Luciano Bellan, medico morto di Covid: “Anche col casco dell’ossigeno in testa seguiva i pazienti”


Una foto del medico con le sue figlie
in foto: Una foto del medico con le sue figlie

“Aveva il casco per l’ossigeno in testa e ancora dava indicazioni e scriveva ricette per i suoi pazienti”: sono toccanti le parole di Mattia Bellan, figlio di uno degli ultimi medici morti in Italia dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Si tratta di Luciano Bellan, medico di base nato a Vercelli nel 1955 e morto due giorni fa. Nel triste elenco in continuo aggiornamento pubblicato sul sito della FNOMCeo, il dottor Bellan risulta il 198esimo medico morto in Italia su 204 totali finora. “Non voleva andare in pensione. Lo ripeteva agli amici, anche nei giorni della malattia. Amava troppo questo mestiere. Non dico che fosse un eroe, nessuno lo è. Aveva dei difetti, come tutti. Ma la passione che ha messo nel suo lavoro per me resterà esemplare. Scriveva ricette fino a poche ore fa, anche nel suo ultimo giorno di vita. Anteponeva sempre i pazienti a se stesso”, le parole riportate da La Stampa del figlio Mattia, medico come suo padre.

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Bellan seguiva 1.600 pazienti, riceveva in ambulatorio e andava anche a visitare in una casa di riposo dove è scoppiato un focolaio di Coronavirus. Per alcune settimane era stato ricoverato in terapia intensiva, ma poi le sue condizioni sembravano migliorate ed era tornato a casa con l’ossigeno. Sabato avrebbe dovuto sottoporsi al tampone di controllo “ma il Covid è una malattia estremamente debilitante. L’ultimo giorno l’ho chiamato dieci volte perché sentivo che stava peggiorando, faceva fatica a spostarsi dalla poltrona alla sedia, anche parlare era diventato più faticoso. Ha combattuto come un leone”, racconta il figlio.

“È morto un amico, un medico che lavorava, che faceva il suo lavoro. È morto lavorando, ucciso dal Covid, come ormai altri ottanta medici di famiglia e duecento medici in totale nel nostro Paese”, il ricordo del segretario del medici di famiglia Gianni Scarrone. A ricordare il dottore di Vercelli anche la primaria del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea Roberta Petrino, a sua volta colpita duramente dal Covid nei mesi scorsi: “Questo è un giorno in cui il fardello che ci stiamo portando sulle spalle è ancora più pesante, in cui la sensazione che niente abbia senso e di non servire a molto ti annebbia un po’ la vista. Oggi il maledetto virus si è portato via un collega, un amico, un padre, un giovane nonno, un uomo della nostra età. Lui che era stato nel mio stesso letto in pronto soccorso, e io gli dissi, dai che porta buono, vedrai che andrà bene. No, non è andata bene. Ciao Luciano”. Bellan lascia la moglie Marina Mauri e i figli Margherita, Violante e Mattia.

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