tempo Stefano Micelli, docente di International management a C Foscari, che oltre alla ricerca di un buon lavoro la domanda che emerge quella di uno stile di vita attento alle ragioni dell’ambiente e della mobilit sostenibile e quindi, per un ragazzo straniero, sulla decisione di trasferirsi nel triangolo industriale Lombardia- Veneto-Emilia rischia di contare in negativo un tema come la scarsa qualit dell’aria che (sbagliando) considereremmo secondario. Ma come fanno le imprese e le relazioni industriali a dotarsi di un’iniziativa a compasso cos largo da poter raggiungere tutte queste istanze? Secondo Federico Butera che ha studiato e ridisegnato per una vita le organizzazioni complesse c’ bisogno di architetti del nuovo lavoro, specialisti che ridisegnino organizzazioni che ci appaiono inevitabilmente vecchie rispetto all’incalzare del cambiamento. questa la risposta da dare al fenomeno delle grandi dimissioni.

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Il tab delle 40 ore

Per disegnare le professioni a banda larga che servono, secondo Butera, le aziende si devono far carico anche del benessere psicologico dei dipendenti. Un tema caro anche a Nicola Pel, Human capital and organization director del gruppo Atlantia, manager di cultura olivettiana e protagonista dell’esperienza Luxottica, che valuta positivamente l’iniziativa di Intesa. Nelle economie dei servizi e della conoscenza vale la regola lavorare meno, lavorare meglio. In Europa la settimana di lavoro ridotta adottata da un numero crescente di Paesi a partire da Francia, Germania e Svizzera. Come sempre in queste cose i nordici fanno da apripista. Non possiamo non allinearci alle nostre economie concorrenti e, soprattutto, non possiamo non soddisfare le aspettative delle generazioni native digitali che scelgono le organizzazioni per cui lavorare anche per una migliore conciliazione vita-lavoro. La settimana lavorativa di 4 giorni fa bene un po’ a tutti: ai dipendenti perch riduce i costi settimanali di trasferimento casa-lavoro, al pianeta perch limita le emissioni connesse al trasferimento ed, ovviamente, ai conti aziendali perch ottimizza i costi generali di gestione degli uffici. Probabilmente bisogner evitare che si creino tensioni tra i segmenti dell’azienda che possono beneficiare della riorganizzazione ed altri pi vincolati. Ma a giudizio di Pel, esperimenti come quello di Intesa che porta l’orario settimanale a 36 ore ci devono spingere a prendere il toro per le corna e seguire ci che sta avvenendo nel mondo, intervenendo sul tab tutto italiano delle 40 ore settimanali e farlo in maniera generalizzata sia nei servizi sia nel manufatturiero. Per lavorare meno, lavorare meglio, ma soprattutto lavorare tutti.

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Quanto si lavora in Italia

Se vero che oggi c’ stata una riduzione rispetto a dieci anni fa, l’Italia ancora il Paese pi stakanovista tra i sette pi industrializzati con 1.802 ore l’anno per lavoratore (fonte Ocse), con 78 ore in meno rispetto a dieci anni fa, ma sopra di 38 ore rispetto alla media Ocse e di 372 ore rispetto a un lavoratore tedesco. L’Italia ha solo il 56% della popolazione che potrebbe lavorare che impiegata, 1 su 2. L’aumento della produttivit, risultante dall’adozione pervasiva delle tecnologie anche nei settori labour intensive, deve portare non solo ad una riduzione dell’orario di lavoro, ma anche all’avvicinamento all’obiettivo che Lisbona ci ha dato, e che spesso dimentichiamo, del 70% di tasso di occupazione.

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