Non tutti i ministri brillano

Un lettore nient’affatto indulgente, anche se dotato di spirito, Mario Rossi -di certo un nickname- mi chiede dove metto nel presepe che ho costruito con Mario Draghi al posto del bambinello, pastori come Luciana Lamorgese, Andrea Orlando, Luigi Di Maio o Patrizio Bianchi. Sarei tentato di dirgli, come accade nella battaglia navale, «Colpito e affondato».

Tre dei quattro nomi sono imbarazzanti, ognuno per conto suo: la Lamorgese, politicamente inesistente, presenta difficoltà cognitive, visto che al ritorno dal vertice dei ministri dell’interno europei ha dichiarato che in quella sede s’era concordata una politica comune di accoglienza dei profughi afghani, facendo anche intendere -come si usa in giro- che fosse sua la relativa proposta: invece, come è ormai chiaro, c’è solo una luce rossa rispetto all’ipotesi di un’invasione afghana che -si comincia a capire- è piuttosto remota.

Per ragioni interne al regime talebano ed esterne, vista la cintura di protezione oggettivamente esistente intorno allo stato asiatico. Trattandosi di una prefetta di carriera, Lamorgese dovrebbe essere in possesso dell’a, b, c del diritto amministrativo, delle norme sull’ordine pubblico e delle regole di comportamento della pubblica sicurezza. Purtroppo, nel caso del rave del lago di Mezzano ha dimenticato tutto, archiviando l’accaduto e i suoi non-protagonisti negli uffici deputati alla tutela dell’ordine pubblico.

Quanto meno non si sa nulla di una doverosa inchiesta sull’accaduto e sulle relative responsabilità. Insomma, la questione è semplice: c’è stata o no omissione di atti di ufficio sotto la fattispecie del mancato tempestivo intervento delle forze di polizia all’inizio dell’afflusso di migliaia di scombinati e di spacciatori, insomma tutto il mondo dell’altrove che si stava per radunare lì sulle rive del lago in piena proprietà privata? Come s’è visto, il comportamento omissivo ha comportato il tentativo di stendere un velo pietoso sull’accaduto.

Forse si illude, la dottoressa Lamorgese: i danneggiati, i tanti privati che hanno subito danni possono farsi vivi domani per pretendere il ristoro dei danni subiti. A rispondere, secondo le regole della responsabilità erariale, potrebbero essere in tanti e anche lei, signora ministro se le responsabilità oggi solamente supposte saranno confermate da un giudizio.

Andrea Orlando, dal canto suo, giovandosi della cruciale posizione di ministro del lavoro, ha messo sotto il tavolo di Draghi una serie di bombe col timer attivato. L’ultima e la più grave riguarda la stupida idea (di stampo grillino) di applicare impreviste penali alle aziende che chiudono o delocalizzano. Evidentemente Orlando non sa e non sa immaginare che un imprenditore non chiuderebbe mai un’attività redditizia e delocalizzerebbe solo in vista di un conto economico più favorevole. Tutte condizioni al contorno che troverebbero una significativa soluzione nel caso in cui le oltre 500 riforme e riformette previste nell’intesa relativa al Pnrr fossero approvate e attuate.

Il ministro della pubblica istruzione, Patrizio Bianchi, docente di sicuro spicco, connotato dall’amicizia di Romano Prodi (secondo le voci bolognesi) ha difficoltà a mettere insieme la scienza, la teoria e la pratica. E lo si vede. Lo si vede tanto da consentire ai 5Stelle un’operazione sino a qualche giorno fa disperata: il recupero di immagine della ex-ministra Azzolina, quella dei banchi a rotelle ed altre amenità.

Su Luigi Di Maio, per il vero, non c’è molto da dire: visto il curriculum c’è da rimanere sorpresi dalla strada che ha percorso. Segno indiscutibile di furbizia e, forse, di intelligenza, cosa che gli verrà molto utile, quando si completerà il percorso di democristianizzazione del partito e dell’archiviazione di Grillo e di Conte.

Che rispondo, in conclusione, al mio simpatico lettore? Rispondo che il presepe non l’ho apparecchiato io. E che Draghi ha dovuto fare i conti con i partiti che hanno scelto molti dei pastori che lo animano o deprimono e che anche Sergio Mattarella -secondo voci romane (ma non ci credo)- ci avrebbe messo mano (proprio per la Lamorgese). A Draghi vanno riportate poche scelte, e tutte apprezzabili.

Quindi, secondo l’antico principio che si tesse la tela con il cotone che si ha, si comprende meglio il complesso di difficoltà con cui si confronta quotidianamente il nostro premier con il contributo fattivo di pochi, tra i quali non vanno dimenticati il sottosegretario alla presidenza del consiglio segretario del consiglio dei ministri Roberto Garofoli e l’altro sottosegretario ex-capo della polizia Franco Gabrielli. E il ministro Giancarlo Giorgetti che in tema di delocalizzazioni sta cercando di introdurre un sistema premiale per chi non delocalizza e risana.

L’elemento più significativo rimane quindi la sensazione che ci sia un governo che governa, nonostante tutto, e che guida il Paese sulla strada della ripresa, già in corso oltre le più ottimistiche attese.Per memoria, concludo sottolineando che il 2019 (governo Conte 1 e 2) la crescita dell’Italia è stata uguale a zero. Zero come il voto che si dà agli alunni somari.

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