Medici in fuga dal pronto soccorso. Stipendi bassi e turni massacranti

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Quanto guadagnano i medici ospedalieri
Quanto guadagnano i medici ospedalieri

Con l’attenuazione dell’emergenza sanitaria legata al Covid ricomincia la fuga di medici dal pronto soccorso. Un fenomeno preoccupante che rischia di essere patito sulla pelle dei cittadini se la politica non deciderà di intervenire al più presto. L’emorragia era iniziata nel 2019 con numeri da paura misurati nel conto annuale dello Stato: in quell’anno sono usciti dal sistema sanitario pubblico oltre 5mila medici per pensionamento e più di 3mila strutturati per dimissioni volontarie. La rappresentazione emblematica della crisi del sistema dell’emergenza-urgenza. “Purtroppo la situazione sta peggiorando ulteriormente, osservando ciò che accade nelle realtà regionali ci rendiamo conto che il numero di esodi è in crescita vertiginosa”, spiega Carlo Palermo,…

Con l’attenuazione dell’emergenza sanitaria legata al Covid ricomincia la fuga di medici dal pronto soccorso. Un fenomeno preoccupante che rischia di essere patito sulla pelle dei cittadini se la politica non deciderà di intervenire al più presto.

L’emorragia era iniziata nel 2019 con numeri da paura misurati nel conto annuale dello Stato: in quell’anno sono usciti dal sistema sanitario pubblico oltre 5mila medici per pensionamento e più di 3mila strutturati per dimissioni volontarie. La rappresentazione emblematica della crisi del sistema dell’emergenza-urgenza. “Purtroppo la situazione sta peggiorando ulteriormente, osservando ciò che accade nelle realtà regionali ci rendiamo conto che il numero di esodi è in crescita vertiginosa”, spiega Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao, la sigla sindacale che raccoglie il maggior numero di iscritti tra i medici ospedalieri.

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La fuga si era arrestata nel 2020, quando i medici, per senso di responsabilità, non si erano mossi dando anima, corpo e professionalità al lavoro: imperativo categorico salvare i pazienti in un’emergenza sanitaria con precedenti così lontani da essere ormai annoverati nei libri di storia. Ma ora la fuga è ripresa e riduce drasticamente – mese su mese – i ranghi del personale dei pronto soccorso. Rispetto agli organici necessari mancano 2mila medici. Perché scappano? “Per le condizioni di lavoro massacranti che non sono certo migliorate dal 2019, per un anno di stress vissuto in trincea, per gli stipendi che per adesso non includono indennità tali da far sopportare un’attività così usurante”, incalza il sindacalista Palermo.

Un medico ospedaliero guadagna circa 2.500 euro al mese al suo ingresso e arriva a mettersi in tasca 3.000-3.200 euro con quindici anni di anzianità. Ma sono proprio loro, i quaranta-cinquantenni a non farcela più: escono a frotte dal pronto soccorso con una raffica di dimissioni. Un medico di famiglia con mille assistiti guadagna più di 4mila euro al mese, con 1.500 pazienti sale a 5.500. Ma fare comparazioni fra gli stipendi è complesso per la differenza di inquadramento e una miriade di voci aggiuntive. Gli ospedalieri sono dipendenti, i medici di famiglia liberi professionisti, pur con il paracadute della convenzione con le aziende sanitarie.

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Chi scappa dal pronto soccorso cerca nuove e migliori collocazioni, con la complicità della riapertura del mercato del lavoro: le grandi ondate di pensionamenti andranno avanti almeno fino al 2025 con l’uscita da tutti i settori dei professionisti entrati nel sistema sanitario pubblico con le assunzioni di massa negli anni Ottanta. Tra i dimissionari c’è chi sceglie proprio di andare a fare il medico di famiglia, chi invece torna all’università per aggiungere una specializzazione al suo curriculum. Perché i medici di pronto soccorso, rispetto ai colleghi ospedalieri di altri reparti, hanno più difficoltà a tirar su cifre consistenti dall’attività libero professionale, a causa dei turni “che prevedono fino a otto notti al mese” e il lavoro in tutti i giorni festivi.

“È venuto a mancare il sacro fuoco che c’era fino a dieci anni fa: lavorare al pronto soccorso era tra i traguardi più ambiti per i giovani medici – spiega Palermo – Ma il carico di lavoro assurdo spinge verso una qualità di vita più tollerabile”. Un disagio che si avverte anche fra i neolaureati italiani se tra le 1.077 borse di studio a disposizione per le scuole di specializzazione in medicina di emergenza urgenza (un percorso che dura cinque anni) 456 sono rimaste scoperte. Il personale dell’emergenza urgenza è il più a rischio di sviluppare sindrome da burnout, il suo tempestivo e competente intervento può decidere tra la vita e la morte di un paziente. Sono i professionisti maggiormente esposti al rischio di aggressione e di denunce. Per questo non ce la fanno più. E se ne vanno.

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