L’inchiesta segreta su Mps, Bastianini e Bivona indagati

C’è un’inchiesta segreta alla procura di Milano su un nuovo filone della vicenda che coinvolge il Monte dei Paschi di Siena. Un’indagine su cui stanno lavorando da oltre un anno i magistrati Maurizio Romanelli, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, che hanno indagato l’ex amministratore delegato Guido Bastianini per insider trading e manipolazioni del mercato. Insieme a lui, oltre ad alcuni giornalisti della Repubblica e del Messaggero, è stato iscritto nel registro degli indagato anche un soggetto estraneo alla banca ma ben conosciuto a coloro che seguono la storia recente dell’istituto senese. Si tratta del finanziere Giuseppe Bivona, patron del fondo inglese Bluebell che con le sue denunce ha contribuito ad inguaiare i vecchi manager come Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, già condannati in primo grado per aggiotaggio e false comunicazioni sociali e oggi coinvolti in un altro procedimento per falso in bilancio in merito ai cosiddetti crediti deteriorati.

L’inchiesta su Bastianini e Bivona procede silenziosa da tempo, ma è ormai alle fasi finali. La procura, dopo aver analizzato una decina di informative dettagliate della Gdf in merito ad alcune fughe di notizie price-sensitive della banca, ha infatti chiesto al giudice per le indagini preliminari Sofia Luigia Fioretta di intercettare i telefoni di Bivona e Bastianini o quantomeno di ottenere i tabulati degli indagati, ma senza successo. «Non ci sono sufficienti indizi di reato», il motivo principale del doppio diniego.

Dopo l’ultimo niet, arrivato il 24 marzo scorso, i pm Filippini e Polizzi si sono arresi, e hanno deciso di chiedere il 28 marzo l’archiviazione dell’indagine perché ci «sono preclusi ulteriori approfondimenti investigativi» dall’ufficio del gip. E perché le prove finora raccolte contro Bivona, Bastianini, i giornalisti Andrea Greco e Rosario De Mito e l’amico di Bivona Giuseppe Di Stani, un manager di Bank of America, «non sono allo stato idonee per sostenere l’accusa in giudizio».

Un nuovo scontro, dunque, tra la procura e l’ufficio dei gip di Milano. Che fa seguito a quello, durissimo, tra i pm che avevano chiesto più volte l’archiviazione delle posizioni di Profumo e Viola e il giudice Guido Salvini, che si è sempre opposto alla richiesta ordinando la prosecuzione delle indagini. Salvini, come vedremo più avanti, appare anche nelle carte della nuova inchiesta per insider trading: viene infatti indicato dalla finanza tra i contatti di Bivona. Non è l’unico colpo di scena contenuto nei faldoni.

Le 93 telefonate tra Bivona e Bastianini avvenute prima che quest’ultimo diventasse numero uno di Mps, i rapporti tra il finanziere di Bluebell con pezzi grossi del Movimento 5 stelle, le dichiarazioni a verbale di alti dirigenti del ministero dell’Economia (che oggi controlla il 64 per cento di Mps) come il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, l’inchiesta rischia di riscrivere almeno in parte la storia recente di Mps.

Al netto, ovviamente, di eventuali ripercussioni penali. Che però, vista la richiesta di archiviazione, sembrano ad oggi improbabili. Paola Severino, avvocato della banca toscana, a inizio maggio si è comunque opposta alla richiesta dei pm, evidenziando come le prove già raccolte sarebbero molte, e chiedendo che la procura effettui altre indagini interrogando soggetti dello staff di Bastianini, cacciato dal cda lo scorso febbraio e sostituito dal nuovo ad Luigi Lovaglio.

