Le storie vere di SanPa: Cristina di Pescara, mi sono innamorata e sono scappata, io ero una tremenda, poi mi sono pentita


Ciao Cristina, di dove sei?
Ciao, di Pescara. Io con la droga ho iniziato giovanissima e ho smesso abbastanza giovane.
Quando sei entrata?
Sono entrata a SanPa nell’89 se ricordo bene. Sono stata lì per quasi 4 anni. Ma sono scappata eh.
Ti ricordi quel giorno?
Come no, direttamente dal carcere sono entrata, sono entrata con un sacco di precedenti penali, di tutto, furti, rapine. Poi grazie agli avvocati di Vincenzo mi hanno fatto un cumulo di pena, con affidamento ai servizi sociali. Se fossi rimasta fuori erano 12-13 anni di carcere. Un sacco di reati, per me che ero giovanissima.
Quanti anni avevi?
Avevo19 anni e per i miei 20 anni ricordo che mamma mi mandò 20 rose a San Patrignano.
Com’eri finita a fare tutto quello che facevi?
Io ho iniziato giovanissima, a 13 anni, direttamente con l’eroina. Per quello facevo reati, sono stata una brutta tossica incarognita. Mi sono fatta tanto tanto. Mi bucavo 4-5 grammi di eroina al giorno. Facevo schifo, tra virgolette. Io lo attribuisco al fatto che è morto il mio papà e io sono andata un po’ fuori di testa. Non subito, perché quando è morto avevo 10 anni, ma quella per me è stata una grandissima perdita. Ho tenuto tutto dentro. Al funerale non ho versato una lacrima. Ho iniziato a non voler andare più a scuola. E tutto sommato vivevo in un contesto pulito.
Se era un contesto pulito come hai cominciato?
Amicizie, brutte compagnie.
E poi hai scelto San Patrignano
Si, ho scelto io San Patrignano. Anche non conoscendolo, solo per sentito dire. Prima non accettavo di andare in Comunità. Io ero in carcere, tant’è vero che sono uscita agli arresti domiciliari. Poi sono scappata. Poi mi hanno rinchiuso. Alla fine mi hanno portato lì con il blindato dei carabinieri.
Hai conosciuto Vincenzo?
Sì, ho fatto il colloquio con Davide però, un ragazzo più grande di me, oggi ha 60 anni. Lui sapendo che ero un caso bello tosto decise di mettermi all’asilo. Un settore tutto femminile, come la Pellicceria, ma un po’ più tosto. Non avevi rapporti col genere maschile, solo a tavola. C’erano belle responsabilità, nell’asilo c’era sempre Antonietta, la moglie di Vincenzo. Era un asilo bellissimo, ci prendevamo cura dei figli delle persone della Comunità. C’erano tre piani, c’era una cucina fantastica. I bambini erano divisi a settori, quelli appena nati piccolissimi, quelli un più grandi fascia 2-3 anni, fino a quelli delle elementari e anche ragazzi. C’erano tutte le età. Tutti i figli delle persone che erano in Comunità. E come quando fuori vai a lavorare e porti il figlio all’asilo.
E tu a 20 anni facevi questo?
Bravo, si. Ed era una responsabilità ancora più grossa, mi hanno messo con i piccolissimi, appena nati, quindi avevi una responsabilità addosso bestiale.
E il richiamo della droga non lo sentivi?
