“Matrix Resurrection”, la recensione in anteprima

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Ci eravamo lasciati con il sacrificio di Neo (Keanu Reeves) in “Matrix Revolutions” (2003), mossa che ha permesso agli esseri umani di vincere la guerra. Dopo aver terminato la trilogia, le sorelle Wachowski non erano intenzionate a proseguire con ulteriori film. A sorpresa, però, nel 2019 la Warner Bros. ha annunciato un nuovo capitolo della saga con protagonisti Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss. A dirigere il quarto episodio che prende il titolo di “Matrix Resurrection” è soltanto Lana Wachowski, aiutata da sua sorella Lilly nella sceneggiatura. Il film uscirà nelle nostre sale l’1 gennaio 2022.

Cast e trama di “Matrix Resurrection”

Il cast principale di “Matrix Resurrection” è composto da Keanu Reeves, Carrie-Anne Moss, Yahya Abdul-Mateen II, Jessica Henwick, Neil Patrick Harris, Jonathan Groff, Priyanka Chopra, Christina Ricci, Jada Pinkett Smith e Lambert Wilson.

Se pensate di aver indovinato la trama dettagliata di “Matrix Resurrection“, al 90% avete sbagliato. Senza scendere troppo nel dettaglio così da lasciarvi gustare tutte le sorprese durante la visione, Thomas Anderson (Keanu Reeves) vive inconsapevolmente dentro Matrix. L’uomo è sommerso da strani ricordi e ad aiutarlo a far luce su quello che lo affligge ci pensa il suo analista (Neil Patrick Harris). Il vero aiuto per Thomas Anderson, però, è la visita di un uomo che gli fa capire qual è la vera realtà che lo circonda.

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La quarta parete non si è rotta ma comunque è stata colpita

Il nuovo capitolo delle Wachowski si muove a metà tra nostalgia e novità. Soprattutto, però, questo episodio si rivela molto più autoironico e auto citazionista rispetto agli altri tre. Si fa infatti ironia su quello che è stato e che potrebbe essere Matrix, oltre a rivivere i vecchi ed esaltanti momenti che hanno contraddistinto tale franchise. Senza fare nomi, ad esempio, anche alcuni personaggi che tornano qui sono stati scritti su una base sarcastica e ironica, distaccandosi perciò dai toni più seri e misteriosi che avevano precedentemente.

Per dirne un’altra, il bullet time (l’effetto speciale che consente di vedere una scena a rallentatore che riconsegna l’impressione visiva di una separazione nel tempo e nello spazio dalla prospettiva della telecamera, o dell’osservatore, rispetto al soggetto manifestato), reso celebre proprio da “Matrix” (1999), questa volta ha una valenza anche narrativa. Insomma, il quarto capitolo si rivela più “parodistico” degli altri e decide di colpire – senza rompere del tutto – la quarta parete (a tal proposito, rimanete in sala dopo i titoli di coda).

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Un film che dividerà gli spettatori

La prima parte del film è decisamente la più riuscita grazie ad un ritmo sostenuto, al mistero ben calibrato e alle scene d’azione che ci fanno rivivere i vecchi momenti della saga. Dopo una metà poco frizzante il prodotto audiovisivo si riprende nel finale, pur non raggiungendo i picchi che abbiamo visto a inizio film. Quello che funziona maggiormente in “Matrix Resurrection” è l’idea coraggiosa attuata dalle Wachowski. Un’idea impensabile se pensiamo alla natura di questo franchise e che potrebbe comunque far storcere il naso ai più cinici. Inoltre, l’alchimia tra Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss è ancora ottima, e Neil Patrick Harris si rivela un jolly vincente. Il difetto più grande, invece, è quello di non essere del tutto unito, soprattutto da quando il film comincia ad aprirsi di più (proprio da metà film).

Dunque, tale lungometraggio dividerà l’opinione degli spettatori, alcuni lo vedranno in modo fin troppo anacronistico e per questo motivo storceranno il naso, mentre altri lo troveranno come un’operazione interessante e intrigante. Personalmente, pur non adorandolo, mi trovo nella seconda sponda. Questo perché nonostante i difetti che porta con sé, la pellicola riesce a scindersi e ad unirsi allo stesso tempo alla trilogia che ha lasciato un’impronta importante nella storia del cinema.

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Jacky Debach

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