Le denunce di Mps

La mossa dei legali di Mps era scontata: è stato infatti Riccardo Quagliana, capo degli uffici legali della banca, a dare il via all’inchiesta per aggiotaggio e insider trading nel luglio 2020, depositando una serie di denunce per «notizie considerate price-sensitive indebitamente diffuse al pubblico tramite giornali o agenzie di informazioni». In tutto gli esposti sono quattro. Il primo è legato a un articolo di Repubblica sulle misure di rafforzamento patrimoniale di banca Mps per 700 milioni anche a capo del Mef («notizie diffuse in modo inesatto e fuorviante…che ha portato Mps ha una perdita del 6 per cento», si legge nella denuncia); un secondo prende invece di mira una serie di lanci di agenzia di fine ottobre 2020, in cui si davano informazioni numeriche segrete «sull’accantonamento deliberato dalla banca per rischi legali (470 milioni, ndr), su aumento di capitale (1,5 miliardi, ndr) e alla ipotetica operazione di fusione con Unicredit».

La terza denuncia di Mps alla procura di Milano tira in ballo Bivona in persona, che avrebbe indebitamente acquisito secondo Mps un’informazione privilegiata, cioè «la creazione di una data room da parte della banca, informazione (poi) fornita anche alla stampa e indebitamente divulgata». Infine, il quarto esposto di Mps cita un altro articolo di Repubblica in merito ai dettagli del nuovo piano industriale, con notizie sensibili e segrete rilanciate sempre da Bivona attraverso alcune dichiarazioni all’Ansa, con cui il finanziere annunciava la sua ennesima denuncia alla Consob e alla procura di Roma proprio sulla base degli articoli di Repubblica, accusando una gestione «amatoriale» delle informazioni riservate da parte di Mps.

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Telefoni caldi

Partendo da queste denunce, il nucleo di polizia economico-finanziario della Gdf di Milano delegato dai magistrati comincia a lavorare su alcuni profili. Innanzitutto su quello di Bivona, che con Bluebell possiede 25 azioni di banca Mps (pari oggi a 17,5 euro), e che contemporaneamente «opera da anni – si legge in un vecchio comunicato della banca – quale consulente di fondi internazionali che hanno convenuto in giudizio banca Mps formulando domande risarcitorie per importi significativi». In effetti, risulta che il finanziere con natali romani sia consulente del fondo inglese Alken e degli americani di York, che hanno fatto cause a Mps rispettivamente per 450 e 186 milioni di euro.

Bivona è spesso dipinto dalla stampa amica come paladino dei piccoli risparmiatori, mentre secondo Mps la sua battaglia campale contro i manager dell’istituto avrebbe anche «un interesse di natura professionale». Di più: la banca in questi anni lamenta come Bivona e i fondi che lo hanno assunto come advisor non hanno reso «noti i termini e le condizioni del rapporto di consulenza tra lo stesso e i fondi in questione».

A Domani, che lo ha sentito sul punto qualche tempo fa, Bivona non negò di aver firmato con Alken e con York dei contratti con success-fee (che in caso di vittoria nelle cause gli garantirebbero con ogni probabilità guadagni multimilionari), ma aggiunse che «non ci sono conflitti di interessi: faccio solo il mio lavoro, come lei fa il giornalista». Il lavoro dei finanzieri è invece quello di indagare su impulso dei magistrati, che decidono di ricostruire i contatti telefonici di Bastianini e Bivona. Obiettivo: capire se siano stati davvero l’ad e Bivona ad aver favorito una illegale fuga di notizia sui giornali.

I militari incrociano i dati telefonici e segnalano che, seppure tra Bivona e Bastianini «non risultano elementi di connessione diretta, né è nota l’origine della loro conoscenza/frequentazione», tra il 18 marzo 2019 e il 18 maggio 2020 (il giorno in cui Bastianini diventa ad della banca) tra i due ci sarebbero ben «91 contatti telefonici reciproci». Che non hanno un andamento costante, ma si intensificherebbero nelle settimane in cui il nome di Bastianini viene dato in pole dai giornali come nuovo ad di Mps. Gli stessi contatti si interrompono di botto esattamente il giorno in cui Bastianini assume l’incarico.

