Lupin su Netflix si regge sul carisma di Omar Sy, il resto è un opaco omaggio ai libri (recensione)


Non è facile trovare il giusto compromesso tra rielaborare un classico e realizzarlo in maniera originale. Lupin su Netflix ci prova, a modo suo, portando in scena un prodotto che, tuttavia, funziona solo a metà.

La serie francese si impone come una versione in chiave moderna del personaggio del ladro gentiluomo nato dalla penna di Maurice Leblanc nel 1905. Arsenio Lupin ruba ai ricchi per sé e per i più bisognosi usando uno stile del tutto unico: abile nel travestimento, è dotato di un forte senso dell’umorismo ed è un seduttore affabile. Soprattutto non ricorre mai alla violenza – da qui l’appellativo di “gentiluomo”.

In Lupin su Netflix il protagonista è Assane Diop, un uomo che gioca a fare l’affascinante personaggio letterario per portare a termine una vendetta nei confronti di suo padre. Attraverso dei flashback scopriamo che venticinque anni prima gli eventi della serie, il padre di Assane era stato incastrato per un furto mai commesso. Arrestato l’uomo si era tolto la vita in carcere. Ora adulto, Diop mette su una squadra e organizza il colpo del secolo al Louvre, ma non tutto andrà come previsto.

Questo è solo l’inizio di una storia che si snoda su due linee temporali: il presente, ovviamente, per seguire le gesta del moderno Arsenio Lupin e il suo piano di vendetta, e il passato, attraverso cui approfondiamo i legami di Assane con la facoltosa famiglia che ha rovinato la sua vita e quella di suo padre. Immancabile la polizia alle calcagna di Diop, ma lui, abile nel travestimento, riesce a non farsi trovare.

La prima parte di Lupin su Netflix si conclude con un cliffhanger che lascia ben sperare per la seconda metà di stagione – ma non staremo qui a dirvi cosa accade per non rovinarvi la sorpresa.

La serie Netflix si presenta come un buon prodotto di intrattenimento e di sicuro riesce a tenere incollati allo schermo fin dal primo minuto. Il merito è senza dubbio di Omar Sy, carismatico protagonista che si trova molto a suo agio nei panni di questo moderno Arsenio Lupin. È elegante, modesto e caparbio. Eppure manca qualcosa.

La serie riesce a rendere un modesto omaggio ai libri originali, ma non abbastanza. La storia non ha mordente e l’intreccio narrativo risulta piuttosto prevedibile, così come il colpo di scena finale. La speranza è che la seconda parte di stagione riesca a trovare nuovi stimoli per rendere un giusto tributo al genio del ladro gentiluomo.

Nonostante queste pecche, Lupin su Netflix piace agli abbonati: fin dal suo debutto è nella top 10 delle serie più viste. Ed è probabile che il rinnovo non tarderà ad arrivare.



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