Natale e Covid, Galli: “Il liberi tutti è molto lontano”


Natale e Covid, Galli: Il liberi tutti è molto lontano

“Il liberi tutti è molto lontano”. Parola di Massimo Galli, direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’ parla dell’emergenza Coronavirus e delle restrizioni che l’Italia sta affrontando. Anche secondo Galli la situazione nel Paese sta migliorando: “Un po’ sì, anche perché c’è stata una riorganizzazione dell’assegnazione dei pazienti agli ospedali. La pressione però resta pesante e mi auguro che migliori a breve”, sottolinea.

Aumenta anche la pressione per un Natale più in giallo che in rosso: “Non bisogna avere fretta di allentare le misure, anche perché i dati per essere reali devono essere consolidati. So che è impopolare dirlo, ma non è il tempo del liberi tutti e non lo sarà a lungo. Non ne veniamo fuori se invece di guardare alla realtà cominciamo la corsa alla riapertura”, rimarca lo scienziato, per il quale non bisogna ripetere gli errori estivi.

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“Dopo il primo lockdown -dice- ci siamo giocati la camicia come Paese e alcuni anche individualmente. È chiaro che ci muoviamo a tentoni davanti a un virus nuovo, ma ora non ci sono più dubbi. E allora cosa vogliamo fare? Ci giochiamo un’altra volta la camicia per il Natale e poi ricominciamo ancora da capo?”. La seconda ondata non finirebbe? “La seconda ondata ci è già costata circa 12mila morti e se a Natale non si sta attenti non finirà più -risponde Galli-. Poi io delle feste ho già parlato abbastanza e ne riparlerò giusto per fare gli auguri, ma questo virus finisce in due modi: o muta, cosa improbabile a breve, o con un vaccino che ci regali l’immunità di gregge”.

Anche le speranze di Galli sono riposte nel vaccino: “Non vedo alternative e per fortuna da quel lato arrivano buone notizie, ma nel frattempo bisogna imparare a convivere col virus. Non lo abbiamo fatto quest’ estate e ci tocca farlo adesso”. All’infettivologo viene anche chiesto un parere sulle parole del collega Andrea Crisanti che ha avanzato dubbi sulla sicurezza del vaccino (“Senza dati a gennaio non lo farei”): “Se lo conosco un po’ penso viva la mia stessa insofferenza verso i troppi annunci e i pochi dati pubblicati. Questo non significa essere pessimisti, ma che se dobbiamo dare un’opinione da medici non sappiamo su che base farlo. Peccato se poi da una reazione di questo tipo uno viene definito no vax. Semplicemente dobbiamo saperne di più”.

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Poi rivela: “Se come spero il vaccino AstraZeneca arriverà al Sacco vorrei fare da volontario. Sono assolutamente favorevole, ma prima i dati”. E sui tempi: “Se nulla andrà storto nella verifica e nella distribuzione dei vaccini potremmo farcela entro l’anno prossimo”. Entro l’estate no? “Servono dati e non date. I tempi dipendono da quelli, nel mentre bisogna evitare fughe in avanti ed estendere il più possibile tracciamento, tamponi e test salivari”.

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