Le otto richieste economiche di Conte tra palco e realtà

Otto richieste sul fronte economico, senza che vengano chiarite quali siano fondamentali per rimanere nel governo. Nonostante la scissione del partito di Luigi Di Maio, Insieme per il futuro, si sia consumata soprattutto sul conflitto in Ucraina, e lo scontro con Mario Draghi sulle presunte critiche al leader del Movimento, il quasi decalogo che il leader Giuseppe Conte ha portato al premier si concentra soprattutto su richieste economiche, un mazzo di proposte da cui il presidente del Consiglio potrà forse scegliere a suo piacimento.

Reddito di cittadinanza

Riformato in peggio da questo governo, con l’appoggio convinto del M5s, il reddito di cittadinanza è attaccato ora da tutto il centrodestra che lo vede come il serbatoio da cui attingere le risorse – che altrimenti scarseggiano – per tagliare il cuneo fiscale.

Ora che nel decreto Aiuti è stata accolta un’ulteriore modifica, sostenuta dal governo, proposta dalla destra, ma anche dalla ex M5s Marialuisa Faro passata con Di Maio e votata dal Pd, cioè praticamente da tutti tranne che i Cinque stelle e da Leu, Conte chiede a Draghi due cose. Primo: una difesa della misura, che il premier peraltro aveva già pronunciato pubblicamente. Secondo: la piattaforma nazionale delle offerte di lavoro, non proprio una rivoluzione ma una delle tante incompiute del capitolo politiche attive.

Salario minimo

Conte chiede anche che il governo faccia del salario minimo una sua priorità. E lo fa proprio nel giorno in cui il ministro del Lavoro Andrea Orlando, da sempre favorevole alla misura, annuncia che il salario minimo sarà sul tavolo dell’incontro coi sindacati del 12 luglio prossimo.

Decreto dignità

Richiesta con ricadute più concrete è quella sul decreto Dignità. La norma, fortemente voluta dall’allora ministro dello Sviluppo economico e oggi scissionista Di Maio, prevedeva una durata massima di 24 mesi per i rinnovi dei contratti a tempo determinato. Dopo i primi 12 mesi l’utilizzo della tipologia a tempo determinato deve essere giustificata da condizioni straordinarie e non prevedibili da parte dell’azienda.

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Il decreto Dignità è stato aspramente criticato dalle aziende e accusato di aver portato a una diminuzione dei posti di lavoro; intanto l’Istat negli ultimi mesi continua a registrare un’impennata dei contratti a tempo determinato. E tra questi un aumento della quota a brevissima durata: un terzo dura fino a 30 giorni, il 27,5 per cento da due a sei, il 19,7 fino a una settimana.

Conte dice di essere disponibile a valutare altri incentivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato, oltre ai numerosi già esistenti, ma chiede che vengano ripristinate le causali per quelli a tempo determinato. La norma in teoria dovrebbe rientrate in vigore il 30 settembre 2022.

Scostamento di bilancio

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Al punto quattro, Conte chiede prima di tutto che Draghi faccia quello che Draghi vorrebbe fare: modificare il sistema con cui viene fissato il prezzo dell’energia, cioè quel meccanismo che fa sì che l’elettricità da rinnovabili sia influenzata dal prezzo del gas. Draghi ci prova da mesi in Europa, Conte gli suggerisce la sua idea.

Il M5s si unisce poi al coro dei sostenitori del taglio al cuneo fiscale e, soprattutto, chiede al governo uno «straordinario, ampio e organico» intervento a favore di famiglie e imprese, da attuare attraverso «uno scostamento di bilancio» e quindi a debito. Nell’anno della pandemia il leader del M5s, allora premier, ne ha realizzati cinque, un sesto è arrivato nel 2021.

L’esecutivo Draghi nel 2022 ha speso in sostegni di intervento alle famiglie e alle imprese 24,4 miliardi di euro, pari all’1,4 per cento del Pil, di cui 8,4 per il bonus bollette da 200 euro. La cifra, che è comunque meno dei fondi spesi per il Superbonus, è stata ricavata grazie alla tassazione degli extra profitti delle aziende energetiche, ma anche – per 4,5 miliardi – da tagli al fondo di coesione, che finanzia opere soprattutto nel mezzogiorno e al fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Nella sua analisi degli interventi, l’ufficio parlamentare di bilancio ritiene non opportuno il finanziamento di questi interventi con ricorso al debito «dato lo stato attuale dei conti pubblici». Quest’ultimo è un limite evidente, per usare un eufemismo, ma Conte si limita a proporre in alternativa all’indebitamento un intervento contro le speculazioni, elencando quelle in campo farmaceutico, assicurativo, del petrolio e del gas.

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Transizione ecologica

Il M5s vorrebbe anche una convinta svolta sulla transizione ecologica, sui cui l’esecutivo è quantomeno ambiguo. E in particolare insiste sul suo No alle trivelle e allo sfruttamento dei giacimenti di gas italiani, a cui invece il ministro alla Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che proprio i Cinque stelle avevano benedetto, ha dato il via libera. Su questo fronte anche i supposti alleati del Partito democratico hanno posizioni differenti. Cingolani ha da poco concordato con gli amministratori Pd di creare a Ravenna l’hub nazionale del gas.

Superbonus

Sul Superbonus, su cui tanto hanno sofferto i parlamentari cinque stelle, il documento è abbastanza asciutto. Conte attacca Draghi per aver sconfessato pubblicamente la misura provocando il blocco del mercato dei crediti. E dice che «una soluzione davvero funzionale, in grado di sbloccare le cessioni e di consentire il completamento dei lavori» è «imprescindibile».

Già qualche giorno fa, i Cinque stelle si erano orientati a limitarsi a chiedere al governo di sostenere un ordine del giorno per togliere la responsabilità agli acquirenti dei crediti da parte delle banche. Difficile capire se la situazione si sbloccherà, intanto oggi pomeriggio è previsto il voto di fiducia sul decreto Aiuti che si occupa anche del bonus.

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Rate e cashback

Conte chiede di anticipare il sistema del “cashback fiscale”, quello per cui si possono detrarre le spese immediatamente e su cui il M5s ha già ottenuto un esempio nella delega fiscale. E poi chiede di rateizzare fino a 120 rate i pagamenti dei debitori nei confronti del fisco e di esentarli dal pagamento di rate e interessi.

Lo dice sostenendo che sia una norma a favore delle persone in difficoltà. Già oggi è possibile rateizzare i pagamenti delle cartelle fino a 60mila euro, automaticamente fino a 75 rate e in alcuni casi motivati fino a 120. Una modifica al decreto aiuti prevede di alzare il tetto a 120mila euro. Ora Conte vuole eliminare anche gli interessi. Del resto a che servono le entrate dello stato, mica c’è qualcuno che chiede scostamenti di bilancio.

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