Uh. Io ho fatto tanti casini a San Patrignano, ecco perché voglio testimoniare. Tutti questi metodi contro di me non sono stati mai usati, nonostante io fossi una forte ribelle. Litigavo con tutti quanti, tutti i giorni, me ne volevo andare. Poi ho fatto un cambio settore, ho una bella storia lì dentro io. Un giorno volevo andare via dopo tante discussioni all’asilo perché comunque io ho un carattere tosto, tuttora. Ricordo che stavo percorrendo la strada a piedi per andare a pranzo, a tavola. Vincenzo era accerchiato dai giornalisti perché era il periodo del processo. Camminando io dissi alla mia responsabile: ‘Voglio parlare con Vincenzo!’. Lei mi rispose: ‘Figurati se in questo momento Vincenzo mentre lo stanno intervistando ti può dare retta’. Io mi impuntai e dissi: ‘No, ho detto che voglio parlare con Vincenzo!’. Mi avvicinai e gli dissi: ‘Vincenzo io voglio cambiare percorso’. E lui mi guardò e mi prestò attenzione. ‘Dopo quando sono a tavola con voi. Alzati dal tavolo e vieni da me’. E così dopo io ci andai e lui mi disse: ‘Allora, vuoi passare al settore Farmacia?’, Io gli dissi di no. ‘Allora ti mando in Fotolito’. E così cambiai stanza, responsabili, tutto. Mentre io ero lì diventò la Fotolito più grande d’Europa. E feci un lavoro bellissimo, la Cromista. Mi occupavo delle variazioni colori. Hai presente se devi fare una pubblicità o dei volantini, tipo quelle che ti mettono nella cassetta della posta? Tu dalla pellicola scontorni tutto e fai la variazione colore. Crei i colori.
Hai imparato un mestiere?
Si, un lavoro che poi purtroppo fuori non ho mai trovato, a quei livelli alti non esiste.

Perché sei scappata da SanPa?
Uscii proprio sulla rivista dell’epoca, su Visto, in una foto con Vincenzo. Scappai perché mi ero innamorata. Dopo tre anni mi ero innamorata di un uomo che purtroppo poi ho lasciato perché aveva lo stesso problema anche fuori. Si chiamava Maurizio, del settore Manutenzione, dicono che era uno dei settori peggiori ma non era assolutamente vero. Maurizio era siciliano. Quindi i primi sguardi, le prime cose, tutto. Sempre di nascosto perché Vincenzo non voleva! Perché sapeva che quando succedono queste cose se non eri ancora forte e decisa non te lo potevi permettere e lui non te lo permetteva, e faceva bene infatti.
Ricordo che un giorno Vincenzo venne a trovarmi in Fotolito e lì mi scattarono quella famosa foto che uscì anche su Visto, nella foto si vede che parlo con lui. Comunque, come se già lo sapesse, Vincenzo si avvicinò e mi disse: ‘Ti sei innamorata?’. E io gli dissi di sì. E lui: ‘Dammi qualche giorno di tempo e poi ne parliamo’. Vincenzo sapeva tutto. Io ero una ragazzina, avevo 20 anni. Ho pensato che dovevo scappare. Mi sono organizzata questa fuga con Maurizio e scappammo, dopo tre anni e mezzo che ero lì.
E Vincenzo come lo aveva capito che eri innamorata?
Non lo so, me lo chiedo ancora oggi. Mi disse: ‘Dammi un po’ di giorni, questi sono giorni tremendi’. Era sempre il periodo in cui lui era sotto processo. Poi io non avrei voluto scappare, avrei voluto il suo benestare, mi sarebbe piaciuto portare questa storia alla luce del sole. Ma sono scappata, la testa mi ha detto così. Guarda che io sono stata una delle poche ragazze che è stata seguita per ben tre anni e mezzo. Perché lì si entra e hai sempre una persona affianco finché non ti vedono un po’ più sicura e dopo un po’ sei tu che a tua volta devi seguire qualcun altro. Invece io sono stata seguita per tre anni e mezzo.
Dove sei scappata?
Sono scappata una sera da dove dormivamo, giù per le terre. Ci hanno seguito, ci hanno ribeccato a piedi. Per strada, avevamo fatto tipo quindici chilometri a piedi nella notte. E ricordo ancora che ci raggiunsero Luigi e Osvaldo che oggi è morto, che era il mio responsabile, è morto da poco.
E poi vi riportarono in Comunità?