Confrontando un periodo in esame più ampio, che va da marzo 2019 a maggio 2021, i militari avvisano come «il numero dei contatti registrati con Bivona è inferiore solamente a quello registrato con il presidente Grieco e con il capo della direzione compliance» della banca. Le indagini raccontano come – in una classifica delle persone più gettonate nella rubrica di Bivona – Bastianini sia addirittura al decimo posto assoluto, indietro solo ai parenti e a Giuseppe Di Stani, amico di Bivona e per anni insieme a lui in Morgan Stanley. Oggi Di Stani è dirigente di Bank of America, advisor finanziario del Mef proprio in relazione al dossier Mps.

«I contatti reciproci intervengono a ridosso di comunicati stampa Mps sulla situazione finanziaria del gruppo, delle iniziative di Bivona contro Mps e in generale degli sviluppi processuali dei procedimenti penali e civili posti in essere nei confronti degli ex amministratori di Mps (Profumo e Viola, ndr), nei quali lo stesso Bivona è interessato in qualità di consulente delle parti civili e delle parti attrici», si legge ancora nella nota della Finanza.

Che, ovviamente, non ha contezza «del tenore delle interlocuzioni avute».

Parla il Mef

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco (LaPresse)

I finanzieri incrociano anche le celle telefoniche di Bivona e Bastianini, per verificare se i due si sono mai incontrati di persona. Identificano tre localizzazioni ravvicinate delle due utenze monitorate, avvenute tra dicembre 2020 e inizio febbraio 2021, che si collocherebbero secondo la Gdf «in un periodo connotato da una incalzante sequenza di eventi inerenti Mps e a diverso titolo coinvolgenti gli stessi Bastianini e Bivona». Settimane caratterizzate dalle denunce a catena del finanziere contro Mps (comprese per la carenza di contromisure interne per prevenire l’indebita fuoriuscita di informazioni riservate) e dalla storia di un furto misterioso denunciato da Bastianini l’11 dicembre 2020. La sottrazione di un computer contenente dati aziendali riservati di Mps, rubato mentre era dentro uno zaino nella sua macchina aziendale.

È importante rimarcare qui come le analisi delle celle possono dare solo tracce, ma non certificare senza il minimo dubbio che sia davvero avvenuto un incontro. Così come va ribadito che dall’entourage dei due manager si chiarisce che non ci siano mai state discussioni telefoniche tra Bivona e Bastianini in merito a notizie riservate della banca senese.

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Agli atti dell’inchiesta c’è però anche un interrogatorio che verte in parte sui rapporti tra i due indagati. Quello del direttore generale del tesoro Rivera, avvenuto a febbraio di quest’anno. Sentito come persona informata sui fatti dai pm milanesi, il grand commis segnala come «durante le mie interlocuzioni con il presidente di Mps (la Grieco, ndr) ho avuto modo di apprendere lamentele su fughe di notizie, i cui sospetti ricadevano sull’ad dell’epoca, Bastianini. Non so spiegare perché Grieco ipotizzava una sua responsabilità». Rivera ricorda pure che la banca fece un audit straordinario per individuare i soggetti responsabili delle contestate fughe di notizie. Le conclusioni del report della Deloitte non portarono però a individuare responsabilità specifiche. L’interrogatorio di Rivera si conclude così: «Ho appreso dal ministro dell’Economia Daniele Franco che i rapporti tra Bastianini e Bivona sono ancora attuali». A febbraio 2022 Bastianini, seppur sostituito, era ancora nel cda della banca.

Giudici e politici

Torniamo all’inchiesta. I finanzieri scoprono incrociando il traffico telefonico altri dettagli considerati interessanti. Bastianini avrebbe per esempio avuto – fino al giorno in cui è diventato ad di Mps – decine di contatti con Eugenio D’Amico. Non un commercialista qualsiasi, ma il consulente tecnico del fondo Alken di cui Bivona è advisor, e che aveva fatto causa a Mps per 450 milioni di euro. Anche Bivona conta molti contatti con D’Amico.

