Navigator senza rotta In 500 perdono il posto ‘Il sussidio ha fallito Loro le prime vittime’

di Claudia Marin

ROMA

Il reddito di cittadinanza continua a essere difeso a spada tratta dai grillini, ma la maggioranza degli addetti ai lavori lo considera un fallimento.

Come stanno le cose?

“Per quanto riguarda l’aiuto alla ricerca di una occupazione per i beneficiari del reddito, definirlo un fallimento è la cosa più onesta che si possa dire – avvisa Maurizio Del Conte (nella foto), professore ordinario di Diritto del lavoro alla Bocconi e regista della creazione dell’Anpal nella versione originaria – Se lo consideriamo, invece, per la parte dedicata al sostegno del reddito, non v’è dubbio che gli oltre venti miliardi di euro erogati nei primi tre anni di applicazione abbiano avuto un significativo effetto di contrasto alla povertà assoluta. Tanto più durante la pandemia. Anche se il meccanismo di assegnazione del beneficio economico ha mostrato gravi storture sia per quanto riguarda la platea dei destinatari che l’entità dell’assegno, penalizzando soprattutto le famiglie numerose”.

Perché ha fallito come strumento di accompagnamento al lavoro?

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“Perché invece di partire dalla ricostruzione della nostra debolissima rete di servizi per il lavoro, il legislatore ha pensato che si potessero bruciare le tappe intasando i malandati 554 centri per l’impiego sparsi nella Penisola con centinaia di migliaia di percettori del reddito, con il compito di trovargli un lavoro. Come previsto, l’operazione non solo è stata fallimentare per i beneficiari del sussidio, ma ha mandato in ulteriore sofferenza i centri per l’impiego, anche in quelle poche realtà (sì, ce ne sono) che si erano distinte per la qualità dei servizi resi ai disoccupati. Insomma, date le premesse, si è trattato di un fallimento ampiamente annunciato”.

È finita male anche l’operazione navigator? A che cosa sono serviti?

“I navigator, nel senso delle persone che sono state reclutate con questo nuovo appellativo, sono state le prime vittime di una operazione improvvisata e disegnata senza considerare l’architettura istituzionale del nostro Paese, che rimette alle regioni la gestione dei servizi per l’impiego. Si è così costituito un sistema parallelo di operatori, formalmente contrattualizzati dalla Agenzia nazionale Anpal servizi, con la missione di mettere in contatto i percettori del reddito di cittadinanza con le imprese. I quali, peraltro, solo raramente sono pronti per un colloquio di lavoro, essendo persone fragili e, nella maggioranza dei casi, senza una professionalità spendibile. Invece di navigator, avrebbero avuto bisogno di tanta formazione”.

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Che cosa si dovrebbe fare oggi per cambiare rotta?

“Grazie al Pnrr oggi abbiamo la straordinaria opportunità di disporre delle risorse necessarie a costruire un sistema efficace di politiche attive. Le risorse economiche, però, sono una condizione necessaria ma non sufficiente. Il governo ha varato il piano Gol, Garanzia occupabilità dei lavoratori. Al di là dei tecnicismi, è fondamentale che il piano non venga interpretato dai soggetti che dovranno attuarlo come una serie di adempimenti formali. In questo sforzo collettivo un ruolo chiave lo avranno anche i soggetti privati. Bisogna prevenire il rischio che si spendano i soldi in operazioni di mero trattamento dei disoccupati, non seguite da inserimenti lavorativi di qualità. Per evitare questo rischio vanno creati meccanismi che premino i risultati occupazionali non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche con riguardo alla professionalità dei nuovi assunti”.

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