Hanno fatto di tutto davvero. Sono stati un’ora a dire ‘Dai tornate’. E quello è stato l’errore più grande della mia vita perché io ci tornerei anche adesso a vivere a San Patrignano. Invece prendemmo un treno per casa a Pescara. A mia mamma le prese un colpo. Il giorno dopo lei ci riportò tutti e due a SanPa, arrivati là mi dissero che io potevo rientrare subito ma lui no. Allora non volli rientrare. Siamo andati via. Ma non ho più toccato la droga.
È finito tutto lì?
No, ci siamo sposati, abbiamo avuto un figlio. Poi mi sono separata.
Quindi non sei più tornata in Comunità?
No. Dopo quei tre anni e mezzo non sono più rientrata. Ricordo però il giorno che in Comunità avevo capito che ero salva. Ero lì da tre anni, dormivo con le ragazze nei letti a castello. C’era la mia responsabile Monica che era malata di Aids. Io non potevo mai andare in giro da sola ma lei stava tanto male e mi disse: ‘Apri la porta e vai a chiamare il dottore’. Che poi il dottore era Boschini, quello della serie. Io le chiesi: ‘Ma come Monica mi fai andare da sola di notte?’. Lei disse ‘Vai’. Poi lei è morta. Io ero molto legata a lei. E lei quella volta si è fidata di me, si è fidata anche se io sono stata tremenda là dentro. Quella volta lì ho capito che ero salva.
Prima dicevi di tua  madre, ti veniva a trovare?
Ne parlavo sempre con Vincenzo. Dopo cinque mesi che ero lì gli scrissi una lettera di venti pagine, da figlia di puttana, scusa il termine. E gli parlai di mia mamma, di quanto avevo sbagliato con lei, e lui mi chiamò in ufficio. Tutti mi dicevano: ‘Che hai combinato? Ti ha chiamato Vincenzo?’. Ricordo che andai nel suo ufficio, lui era con il bicchiere di birra e una scatola di Ferrero Rocher. Faceva un sorso di birra e mangiava un Ferrero Rocher. Era rimasto colpito dalla mia lettera. A San Patrignano i genitori potevano venire ogni sei mesi, lui mi diede un  permesso speciale, mia mamma poteva venire una volta al mese. E così venne, stava tutto il giorno con me, mangiava con me. Altro che isolamento e visite veloci che sento dire. Mia mamma arrivava la mattina alle 8:00 e andava via la sera alla 8:00. Sono tante le cose che hanno detto di SanPa che non mi vanno. Io ero tremenda, sono arrivata alle mani con le ragazze all’inizio. Dopo che sei una tossica, sei tremenda. Ma non ho mai ricevuto punizioni o botte. Io queste cose lì dentro non le ho mai viste. E non sono una che dorme!

Quindi hai visto la serie? Che hai pensato?
La bionda (Antonella De Stefani ndr) è stata pessima, non so chi è, ma questa in quale San Patrignano è stata? Calcava la mano e si vedeva. L’avrà fatto in cambio di qualcosa, non so. Poi io sono anche un po’ stronza, ho visto questa qui con le mani ancora gonfie, mi ha dato l’idea che si droga ancora. Non l’ho vista particolarmente pulita. Walter (Delogu, ndr), posso dare il mio giudizio su Walter? In quel momento del processo l’ha fatto solo per estorcere soldi a Vincenzo, da gran figlio di puttana, con quella cassetta. È il mio giudizio personale, per l’amore del cielo, poi io non sono nessuno. Ma come è possibile che lui aveva paura che Vincenzo lo uccidesse con i suoi uomini? Ma quando? Vincenzo dava il porto d’armi e le pistole alle guardie del corpo e ai suoi autisti perché era diventato un pezzo importante, perché Vincenzo aveva tutti contro là fuori, aveva la politica che voleva entrare per forza e lui non la voleva. Io non vedo niente di strano che faceva prendere il porto d’armi, la pistola e tutto. C’era anche il casino con l’omicidio magari, lui lo sapeva o non lo sapeva, li avrà pure coperti per l’amor del cielo. E poi c’erano un sacco di giornalisti, entravano in qualsiasi settore all’improvviso. La sbarra era sempre aperta, la Comunità era sempre aperta. Ma io sono stata dentro per anni e non ho mai visto un maltrattamento come dicono loro. Eppure ho cambiato due settori. Con chi lavori dormi anche, sei sempre insieme, quindi ho avuto modo di conoscere tante persone. Avevo delle amiche in Pellicceria.