Per contestualizzare, va detto che nell’aprile 2019 le consulenze tecniche del commercialista di Alken vengono acquisite in sede penale, e «viene pure rendicontata – segnala ancora il nucleo economico finanziario – nel decreto di rigetto di archiviazione emesso dal gip Guido Salvini». I militari, in proposito, aggiungono: «Assodata l’impossibilità di risalire al contenuto delle interlocuzioni, la sincronizzazione temporale fa emergere un possibile interessamento di Bastianini per la vicenda giudiziaria di Mps già un anno prima del suo ingresso in società». Può darsi, ovviamente, che Bastianini e D’Amico abbiano anche parlato di tutt’altro. Di altri affari, forse: leggendo le carte si scopre che D’Amico avrebbe girato circa 5mila erro al futuro amministratore delegato di Mps «a titoli di compensi da lavoro autonomo per prestazioni occasionali».

Tornando a Salvini, come anticipato, il nome del gip compare a sorpresa anche tra i contatti telefonici di Bivona. Per la precisione, spunta nella lista fatta dai finanzieri in merito ai magistrati che «hanno esercitato o esercitano funzioni giurisdizionali» nell’ambito delle vicende Mps «innescate o coltivate proprio da Bivona», e che si sono rivelati poi in qualche connessione con lo stesso finanziere.

Gli investigatori contano cinque tra telefonate e sms con Salvini, «che risultano estemporanee e risalenti al 2019». Con un altro magistrato che si è occupato di Mps, l’allora sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Milano Felice Isnardi, «i contatti con Bivona sono più numerosi e distribuito fino al 2021».

Il finanziere e Bastianini sembrano sentire spesso anche esponenti politici. In primis, il sottosegretario Carlo Sibilia, che con Bivona risulta avere 15 i contatti in un anno, «tracciati a ridosso della seduta del cda di Mps incentrata sulla promozione di un’azione legale contro Profumo e Viola».

La Gdf evidenzia anche un possibile contatto indiretto attraverso Filippo Paradiso, un poliziotto e consigliere di Sibilia arrestato qualche tempo fa in merito a un’inchiesta per corruzione della procura di Potenza.

Nello stesso periodo Bivona ha contatti telefonici anche con Beppe Grillo, i parlamentari grillini Carla Ruocco e Francesco Berti, il consigliere regionale Giacomo Giannarelli, presidente della commissione regionale d’inchiesta su Mps per i Cinque Stelle. Bastianini, voluto ad dai Cinque Stelle, ha avuto invece contatti (radi) con l’M5S Riccardo Fraccaro, Bruno Astorre del Pd, i grillini Stefano Buffagni, Laura Castelli e Dario De Falco, i piddini Luca Lotti e Luciano d’Alfonso.

Più significativi, per le indagini che ipotizzano i reati di insider trading e aggiotaggio, gli incroci tra le utenze degli indagati con i giornalisti. Sono decine, con i cronisti delle testate e le agenzie più importanti del paese. Pm e finanzieri si concentrano però sulle telefonate tra Bivona e l’autore dei pezzi di Repubblica citati nella denuncia su Mps, cioè Greco, definito «autore di articoli, talvolta in esclusiva, dedicati a Mps». E su quelli tra Bastianini e Dimito del Messaggero, non presente negli esposti ma indagato anche lui dalla procura per alcuni articoli assai informati sulla banca.

