Ma quest’Italia quanto durerà?

Perché l’Italia è in crisi? Si può cominciare dall’ultimo problema, la siccità, e proseguire con l’inflazione, il reddito di cittadinanza, la disoccupazione, il Covid-19, la bassa produttività, il cuneo fiscale, il bonus del 110%, l’eccessiva pressione fiscale, la demagogia dei sindacati, il pacifismo strabico, l’utopismo e il fanatismo ecologico, la burocrazia soffocante, la magistratura lenta e inaffidabile, la crisi energetica, il debito pubblico in viaggio verso Andromeda e via dicendo, per righe, e righe e righe. Fino a sfiancare il lettore più volenteroso.

Tutto finirà comunque bene? Non è detto. La storia non ci incoraggia certo. Il passato ci offre molti esempi di giganteschi tramonti e ogni volta uno si chiede: di chi la colpa? Potrei sbagliarmi ma, a mio parere, il caso più interessante è quello austriaco: dove forse un colpevole non c’è. L’Impero Asburgico ha fornito ai suoi sudditi un tale buon governo che Vienna è rimpianta un po’ da tutti. Non esclusi i lombardi e i veneti. Forse chi ha distrutto quell’Impero non è stato tanto l’accumulo delle sue colpe, o la guerra perduta, quanto la moda del nazionalismo. Perché la Serbia doveva essere una provincia dell’Impero, se poteva essere la Serbia? E poi, perché avere un Kaiser, quando la moda era alla repubblica?

E tutto ciò dimenticando una realtà di gran lunga più importante. Finché è esistito l’Impero Asburgico, tutte le nazioni che lo componevano sono state protette dall’aquila austriaca, e avevano (per esprimerci in termini contemporanei) una Nato privata. Squagliatosi l’Impero, nessuno Stato, neppure la stessa Austria, ha avuto un peso sufficiente in Europa. Infine l’Anschluss, l’unificazione con la Germania nazista, ha posto la pietra tombale sulla grandezza del passato asburgico.

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Al contrario, non molti rimpiangono il Sultano di Istanbul, eliminato dalla Prima Guerra Mondiale. Quel signore non era un gentleman come Franz Joseph, ma bisogna riconoscere che regnava su un mare di popoli che non meritavano molto di meglio. E infatti per la maggior parte sono passati da un Tiranno Lontano a un Tiranno Vicino. Addirittura la stessa Turchia, salvata da Atatürk, ora ha fatto un salto indietro di cent’anni. L’unica vera democrazia del Vicino Oriente è Israele. Il caso peggiore è quello dell’Impero Russo, che è riuscito a farsi odiare dovunque abbia dominato e il caso più grandioso, ancora una volta e sempre, è quello dell’Impero Romano. E della sua fine più che meritata. Leggendo i libri non ci si può stupire che la storia di Roma sia finita nel 476 d.C.: ci si deve stupire che sia durata fino ad allora. Anche se ha lasciato un universale rimpianto.

Forse le nazioni sono come le persone e in parte la loro sopravvivenza è una questione di prestigio. Le banche concedono notevoli crediti a grandi imprese decotte (quando queste dovrebbero essere fallite) perché hanno già parecchi crediti in sofferenza con loro, e sperano che si riprendano. E infatti quando i grandi imperi economici crollano fanno molti più danni delle piccole imprese. Ecco perché l’Impero Romano è durato così a lungo: perché anche coloro che lo combattevano, che volevano invaderlo o rovesciarlo, in fondo lo stimavano e non bramavano altro che indossare la toga ed essere chiamati Caesar, Kaiser, Czar.

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Così veniamo all’Italia. Forse questa giovane nazione è stata sufficientemente virtuosa quando aveva appena raggiunto l’indipendenza.

Quando tanta parte della sua popolazione era ancora analfabeta, la povertà era dilagante e la vita durissima, ma i principi morali erano solidi. La scuola era una cosa seria ed anzi un privilegio, la struttura dello Stato snella e non invasiva, e la gente bramosa di uscire dall’indigenza. Infatti, malgrado l’orrendo salasso della Prima Guerra Mondiale e i disordini che l’hanno seguita, gli italiani durante gli anni del Fascismo hanno più badato al miglioramento della vita nazionale che alla perdita della democrazia.

Il crollo delle strutture portanti si è avuto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Pur avendo ritrovato le nostre libertà repubblicane, il livello civico e morale dell’intera popolazione si è abbassato. La scuola si è corrotta al punto che mentre prima la licenza elementare creava cittadini alfabetizzati, oggi sforna diplomati e laureati culturalmente disorientati. Il senso di responsabilità è pressoché morto. Lo Stato è divenuto invadente e rapace. L’idea che il benessere derivi dal lavoro si è incrinata.

Molti pensano che la prosperità derivi dall’avere trovato una nicchia ben retribuita. I sindacati non hanno avuto nessuno scrupolo a chiedere la Luna, anche perché per decenni, da bravi comunisti, i sindacalisti miravano ad abbattere lo Stato borghese, non a migliorarlo. Fino a casi scandalosi come quello di Alitalia o costosissimi come quello di Mps. Insomma si sono creati tutti i malanni che non si è nemmeno tentato di enumerare esaurientemente più sopra e che fanno dubitare della salute mentale della nazione.

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Ecco perché da decenni mi stupisco che l’Italia non sia già crollata. Forse l’Ue ci ha aiutati perché ha temuto lo tsunami che avrebbe provocato il nostro terremoto, dopo che ci ha stupidamente voluti nell’euro. Ma l’accumularsi delle cause, quali che siano le difese approntate, una volta o l’altra produce inevitabilmente il crollo. Temo che incrociare le dita non basterà.

giannipardo1@gmail.com

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