Le storie vere di SanPa, Giorgia di Sassuolo: è stata la mia famiglia, non so come spiegare, io lì sono rinata


Giorgia è giovanissima, ha solo 20 anni ma ha già vissuto più vite, con lei ascoltiamo una delle testimonianze che ci stanno pervenendo dalla ‘nuova’ San Patrignano. La sua voce è bella, coinvolgente e piena di energia, a tratti emozionata.

Ciao Giorgia, come mai ci hai contattato?
Volevo raccontarvi le luci di Sanpa. Mi sembra una cosa giusta perché chi non c’è stato, chi non l’ha passato, non sa fino in fondo che cos’è quel posto e non riesce neanche a farsi una vaga idea. Perché lì ci metti tanti sentimenti e chi viene a visitarlo un giorno, una settimana, non entra del tutto.
Quando sei entrata?
Io sono entrata nel 2015, ad Agosto, sono stata lì circa 5 anni e nel 2020 a Giugno sono uscita definitivamente. Entrai molto giovane, avevo 14 anni, ero già incinta di 3 mesi. Quando sono arrivata hanno pensato che data la mia età, fosse la cosa giusta farmi sfruttare il tempo che rimaneva prima che il mio bambino nascesse, per stare con ragazze mie coetanee. San Patrignano ha un programma anche di reinserimento in società per le ragazze giovani minorenni, perché oggi la tossicodipendenza sta prendendo tanto anche le ragazze giovani, di 13-14 anni, che sono sole fondamentalmente. Volevano farmi ritrovare un pochino quella spensieratezza che non ho mai avuto, stando con ragazze come me, prima di diventare mamma.
Raccontaci, come è stato?
Arrivata lì la prima cosa che vidi erano le mie responsabili, la Carmen e la Cinzia, mi hanno presentato la ragazza che doveva seguirmi in quel periodo. Si chiamava Grazia, una persona che aveva quasi la mia stessa storia, che aveva avuto un bambino anche lei molto giovane, da un extracomunitario che non aveva più visto. Anche io avevo rotto con il papà del mio bambino, perché non era una persona degna di essere un papà, tante parole e pochi fatti, anche lui doveva entrare a San Patrignano ma non s’è mai presentato al colloquio e quindi ho preferito allontanarlo e salvare prima me e il mio bambino.
Com’è andata con il tuo bambino?
Guarda io lo dico con il cuore aperto e mi viene anche da piangere perché se non esisteva quel posto lì io non sarei salva e il bambino non potevo manco averlo. Io sono entrata a 14 anni, un bambino a quell’età una ragazza non lo può riconoscere, partiamo da questo presupposto. La mia famiglia non era in grado di poterlo riconoscere per problemi passati, e non volevano affidarlo né a mio padre né a mia madre. Quindi la soluzione era o abortire o farlo adottare. Io sono rimasta con la paura di non poter tenere il mio bambino fino al 7 Gennaio. Sono entrata ad Agosto e fino al 7 Gennaio non sapevamo né io né le mie responsabili se il mio bambino rimaneva con me. Il 7 Gennaio mi è arrivato il decreto del giudice che diceva che io ero una ragazza che poteva riconoscere suo figlio, anche se 15enne, per la mia situazione di recupero. Un miracolo. 

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C’è ancora traccia di Vincenzo Muccioli?
Di Muccioli nessuno ha mai parlato male, mai. Persone che l’hanno conosciuto, persone che hanno condiviso con lui la loro storia, chiunque.
Quel posto è solo un miracolo, per tutti. Ringrazio sempre l’uomo che lo ha fondato perché ha fatto un miracolo creando quel posto. Poi non ti nego che magari all’inizio si era alle prime armi e non si sapeva bene a cosa si andava incontro, a quell’epoca la tossicodipendenza era vista come l’emarginazione totale per chi ci cadeva, e Muccioli è stata l’unica persona a dire ‘Io ci voglio provare’, e da lì ha fatto crescere tutto, fino a qui. Se avessi davanti Vincenzo lo ringrazierei, perché mi ha fatto diventare una mamma, la cosa che ho sempre desiderato, e sono contenta di quello che sono adesso. Niente, questo. Parlarne mi commuove sempre, scusate.
(Ndr: questa frase di Giorgia è così bella che abbiamo voluto condividerla in audio con voi, qui di seguito).

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Com’è stata la nuova SanPa per te?
Io sono stata a SanPa per quasi 5 anni. All’inizio ero molto diffidente, quindi per me i primi 2 anni sono stati difficili perché non mi fidavo di nessuno, ma proprio di nessuno. Anche se loro facevano di tutto per farmi vedere che mi volevano bene e che erano lì soltanto per aiutarmi, facendomi capire le cose in cui sbagliavo, sul bambino, su me stessa, come mi stavo trattando da sola. Ma io non riuscivo a fidarmi di nessuno. La cosa che mi ha fatto cambiare è stata vedere come le persone, anche se io cercassi di allontanarle con parole, con gesti, con indifferenza, non andavano mai via, rimanevano con te, sempre, tutti i giorni. Da lì ho capito che Sanpa era la mia famiglia, non so come spiegarti, è una sensazione che non dimenticherò mai, io lì sono cresciuta, io lì sono come rinata. Raccontate questo, io voglio che le persone sappiano che cos’è realmente quel posto e che cosa significa e che cosa ha fatto per tutti quanti noi, state facendo una cosa bellissima, vi ringrazio.
Grazie Giorgia

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