Gli investigatori elencano come il 23 luglio 2020 Bivona e il giornalista di Repubblica si sentano per 20 minuti. Il giorno dopo, il giornale esce con lo scoop «La Bce vuole dal Tesoro 700 milioni per Mps». La nota della Gdf ricorda che il titolo «subisce un decremento del 6,06 per cento». Tre mesi dopo, il 28 ottobre, altra telefonata di cinque minuti tra i due. È lo stesso giorno in cui Bivona sente per due volte «un’utenza intestata all’agenzia Reuters». Il giorno dopo la Gdf registra come Reuters «riveli in lingua inglese l’entità dell’accantonamento per i rischi legali in 470 milioni di neuro», mentre due giorni dopo un nuovo pezzo di Greco riprende le agenzie e annuncia come «Mps accantona mezzo miliardo».

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Il 13 gennaio 2021, nel giorno in cui esce la vicenda del piano, Bivona chiama Greco per 28 minuti (dunque l’interlocuzione è successiva al pezzo “denunciato” poi dalla banca). «Il 28 gennaio Bivona chiama il giornalista Greco; il 31 gennaio Repubblica pubblica l’articolo “Mps, ecco il piano per ridurre il rischio dei rimborsi miliardari”», concludono gli investigatori.

Le analisi dei militari convincono i pm a iscrivere Greco (che sembra aver fatto solo il proprio lavoro) nel registro degli indagati. Insieme al collega Dimito del Messaggero. Che finisce anche lui nel decreto di autorizzazione all’acquisizione di dati di traffico telefonico e telematico datato 16 marzo 2022 per via dei suoi numerosi contatti con Bastianini.

Ben 125, dal giorno in cui l’ex manager Carige diventa numero uno dell’istituto. «Dimito, in contatto con Bastianini, è autore di articoli contenenti informazioni riservate di Mps diffusi anche in anteprima esclusiva a ridosso di eventi societari non già di pubblico dominio, contenenti notizie risultate vere», scrivono i pm chiedendo il permesso ai gip di andare a analizzare i tabulati (compreso il traffico dei messaggi Whatsapp, immaginiamo) dei due giornalisti, di Bivona e Bastianini, di Di Stani e di due dozzine di soggetti interni alla banca tra cui il presidente e i tutti i consiglieri (nessuno di questi risulta indagato).

Abbiamo provato a contattare Bastianini e Bivona per chiedergli la natura dei loro rapporti e se hanno spifferato ai cronisti, che fanno il loro dovere, informazioni riservate. Il primo ha preferito non commentare, il secondo ha detto: «Considerato l’uso distorto delle informazioni nella pacifica proposizione al falso di quanto Domani ha già recentemente scritto su di me, è ovvio che non ho alcuna ragione di parlare con voi».

Il niet del gip

Come abbiamo anticipato, il giudice Fioretta che già aveva detto no alle intercettazioni un anno prima di Bastianini e Bivona, nega pure la semplice acquisizione dei tabulati.

«Difetta il requisito dei sufficienti indizi di reato», spiega, perché «non esiste ALLO STATO (in maiuscolo nel testo, ndr) alcun elemento indiziario che consenta di ipotizzare che le informazioni pubblicate sui giornali siano state oggetto di effettive condotte di divulgazione da parte di Bivona e/o Bastianini».

In secondo luogo, la giudice segnala che nel febbraio del 2021 le informazioni divulgate «in modo assolutamente doloso» hanno portato «al rialzo di quasi il 20 per cento in pochissimi giorni: circostanza incompatibile con una volontà di aggressione e di scalata della banca». Infine, l’audit interno della banca di cui ha parlato anche Rivera «si è concluso senza «attribuzione ad alcuno di specifiche responsabilità».

Argomenti (la scalata e l’audit) che non vengono nemmeno citati dai pm nella loro richiesta di accedere ai dati. Ecco, forse, spiegato la rapidità con cui, subito dopo la decisione del gip, la procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento, vista l’impossibilità di fare «ulteriori approfondimenti investigativi».

Ora vedremo se l’ufficio del gip di Milano l’accoglierà, oppure – come accaduto nel caso di Profumo e Viola, grandi avversari di Bivona – chiederà nuove indagini.

 

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