Mancano i lavoratori stagionali ma non è certo colpa del Rdc

Tutta colpa del reddito di cittadinanza. Se non si trovano lavoratori stagionali, è la versione di diverse associazioni di categoria e di parte dei gestori di alberghi e ristoranti, oltre a qualche chef dallo stipendio stellato buono per Instagram, è perché i potenziali lavoratori preferiscono percepire il sussidio statale introdotto dal M5s piuttosto che girare tra i tavoli con blocchetto e vassoio. Ma è davvero così? Per alcune sigle sindacali, non proprio.

Secondo la Filcams Cgil, a scoraggiare gli stagionali sono soprattutto proposte di lavoro con turni massacranti, a orari indefiniti, con straordinari non retribuiti e a condizioni al limite dello sfruttamento. Nella Milazzo, segretaria sarda della Filcams Cgil, la Federazione italiana dei lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi, ha detto all’Agi che c’è chi viene assunto per un impegno di 6 ore e 40 minuti al giorno e poi finisce per farne anche 10 o 12, senza avere alcun tipo d’integrazione salariale aggiuntiva.

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«Negli ultimi 15 anni, e non solo con la pandemia, si è verificato un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoratrici e lavoratori dal punto di vista sia retributivo sia normativo», ha spiegato Milazzo. «C’è una situazione di lavoro in nero irregolare e di sfruttamento. Certo, ci sono anche imprese virtuose, anche se ben poche, che si ritrovano a subire la concorrenza sleale di tutte quelle altre che non rispettano quel che prevede il contratto collettivo nazionale, come ferie, permessi e riposi».

La storia dei giovani che non hanno voglia di fare nulla, secondo la sindacalista, è un vecchio – ed errato – luogo comune. Così come non corrisponde al vero il fatto che il reddito di cittadinanza allontani i potenziali lavoratori stagionali. «Se si pensa che in Sardegna la media di erogazione dell’assegno è di circa 450 euro, si capisce che le persone non preferiscono di sicuro stare a casa senza lavorare».

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La questione è anche tecnica. Gli studenti che escono dall’istituto alberghiero e che devono fare la stagione non possono avere il reddito di cittadinanza, perché non ne hanno diritto, dato che non hanno ancora iniziato un percorso lavorativo.

Per Milazzo il vero problema è lo stipendio in base alle turnazioni. «Se per un tempo pieno, che in questo settore si traduce spesso anche in 10 o 12 ore di lavoro al giorno, il salario è di 700 euro al mese, è normale e legittimo che le persone non accettino simili condizioni». Evidentemente, per tutto quel che si legge in giro, non è così lampante. Ed è per questo, al di là della singola denuncia, che dovrebbero esistere i sindacati.

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