L’Inps di Tridico lancia l’assist a dem e 5 Stelle. “Servono salari minimi e stranieri regolarizzati”

Che sia l’Inps l’ultima roccaforte grillina e il presidente Pasquale Tridico, l’ultimo paladino dei Cinquestelle della prima ora, è legittimamente facile da sospettare soprattutto dopo aver ascoltato la relazione che l’economista ha sciorinato alla Camera, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella. Reddito minimo, assegno di cittadinanza, istituzione e regolarizzazione di nuovi cittadini: temi datati sui quali ha basato il suo intervento come se di fatti e sommovimenti non fossero accaduti da marzo 2019 a oggi, quando fu nominato a capo dell’istituto di previdenza. Già, e considerando che il suo incarico non ha traballato neppure per un istante dopo la caduta del Conte uno e del Conte due, significa che in questi anni è riuscito ad districarsi bene utilizzando anche temi sociali già palesemente protagonisti di enormi disfatte. Non dimentichiamo che meno di un mese fa lo stesso comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana ha divulgato, per il 2021, i numeri relativi ai 29 mila falsi poveri percettori del reddito, smascherati dalle Fiamme gialle: costoro hanno percepito indebitamente 171 milioni e altri 117 milioni fraudolentemente.

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Una notizia che per Tridico potrebbe avere diritto d’oblio valutando come ha sbandierato con orgoglio i 23 miliardi spesi dall’erario per coprire 3 anni di reddito di cittadinanza. Omettendo, e non pesiamo l’ingenuità, che tra patti per il lavoro, politiche attive fallaci, navigator e centri per l’impiego inefficaci, sono risultati, in base ai numeri riferiti ai patronati zonali, intorno al 10 per cento i percettori che, nel 2021, hanno ricevuto un contratto temporaneo, in maggioranza per 3 mesi. Altrettanto l’importo medio mensile risulta (rilevazione marzo 2022) pari a 548 euro per nucleo familiare, mentre è evidente il differenziale tra reddito (577 euro) e pensione di cittadinanza (248 euro). Eppure il presidente Inps non valuta la conseguenza logica dell’assegno, ovvero l’assenza di ricollocazione nel mondo del lavoro ma rimonta sul cavallo di battaglia pentastellato annunciando che: «L’Inps è pronta ad allargare il reddito di cittadinanza a chi ha perso da poco il lavoro. La bozza di provvedimento è sul mio tavolo, spero possa essere discussa in Parlamento al più presto, forse già alla fine di questo mese – ha spiegato -. Ciò permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre 18 mesi, di accedere al reddito».

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E da qui con fluida favella il numero uno dell’Inps si riallaccia alla necessità di correre subito ai ripari con il reddito minimo: «Il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780euro/mese, considerando anche i part-time». Una platea che corrisponderebbe a quanti hanno presentato la domanda di assegno unico per 9,1 milioni di figli.

E mentre la Cisl vede con favore l’incremento della politica reddituale, i Cinquestelle spingono per approvare subito il reddito minimo. Perché è qui che Tridico fa suonare l’allarme povertà quella stessa su cui i pentastellati tre anni fa, con a capo Luigi Di Maio, avevano brindato alla sconfitta – «Un’ulteriore ragione che induce a preoccuparsi del fenomeno della povertà lavorativa è il fatto che, chi è povero lavorativamente oggi, sarà un povero pensionisticamente domani».

Ed ecco come correre ai ripari: avviare la regolarizzazione degli stranieri: «aiuta la tenuta del sistema per coprire i posti di lavoro a causa dell’invecchiamento della popolazione residente». Già, ci mancava la scivolata piddina per mantenere tutti i tasselli in equilibrio.

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