Dei personaggi della serie chi conoscevi?
Il dottore (Boschini, ndr), io ho avuto anche l’epatite C. Sono stata anche operata, San Patrignano aveva delle camere riservate per qualsiasi problema. Io sono stata operata all’utero a San Patrignano, avevo l’inizio di un tumore. Vincenzo mi fece operare subito. Lì si studiava.
Quindi deduco che hai un buon ricordo di Vincenzo
Era un uomo carismatico. Aveva il potere di abbracciarti, di guardarti e di farti sciogliere. Sentivi proprio una cosa dentro. Forse era un santone che ne so. Magari qualche volta a tavola ha fatto alzare qualcuno in piedi e l’ha smerdato. Sì è vero. Se non fai così come fai? Sono tossici, gente che un altro po’ si sarebbe venduta anche la madre e il padre per bucarsi. Quindi se non usava questi metodi non avrebbe creato tutto questo. Poi che lui si sia fidato tanto di alcuni caposettore è vero. Ma come fai a controllare 2.500 persone. A me non mi viene in tasca niente nel difendere Vincenzo e San Patrignano. E ti ripeto non sono una che dorme in piedi. Hanno calcato molto la mano, vergognoso. Ma io penso sia vergognoso anche che la donna di Vincenzo non sia più lì, hanno mandato via Andrea, Antonietta, questo è vergognoso. Io parlo ancora con qualcuno di questi, senza farti i nomi, io parlo con qualcuno che sta ancora lì dentro.
Ricordi la moglie di Muccioli?
Era divina. Veniva tutti i giorni all’asilo. Io a San Patrignano ho mangiato così bene che neanche nei ristoranti stellati. Lei era divina. Tutti i bambini li ha sempre seguiti lei in prima persona. Si prodigava tanto. Poi se dava il benestare a una coppia ti dava anche la casetta. Tutte spese gratis, il mangiare… Ancora adesso ci sono migliaia di casette lì dentro con coppie. Io ho un’amica di Pescara, il marito poi è morto di malattia, ma lei oggi vive ancora gratis lì. Coi bambini, tutto gratis. Anche io ci tornerei a vivere, mi sono pentita.
Che lavoro fai?
Col mio compagno abbiamo un ufficio di poste private, lavoriamo con gli amministratori di condominio.

Il tuo messaggio per Vincenzo?
Non me lo dire, io sono emotiva. Che gli posso dire? Grazie, grazie Vincenzo. Un semplice grazie. Lui mi ha salvato la vita. Ho due gioielli di figli che non sembrano neanche figli miei, che sanno tutto di me. Se fossi entrata in un’altra comunità non avrei smesso con la droga. A San Patrignano non c’erano psicologi, psicoterapeuti. Lui non accettava il metadone. A me mi ha preso dal carcere. Non è che sono entrata così pulita. Mi sento proprio miracolata. È come se io non mi fossi mai drogata.
Ogni tanto pensi di tornare a SanPa?
È cambiato tutto adesso, fa schifo adesso. Sono tutti arrivisti. Ultimamente è andato via anche questo Davide per l’ufficio. Stava dentro già da anni prima che arrivavo io. A me piacerebbe ritornarci e vedere tutti i posti, il canile. I cani che vincevano le gare avevano gli appartamenti. I cavalli mangiavano i migliori formaggi perché ce li avevamo lì dentro.
Grazie Cristina per la tua storia, aspettiamo una bella foto
Un po’ ne ho, ve le mando, ciao.

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