meglio il nucleare del carbone, cosa ha detto e perché il fronte green si spacca- Corriere.it

Greta Thunberg: meglio il nucleare del carbone, cosa ha detto e perché il fronte green si spacca

«Perfino Greta difende il nucleare». Il titolo sulla prima pagina di Libero mi ha fatto ricordare l’incontro pubblico di qualche settimana fa, al sempre stimolante Food&Science Festival di Mantova, attorno al libro Travolti da un atomico destino di Silvia Kuna Ballero. L’autrice e Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia e di Le Scienze (versione italiana di Scientific American che nacque nel 1968 su iniziativa di Felice Ippolito, padre del nucleare civile italiano) non escludevano che la «generazione Greta» possa avere, nei confronti dell’energia nucleare, una posizione più «laica», rispetto a quella delle generazioni di ambientalisti che l’hanno preceduta. Per le quali è innegabile che molto abbia pesato l’iniziale associazione Bomba-energia atomica (ne abbiamo parlato nella Rassegna del 28 luglio), prima ancora che i timori suscitati da film come Sindrome cinese e da eventi nient’affatto immaginari come la catastrofe di Chernobyl e l’incidente di Fukushima causa tsunami.

Ascoltando Ballero e Cattaneo mi era capitato di pensare: che succederebbe se Greta Thunberg, l’ambientalista più famosa al mondo, oggi 19enne, si schierasse apertamente per l’energia nucleare? Cambierebbe l’atteggiamento globale sull’atomo? O quello dei ragazzi di Fridays for Future? Letto quel titolo, la domanda è diventata: è dunque successo? Greta ha «sdoganato» le centrali nucleari? A leggere quel che scrive Sandro Iacometti su Libero, sì. E non si tratterebbe di una svolta improvvisa, bensì meditata e maturata nel tempo. «Nel 2019, pur riconoscendo che l’Onu lo considera “una piccola parte di una nuova soluzione energetica a zero emissioni di carbonio”, si era detta “personalmente contraria” a questo tipo di energia, che è “estremamente pericolosa, costosa e richiede tempo”. Insomma, l’improvvisa conversione all’atomo appare come il più classico dei “contrordine compagni”.

In realtà, che la “testa” dentro la Thunberg stesse crescendo si poteva capire anche da alcune rivelazioni, opportunamente silenziate dal mondo ambientalista, fatte nel novembre del 2021 da Francesco Giavazzi, l’ormai ex consigliere economico di Draghi. «Quando abbiamo incontrato Greta”, spiegò, “ha dovuto convenire con noi sul fatto che per portare a termine la transizione con il massimo della velocità ci vorrebbero comunque vent’ anni. E durante questa transizione cosa facciamo, usiamo il carbone? Risposta: No, l’energia nucleare”». Intervistata martedì al talk show Maischberger della rete tedesca Ard, alla domanda se giudichi un errore, in piena crisi energetica, chiudere le centrali nucleari tedesche (lo stop, deciso da Angela Merkel dopo Fukushima, era previsto a fine anno, anche se per un paio delle tre ancora attive dovrebbe slittare di 3-4 mesi) Greta ha risposto, come riporta Deutsche Welle: «Dipende. Se le avete già in funzione, mi sembra sia un errore chiuderle e concentrarsi sul carbone. Personalmente penso sia una pessima idea concentrarsi sul carbone quando [l’energia nucleare] è già presente».

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E, quando la conduttrice Sandra Maischberger le ha chiesto se le centrali nucleari andrebbero comunque chiuse il più presto possibile alla fine dell’emergenza energetica, ha risposto: «Dipende, non sappiamo cosa succederà dopo». Più che uno «sdoganamento», sembra la scelta fra il minore di due mali. Tanto più che l’ambientalista svedese ha ribadito con forza l’importanza di non rallentare, a causa della guerra in Ucraina, la transizione verso le energie rinnovabili. E, ancora ai primi di luglio scorso, alla vigilia della decisione Ue sulla cosiddetta «tassonomia verde» aveva twittato: «Domani il Parlamento europeo deciderà se il gas fossile e il nucleare saranno considerati “sostenibili” nella tassonomia dell’Ue. Ma nessuna quantità di lobbismo e greenwashing li renderà mai “verdi”. Abbiamo un disperato bisogno di vera energia rinnovabile, non di false soluzioni».

Ma, tutto sommato, la «nuova» posizione di Thunberg non dovrebbe stupire. Per una paladina della lotta ai cambiamenti climatici, preferire una fonte di energia che non emette CO2 rispetto a quella che ne emette più di tutte parrebbe logico. Le lacerazioni che carbone e nucleare stanno provocando nei Verdi tedeschi dimostra, però, che il nervo è ancora scoperto. La stessa Greta ha detto di sapere che l’argomento provoca « un dibattito molto acceso». E infatti. Come riporta Politico Europe, per l’ex presidentessa dei Verdi tedeschi Simone Peter, che oggi lavora per la German Renewable Energy Federation il commento di Greta Thunberg «non ha alcun senso», perché le centrali nucleari tedesche non sono più utili ed utilizzano uranio russo. Ben diversa la reazione di altri partiti politici tedeschi. «Accolgo con favore il sostegno della fondatrice di Fridays for Future Greta Thunberg per la nostra posizione sul mantenere le nostre centrali nucleari in rete. In questa guerra energetica tutto ciò che genera elettricità deve essere immesso nella rete. I motivi parlano da soli: dal punto di vista economico e fisico» ha twittato il leader dei Liberali (Fdp), e ministro delle Finanze, Christian Lindner. Mentre, dall’opposizione, è stato Markus Söder della Csu bavarese a postare il passaggio sul nucleare dell’intervista a Greta con il commento «Interessante…» (entrambe le centrali che dovrebbero rimanere aperte dopo il 31 dicembre sono in Baviera). Il suo collega di partito e deputato Florian Hahn è stato ancora più esplicito: «Se anche la santa patrona dei Verdi sostiene la proroga del funzionamento delle centrali nucleari, si può capire in quale lavoro ideologico amatoriale [il ministro dell’Economia verde] Robert Habeck e il suo partito siano impegnati».

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Naturalmente servirebbero molte postille a quel che ha detto Greta. La situazione di chi ha già centrali nucleari è diversa da quella di chi dovrebbe partire da zero per costruirle, visti tempi e costi di realizzazione. La minaccia nucleare di Vladimir Putin e le bombe attorno alla centrale di Zaporizhzhia rischiano di resuscitare il riflesso condizionato dell’associazione fra ordigni atomici e centrali atomiche. Il ruolo delle centrali atomiche esistenti nel periodo di transizione ecologica è diverso da quello che potrebbe avere il nucleare di nuova generazione. Va però, se non altro, salutato con favore il segnale di un possibile passaggio, sul tema della lotta ai cambiamenti climatici, dal catastrofismo al realismo e pragmatismo: «Sono realista perché se facciamo le cose che dobbiamo fare, possiamo evitare questa catastrofe — ha detto ancora Greta nell’intervista all’Ard —. Se invece non lo facciamo, dovremo patirne le conseguenze. Sta a noi».

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