Mistero Navalny, gli avvocati: ‘Non sappiamo dove si trovi’. Nessuna traccia dell’oppositore di Putin

Dove si trova Aleksei Navalny è diventato un mistero. L’attivista politico fra i più noti critici di Vladimir Putin non si trova più nella colonia penale Ik-2 di Pokrov, nella regione russa di Vladimir, in cui dall’anno scorso sconta la sua pena. Neanche gli avvocati del prigioniero sanno dov’è. Le autorità carcerarie non hanno fornito dettagli ai legali che oggi si sono presentati per un colloquio con il loro assistito. I funzionari si sono limitati a dire che nella colonia penale non esiste alcun detenuto a nome Navalny, come denuncia la portavoce del dissidente, Kira Yarmish, in un tweet. «Non sappiamo dove si trovi, in quale colonia penale sia stato trasferito», sottolinea.

Chi è Aleksei Navalny, le parole sulle sanzioni

Le sanzioni contro la Russia stanno funzionando «più di quanto sembri. Stanno degradando il tenore di vita e il futuro dell’industria in Russia. Basta vedere sui motori di ricerca russi le ricerche su voci come ‘parti di ricambiò. Manca capacità di server per le infrastrutture digitali, mancano sementi. Le sanzioni stanno fondamentalmente trasformando l’economia russa». Lo dice, in un’intervista al ‘Corriere della Serà, Vladimir Milov, ex viceministro russo dell’Energia nel 2002, consigliere economico e per gli affari internazionali di Aleksej Navalny. Gli effetti dell’isolamento di Putin «sono difficili da misurare – precisa Milov – ma di fatto la Russia non ha più un’industria dell’auto e la gente nota il degrado della qualità del cibo, per esempio. Il tenore di vita sta andando giù, alla lunga gli effetti si sentono». La gente si rivolterà contro il regime? «Inevitabilmente, ma non sarà una transizione lineare e immediata – afferma il braccio destro di Navalny – il degrado dell’economia proseguirà, anche per la perdita di accesso delle imprese e delle banche al mercato dei capitali occidentali. Siamo tagliati fuori da questa fondamentale fonte di sviluppo e in fondo proprio la crescita dei primi anni Duemila era un pilastro della popolarità di Putin. Lui in qualche modo deve tenere conto dell’opinione pubblica, non può riportare il Paese al totalitarismo – sottolinea l’ex ministro – per esempio, non ha osato dichiarare la mobilitazione generale: aveva paura della reazione della gente».

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Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Giugno 2022, 15:36

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