L’Isola di Pasqua, terra misteriosa ai confini del mondo

Ipotizzare perché l’Isola di Pasqua ci affascini così tanto è abbastanza facile: la sua collocazione ai confini del mondo ce la rende misteriosa ed esotica; le scarse conoscenze sulle sue origini ci permettono di elaborare congetture e storie; la presenza dei moai su cui – onestamente – non sappiamo ancora niente ci fa fantasticare su religioni diverse da quelle conosciute e, proprio per questo, ancora più meritevoli di interesse.

Recarsi a Rapa Nui oggi, quindi, assomiglia a un vero e proprio viaggio di scoperta in cui ognuno di noi può aggiungere il proprio personale tassello di conoscenza e raccontare la propria versione dei fatti senza troppi rischi di smentita. Le certezze sono infatti poche e abbiamo voluto raccoglierle tutte nelle prossime righe.

Cos’è e dove si trova l’Isola di Pasqua

Con il termine Isola di Pasqua ci si riferisce a Rapa Nui, l’isola situata nell’arcipelago polinesiano dell’Oceano Pacifico che, dall’Ottocento, appartiene allo stato del Cile da cui dista tuttavia più di 3.700 chilometri. Questa terra di origine vulcanica è oggi un luogo del pianeta privo di alberi e interamente ricoperto di erba i cui terreni vengono utilizzati per attività come l’agricoltura, il pascolo e l’allevamento degli animali. I fortissimi venti che la caratterizzano e le coste ripide e scoscese che accompagnano la terraferma in acqua, infatti, non la rendono un posto particolarmente favorevole all’insediamento e all’urbanizzazione. Ai giorni nostri, l’Isola di Pasqua è abitata da circa quattromila persone cilene arrivate in tempi abbastanza recenti: i primi a insediarsi, però, furono le popolazioni polinesiane attorno alla scomparsa delle quali si è sviluppata una profonda aura di mistero.

La leggenda dell’Isola di Pasqua

Come tutti i racconti a cavallo tra realtà e finzione, anche quello sui primi popoli dell’Isola di Pasqua è frutto di una stratificazione di eventi storici e fantastici che ha portato, oggi, a un’interpretazione curiosa di quanto accaduto laggiù molti secoli fa. I reperti recuperati a Rapa Nui, infatti, non danno agli studiosi indizi a sufficienza per ricostruire con certezza la storia di questa terra.

Fino agli anni Cinquanta si è creduto che gli abitanti dell’Isola fossero sempre stati persone sudamericane, qui giunte in cerca di pace e di uno stile di vita più primitivo e meno globalizzato. Studiando il DNA degli scheletri ritrovati, però, gli archeologi hanno capito che le popolazioni originarie del luogo erano in realtà di origine polinesiana, arrivate emigrando dalle Isole Marchesi governate dal sovrano Hotu-Matua nel tentativo di conquistare e colonizzare nuove porzioni di pianeta. Quando tutto ciò sia avvenuto è un mistero: si pensa che lo sbarco a Rapa Nui sia collocabile in un lasso di tempo compreso tra il X e il XIII secolo; secondo altri, però, si potrebbe spostare questa data almeno intorno all’VIII secolo. L’unica certezza, infatti, è che per centinaia di anni l’Isola di Pasqua è rimasta completamente isolata dal resto del mondo.

Cosa sappiamo sui moai, le famose statue dell’Isola di Pasqua

Anche chi non c’è mai stato non ha dubbi su cosa siano: i moai sono il simbolo di una delle isole più remote del mondo. Queste enormi sculture monolitiche disseminate lungo tutto il paesaggio rappresentano dei mezzibusti dall’aspetto umano alti dai due ai dieci metri, per un peso che può arrivare anche a decine di tonnellate ognuno. Nelle porzioni di tufo sono state riprodotte teste antropomorfe dotate di labbra chiuse, nasi lunghi e appuntiti, denti sporgenti e orecchie allungate. Alla loro sommità, invece, è sempre posto un copricapo o un’elegante acconciatura.

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Da quanto ne sappiamo, le statue sono state scolpite all’interno di una cava dell’isola dove, ancora oggi, è possibile vederne a centinaia abbandonate: grazie a dei tronchi, le opere venivano poi fatte scivolare nei luoghi di destinazione, dove venivano innalzate e poste su dei piedistalli. Il loro significato è ancora incerto: dalla particolare posizione (spalle verso il mare e volto verso i luoghi abitati) è verosimile credere che dovessero sorvegliare e proteggere gli abitanti di Rapa Nui e che in esse dovessero essere rappresentate delle divinità oggetto di culto.

statue dell’isola di pasqua

traumlichtfabrikGetty Images

Che fine hanno fatto gli abitanti dell’Isola di Pasqua?

A lungo abbiamo creduto che le popolazioni polinesiane dell’Isola di Pasqua si fossero estinte a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili e fondamentali per la sopravvivenza dei popoli. Proprio la costruzione dei moai e il loro trasporto, infatti, avrebbe portato a un grande consumo di alberi e alla conseguente deforestazione della zona, ancora oggi una delle sue principali caratteristiche. A questo punto, non sarebbe più stato possibile nutrirsi dei loro frutti o andare a pesca, data l’assenza di legno utile a costruire le canoe. Tuttavia, a partire dal XVIII secolo, i diari degli esploratori qui giunti hanno rivelato che Rapa Nui era in realtà ancora abitata e che l’economia del posto era basata su un’agricoltura molto fiorente: chiaro segnale che la terra era ancora disposta a prestarsi alla vita dell’uomo. Che fine hanno fatto, allora, le civiltà originarie dell’Isola di Pasqua?

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Anche in questo caso, il tentativo di dare una risposta al quesito assomiglia a una navigazione a vista ricca di ipotesi e poche convinzioni.

È possibile, infatti, che i popoli si siano estinti per diverse cause: la diffusione di alcune malattie tra cui la sifilide; la colonizzazione; il mercato degli schiavi che ha interessato anche questa zona del mondo; l’epidemia di vaiolo. Ad ogni modo, quando nel corso dell’Ottocento l’uomo ha iniziato a frequentare più assiduamente l’isola, nessuna persona di origine polinesiana era più presente.

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