Marcello Fonte, “Dogman” e la gallina ‘Ngiulina nati sotto una buona stella

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Ci vogliono anni di pratica e di studio per costruire un attore. Poi, basta un’espressione rubata ad uno scugnizzo di strada, qualcosa che bussa dentro impetuosa, che si chiama passione, e il mestiere d’artista si forgia tra le proprie mani. Marcello Fonte, è un uomo di sentimenti. Prima di tutto. E, quando si è dovuto risalire dai gradini più bassi, si conquista il senso di comprensione verso gli altri, l’altruismo, e l’umiltà. Che anche su di un palcoscenico non guastano.

Artista, da sempre, fin dall’adolescenza, dove la sua ribalta era il quartiere di Reggio Calabria, a Melito Porto Salvo. Tra i vicoli di paese, con la locale banda musicale, suonava il tamburo già all’età di 10 anni. E i piatti, la grancassa, il corno, la tromba, furono tutti gli strumenti che accompagnò nei peregrinaggi musicali, al seguito di quella banda “scasciata”. E, la fisarmonica, imparata per suonare la tarantella ed esaudire il desiderio della madre; che, anche se maestro in musica, non sei nessuno, se non conosci le note veloci di una tastiera a mantice, di un pezzo verace della tua terra.

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Marcello Fonte in Dogman – Clip YouTube

Marcello, dalla Calabria a Cannes

Nel Canaro di Dogman, ci ha regalato espressioni inconsuete; la faccia smagrita e gli occhi malinconici, inclinati verso il basso. Vincendo la Palma d’Oro per la migliore interpretazione maschile a Cannes 2018. Nella pellicola di Matteo Garrone, diventa un uomo inoffensivo e mite, dal viso gentile e antico, che vive alla Magliana, nella periferia romana, e lava, pulisce e sistema cani con un amore infinito. In un negozio di toelettatura per cani. Come se avesse fatto solo e sempre questo mestiere, taglia pazientemente le unghie e li asciuga con l’aria calda del phon.

Marcello sembrerebbe un figlio pasoliniano. Un eremita trapiantato in un mondo di esteriorità. Dove la gara ad essere famoso, non lo riguarda, e non lo distoglie minimamente dall’affetto per la sua capra e le galline. ’Ngiulina, il nome di una di loro. E quel verso, l’imitazione perfetta che sa fare, un gorgheggio profondo proveniente dallo stomaco, è la prova della passata convivenza con loro. La sua ricchezza: alzarsi la mattina con l’uovo da mangiare. Fino al red carpet accanto alla mamma Giuseppa, con cui parla ancora in calabrese stretto.

Marcello Fonte premiato a Cannes con la Palma D’Oro – Clip YouTube

Quando il cinema era un lusso troppo grande

Abitavamo in una discarica, e quando sentivo la pioggia sul tetto di lamiera della baracca, mi immaginavo che fossero gli applausi di un pubblico”. Aveva confessato, ancora con il premio fra le mani, a Cannes. Le parole che sembrano uscite da un vecchio mangianastri, come quando la voce di un cantastorie, fatto di vinile, ti raccontava le fiabe dei Fratelli Grimm: i rumori grattanti in sottofondo, e l’incredulità di fronte una storia tutta da immaginare. Una favola, anche la metamorfosi della sua vita. E, anche sul traguardo più alto, gli applausi non hanno rubato la spontaneità al menestrello.

A 19 anni, trasferitosi a Roma, Marcello Fonte ha fatto qualsiasi mestiere: sarto, imbianchino, barbiere e infine comparsa. Da custode presso il Teatro Valle, spinto anche dal fratello scenografo, è iniziata la sua passione per la recitazione. Ma lui, di cinema, dice di non sapere nulla. “Mi chiamano a fare quella cosa, e sento che riesco a farla. È come quando suoni o tieni il tempo. Forse mi riesce tenere il tempo“. Dentro di lui, sembra abitare il tempo. Quello stato di comunione con tutto il creato, quell’infinita lentezza di chi ha amore insaziabile per la natura.

Marcello e il richiamo di una terra “sgarrupata”…

In Calabria è tornato per “Aspromonte, La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti. Diventa poeta, nel paesino di Africo, in cima all’Aspromonte, alla fine degli anni ’50. Dove non ci sono medici, non esiste una strada, e nella lotta alla sopravvivenza, arriva in soccorso la cultura. “Ciccio Italia detto ‘u poeta”, versi sognanti già nel nome, per un artista di penna in una terra di fatiche. Dove un poeta, considerato tale, è forse un pazzo. Dove non c’è spazio per rime baciate, e ogni mente desiderosa di dottrina viene ricondotta al sudore delle braccia a lavoro.

Marcello, qualunque cosa te la fa. Va in America a girare “I Know This Much Is True“, accanto a Mark Ruffalo, anche lui dalle origini calabresi. A Cinecittà gira “Gangs of New York” di Martin Scorsese. Ma la magia del primo film visto non si scorda mai. Così, una notte di tanto tempo fa, vicino casa sua a Piazza Vittorio, vede allestito un set. Era “Una storia qualunque“, con Nino Manfredi vestito da barbone. E capì subito che era ciò di cui voleva nutrirsi. Inesorabile, testardo, fulminato dal primo amore.

Marcello Fonte in Aspromonte-La Terra degli Ultimi – Clip YouTube

Attori si nasce…

Una volta, passava su di una vespa per il centro di Roma, e a guidare era un suo amico. Si sentì rivolgere ad una sconosciuta un complimento, “bella vera”. In un commento come fosse una chiacchiera da bar, quando si sa di non essere ascoltati. Ma in quella scena reale, la spontaneità ha vinto ancora, come al cinema. La semplicità, la delicatezza, si possono conservare. Se ne va il giovane ragazzo, un po’ curvo a lavorare il ferro e a saldare bulloni, la sua passione. Resta l’uomo sul palcoscenico, dalla genuinità disarmante. Quella luce che, a sipario aperto, arriva fin all’ultimo spalto.

Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan cinema !

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