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Nembro, sui camion dell’Esercito i banchi di scuola (per tornare a vivere)

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Stessi camion, stessi militari, stesse mimetiche e stesse mascherine come la sera del 19 marzo, a Nembro. Ma le immagini stavolta non faranno il giro del mondo. Non ci sono bare da trasportare, morti da seppellire. Sui camion dell’esercito ci sono solo i banchi per la scuola. La speranza si riprende uno spazio nel paese della notte più buia e l’effetto sembra quello di una porta girevole: da una parte è rimasta una lugubre colonna infame, quella del funerale senza Stato davanti alla quale noi e il mondo siamo ammutoliti, sgomenti. Dall’altra si lavora perché ricomincia la vita, adeguandosi alle prescrizioni sanitarie, rispettando i divieti, riprendendo con cautela il ritmo dell’esistenza, che comprende un passato, un presente e il futuro.

Anche se nessuno ha calcolato l’effetto di questo inevitabile confronto, non si puo ignorare il significato della nuova foto che arriva da Nembro, e la sua simbologia. Stavolta è il desiderio di ritornare a vivere, di non restare imprigionati nello smarrimento del Covid e del lockdown e di farlo con quello che più di tutto rappresenta un investimento sul futuro: la scuola. Quei 700 banchi inviati dal ministero della Pubblica Istruzione all’istituto alberghiero Sonzogni, quel carico di attrezzature che aiuteranno il distanziamento e agevoleranno le procedure di sicurezza, sono un incoraggiamento, l’invito a ricominciare a vivere, a non restare paralizzati nell’incertezza.

L’esperienza drammatica del Covid ha lasciato nei sopravvissuti un trauma che non è facilmente rimuovibile, ma la parola chiave oggi deve essere rinascita. E quei soldati con i banchi, nel comune simbolo della pandemia, senza i lampeggianti nella notte, lasciano un messaggio semplice, di positività: insieme, con pazienza e con coraggio, ce la possiamo fare.

28 agosto 2020 (modifica il 28 agosto 2020 | 17:41)

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