L’Italia ha il regime di fiscalità di vantaggio più aggressivo d’Europa

Gli sconti per i ricchi stranieri che si trasferiscono sono i più generosi

Nel 2016 il Governo di Matteo Renzi ideò un nuovo strumento per rimpinguare le casse statali: un regime di fiscalità di vantaggio per ricchi stranieri che volessero trasferirsi in Italia. O, meglio, che spostassero la residenza fiscale nel nostro Paese. Dal 2017 le tasse su questi super ricchi consistono in solo 100mila euro forfettari all’anno sul reddito prodotto fuori dal Belpaese, mentre sulle attività in Italia pagano come chiunque altro.

Che cosa è un regime di fiscalità di vantaggio

Per la Corte dei Conti tale regime di fiscalità di vantaggio ha avuto un certo successo: nel 2020 ne hanno approfittato ben 592 contribuenti esteri. Un numero in netta crescita rispetto ai 318 del 2019, ai 196 del 2018 e ai 78 del 2017, il primo anno in cui tale regime fiscale in Italia è stato in vigore. A questi si devono sommare i numeri dei familiari di questi milionari e miliardari che hanno aderito all’agevolazione; 198 solo l’anno scorso. Questi ultimi, tra l’altro, sono tenuti a pagare ancora meno, solo 25mila euro, anche in questo caso forfettari.

Il regime fiscale italiano a confronto con quelli degli altri Paesi Ue

Secondo i dati dell’Eur Tax Observatory, un centro di ricerca indipendente legato all’università di Parigi, questa è tra le agevolazioni più generose tra quelle in vigore nell’Unione Europea al punto da far sospettare, ma è solo un sospetto, che l’Italia sia per i ricchi stranieri una sorta di paradiso fiscale. L’organismo ha ideato un punteggio per misurare il grado di aggressività di questi regimi fiscali, e con uno massimo di 16 quello italiano verso i super ricchi stranieri risulta essere al primo posto, assieme a quello analogo greco.

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Come attirare i contribuenti ricchi in Italia

Come si vede nella nostra infografica il regime fiscale viene definito per “Hnwi”, un acronimo inglese che significa High Net Worth Individuals, ovvero individui ad alto patrimonio netto. Ma ve ne sono anche altri, sempre agevolati, adottati sia dall’Italia che da altri Paesi, e rivolti ad altri soggetti. Per esempio quello a favore dei rimpatriati, in particolare dei lavoratori che prima di trasferirsi all’estero erano stati residenti nel nostro Paese per almeno due anni e decidono di tornare. Per loro per quattro anni a essere tassato sarà solo il 30% dei redditi di lavoro, il 10% se si spostano nel Mezzogiorno. Si tratta, in questo caso, di un tentativo per riportare i cosiddetti “cervelli in fuga”, in Italia. A questa agevolazione è stato attribuito dall’Eur Tax Observatory un punteggio di 11,5.

fiscalità di vantaggio

I punteggi sui regimi fiscali di vantaggio europei

Come vengono assegnati tali punti? L’Osservatorio considera quattro fattori:

  • La durata dell’agevolazione
  • Le condizioni applicate, nello specifico quanto il regime di fiscalità di vantaggio elimini la progressività della tassazione
  • I requisiti professionali inclusi, se l’agevolazione si riferisce solo ad alcune categorie lavorative o a tutti
  • L’ampiezza dei benefici, ovvero quante imposte mediamente vengono risparmiate

A ognuno di questi il centro di ricerca assegna un punteggio massimo di 4. Chiaramente, quindi, i regimi più aggressivi sono quelli che arrivano a ottenere 16, come, appunto, quelli italiani e greci riguardanti le tasse sui super ricchi stranieri. Altre forme di agevolazioni che superano i 10 punti, oltre alle due italiane già citate, sono quelle offerte da Cipro a favore dei non ciprioti con un alto reddito (high income), che oltre una certa cifra pagano una flat tax, o dei pensionati che vengono dall’estero.

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La flat tax per i ricchi

Anche nel nostro Paese ne è presente una rivolta a chi viene a passare gli parte della vecchiaia nel Mezzogiorno. Costoro pagano solo il 7% di tasse, a patto che stiano nelle regioni del Meridione per almeno metà anno. Oltre a noi a prevedere un regime di fiscalità di vantaggio legato alle pensioni sono altri Stati del Sud Europa come il Portogallo, che era stato il primo a istituirne uno, Cipro, Grecia e Malta.

Una forma di concorrenza fiscale tra Stati

Non appare un caso che i Paesi che hanno ideato più regimi di fiscalità di vantaggio siano tra quelli che hanno avuto maggiori difficoltà economiche negli ultimi 15 anni. Ovvero Italia, che ne ha varati ben 5 di tipo diverso, anche per gli artisti o gli atleti, per esempio, e Cipro, 3.

Si tratta di fatto, secondo l’Eur Tax Observatory, di una forma di concorrenza fiscale europea tra diversi Stati, che, però, non punta tanto ad attrarre investimenti produttivi, ma prevalentemente a fare cassa. Particolarmente utile per chi come l’Italia ha bisogno di abbattere deficit e debito pubblico.

Produce inoltre, fa capire il centro di ricerca parigino, una sorta di elusione fiscale internazionale legalizzata. E priva il sistema economico europeo nel suo complesso del gettito che proverrebbe dalle tasse sulla ricchezza o sui redditi dei più facoltosi.

A causa dei regimi fiscali di vantaggio mancano all’appello più di 3 miliardi

L’ammontare complessivo di entrate cui i Paesi Ue rinunciano a causa di queste agevolazioni è, infatti, di circa tre miliardi e 189 milioni di euro all’anno secondo le ultime stime. Si tratta, però, di approssimazioni per difetto, avverte l’Eur Tax Observatory. I numeri reali potrebbero essere molto più alti, e lo saranno soprattutto negli anni a venire, quando la ripresa del Pil farà crescere redditi, patrimoni e profitti di chi oggi approfitta di questi regimi fiscali agevolati.

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I dati si riferiscono al 2019-2021

Fonte: Eur Tax Observatory

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