Nord, partite Iva e autonomia: le parole perse negli anni dalla Lega di Salvini e i venti di rivolta

L’assessore regionale Roberto Marcato: sua la priva voce forte di critica alla linea del segretario della Lega, Matteo Salvini
L’assessore regionale Roberto Marcato: sua la priva voce forte di critica alla linea del segretario della Lega, Matteo Salvini

Dicembre 2013: Matteo Salvini viene eletto segretario della Lega Nord ed inizia a scrivere la nuova storia politica del leghismo. Una segreteria, la sua, che segna un marcato ricollocamento del partito verso la destra, che abbandona definitivamente il tema della secessione della Padania abbracciando piuttosto una nuova linea nazionalista italiana ed euroscettica. La base elettorale si allarga in virt dell’apertura verso il Mezzogiorno ed il partito alle politiche del 2018 risulta essere il terzo pi votato ed il primo all’interno della coalizione del centrodestra. Vent’anni dopo il Senatur Umberto Bossi entra in scena il senatore 2.0 che ha idee, parole e obiettivi diversi. Dal nuovo dizionario Salvini scompaiono la parola Nord (dal simbolo) e ogni traccia di indipendentismo e nasce il nuovo partito Lega per Salvini premier. Il risultato abbagliante, alle Europee del 2019 la cosa nuova si afferma come primo partito. E di fronte ai risultati spariscono anche i mal di pancia dei lighisti della prima ora, quelli cresciuti a pane e secessione. Il segretario corre veloce.


L’identit sbiadita

E’ un treno che non conosce soste, che non perde un talk show, che sempre puntuale agli appuntamenti che contano. Ma se corri veloce ti capita di vedere solo pezzi di strada e in molti casi li vedi sbiaditi e pian piano perdi di vista anche il tuo orizzonte. E arriva il momento in cui se qualcuno ti chiede chi sei e dove vai? probabilmente non sai cosa rispondere. Accade oggi nella Lega denordizzata prima dallo stesso Salvini e ora da Fratelli d’Italia che ne sta raccogliendo il tesoretto elettorale. Cosi accade che uno dei lighisti duri e puri come bulldog Roberto Marcato urli al suo segretario: Non sappiamo pi chi siamo. Prima erano sussurri perch c’era stato il Covid e perch nonostante tutto il partito reggeva (anche se settimana dopo settimana perdeva consensi nei sondaggi), oggi dopo il primo turno del 12 giugno quei sussurri si sono trasformati in grida e in qualche caso in avvisi di sfratto.

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Le ragioni della flessione

Ma cosa accaduto? Cos’ che ha portato la bestia a trasformarsi anche in terre da sempre amiche in un partito che in molti casi non arriva neanche in doppia cifra? Dal dizionario di un partito che negli anni diventato il partito del segretario sono sparite le parole chiave del leghismo a cominciare dalla F di federalismo e dalla A di Autonomia (solo a volte sussurrata), dalla P di Pontida di Partite Iva . E poi c’ sempre quel fattore C, i congressi, che ormai da 5 anni non vengono celebrati (Salvini stato rieletto segretario nel 2017). Ha retto poi sopraffatta dall’emergenza Covid, la parola Immigrazione declinata per con toni troppo forti come nel caso del sequestro della Nave Diciotti quando Salvini era ministro dell’interno. Le parole nuove del leghismo Salviniano sono state spesso contraddittorie un po’ come le posizioni del segretario ad esempio sui vaccini, sulle mascherine, sulle restrizioni. Forse ci sono state pi stecche che acuti nel percorso compreso tra il Covid e la guerra passando per l’elezione del capo dello Stato dove Salvini si fatto superare al Nord ancora una volta da Giorgia Meloni che ha chiamato Carlo Nordio, l’ex magistrato.

Mancata sintonia

Ma dal Salvini ministro e leader di una Lega al governo il Veneto si aspettava di pi soprattutto in chiave Autonomia

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. Ed forse qui che ha iniziato ad intiepidirsi il rapporto con la terra da sempre azionista di maggioranza di quella che era la Lega Nord. Nel Veneto delle partite Iva, nella terra dove le crisi hanno portato piccoli imprenditori al suicidio, il reddito di cittadinanza votato dal governo dove Salvini stato vicepresidente del consiglio suonato come un pugno nello stomaco. Tra Nord e Salvini, insomma il feeling forse si era interrotto gi da quel governo. Quando la Lega era Liga c’era chi le parole le scandiva con toni anche eccesivi ma era in grado di toccare le corde del popolo, del suo popolo. Lo sceriffo Giancarlo Gentilini non ha dubbi: Questa non pi la Lega.Da movimento nordista diventata un partito nazionale e questo il nostro popolo non lo ha mai accettato.

L’analisi di Gentilini

E lo sceriffo sposta l’analisi sul campo da calcio e paragona il Capitano Salvini al Ct della nazionale, Roberto Mancini. Da una parte la gestione di un partito e dall’altra quella della nazionale di calcio – spiega Gentilini – Chi perdente non pu pi guidare n un partito n una squadra come la nazionale. Di Giancarlo Gentilini non si pu dire che abbia mai peccato di coraggio. E oggi lui a chiedere coraggio ad altri, il coraggio di dire a Salvini di farsi pi in l. Devono essere i presidenti di Regione, a cominciare da Zaia, a dire al segretario che meglio fare un passo indietro perch davanti alla Lega oggi c’ un precipizio, conclude l’ex sindaco che per vent’anni ha governato a Treviso. Non troppo tardi per rimediare agli errori invece il pensiero di Gianpaolo Gobbo, gi storico segretario nazionale della Liga. Da ex sindaco per guarda i dati sull’affluenza che dimostrano come in generale gli elettori si siano disaffezionati alla politica. Salvini non ha derubricato il tema dell’Autonomia – spiega Gobbo – ma forse aver tolto la parola Nord dalla nostra ragione sociale ha sicuramente sbiadito il marchio.

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Pontida all’orizzonte

La bussola della Lega per ora indica Pontida, il 18 settembre. In quel prato non troppo amato da Salvini potrebbe esserci una nuova svolta, l’addio al governo Draghi. Ma un progetto che non piace all’ala governista della Lega. Anche perche vorrebbe dire dar ragione a Giorgia Meloni. E le politiche del 2023 sono alle porte con un doppio problema: la doppia cura dimagrante: quella dei consensi e quella che vedr lo smagrimento della squadra dei parlamentari. Avanza cosi l’ipotesi (pare gradita forse con un pizzico d’astuzia dallo stesso Salvini) di una segreteria politica dove potrebbero sedere i governatori Zaia e Fedriga e il ministro Giorgetti. Un triumvirato che nella storia del partito ha il precedente del 2012 , dopo le dimissioni di Bossi, con Maroni, Calderoli e la veneta Dal Lago a fare da reggenti. Corsi e ricorsi storici?

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16 giugno 2022 (modifica il 16 giugno 2022 | 11:07)

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