«Mascherine in ospedale, un azzardo togliere l’obbligo»- Corriere.it

Roma — Rivedere l’obbligo, per operatori sanitari e visitatori, di indossare le mascherine in ospedale? «Non siamo d’accordo», prende una netta posizione Antonio Ferro, presidente della Siti, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica. La discussione inonda le chat di gruppi scientifici e associazioni. «La maggior parte di noi è per un provvedimento flessibileche permetta ai direttori sanitari delle strutture di modulare l’obbligo in base al rischio», si augura Ferro, direttore della sanità a Trento.

Entro oggi l’ex rettore di Tor Vergata, tenuto anche conto del contributo di diversi organismi tecnici, dovrebbe intervenire con una proroga o nuove disposizioni più flessibili. In Consiglio dei ministri sarà esaminata la proposta dell’Economia di anticipare a domani (anziché aspettare il 31 dicembre) la fine dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario no vax.

«La mascherina è fondamentale per proteggere i pazienti. Un conto è farne a meno nei luoghi dove affluiscono persone sane. Penso agli ambulatori per il rinnovo della patente o ai servizi vaccinali».

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Dove è necessaria, invece?

«Non indossarla nei reparti di malattie infettive e in oncologia sarebbe un azzardo. O ancora nelle residenze per anziani e nei pronto soccorso. Siamo in una fase il cui il virus circola anche se la curva dell’epidemia dovrebbe aver toccato il picco (leggi qui tutti i dati). Ma stimiamo il ministro che è medico e non ha bisogno di consigli. Dovrà essere una decisione basata sull’evidenza scientifica e non politica.Gli operatori preferiscono non essere lasciati nell’incertezza e avere una norma ugualmente applicata in modo che non ci siano diversità regionali o addirittura tra presidi ospedalieri».

«Proporremo, ciascuno secondo la propria competenza, io all’associazione medici direzioni ospedaliere, Amdo, di raccomandare l’uso della mascherina a operatori e visitatori nelle strutture di ricovero. Tanti colleghi si stanno muovendo così. Nei luoghi amministrativi, palazzine direzionali ad esempio, la mascherina va fortemente consigliata in condizioni di sovraffollamento, dove non sia possibile garantire il distanziamento, come in ascensore».

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Cosa dovremmo aver imparato?

Sul ritorno al lavoro dei dipendenti no vax che posizione avete?

«Prudenza e timori. I rapporti tra i sospesi e quelli che hanno continuato a lavorare, sobbarcandosi di molte ore di straordinario a vantaggio di colleghi rimasti a casa, sono tesi. In genere i no vax si concentrano a gruppi di due-tre nello stesso servizio perché l’uno tira l’altro e quindi è successo che in alcuni reparti si siano avuti grossi buchi di organico (leggi qui l’intervista a Remuzzi)».

Ci sarebbero problemi di pace interna?

«Anche questa non può essere una scelta politica che sarebbe vista male dai vaccinati. Ci deve essere l’evidenza che chi ritorna al lavoro non mette a rischio gli altri. È un fenomeno che ha creato grosse discussioni nei reparti e rischia di innestare tensioni».

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