Nuova Zelanda, allevatori in rivolta contro la tassa sulle emissioni di gas intestinali del bestiame- Corriere.it

Il governo della giovanissima premier Jacinda Ardern sembra entrato in rotta di collisione con una larga fetta del suo elettorato: da gioved, migliaia di allevatori protestano con 60 convogli di mezzi agricoli — ad Auckland e nelle altre grandi citt neozelandesi come Wellington e Christchurch — contro il progetto di istituire una tassa sulle emissioni di gas intestinali da parte del bestiame. Considerato che in Nuova Zelanda vengono attualmente allevati 6 milioni di vacche (statistiche al 2020) e oltre 26 milioni di pecore, e che l’export di carni la principale voce commerciale del Paese australe, con quasi 50 miliardi di dollari di fatturato, l’imposizione della cosiddetta fart tax (che dovrebbe essere applicata dal 1 gennaio 2025) sta scatenando una rivoluzione.

Trattori a Auckland durante la rivolta contro la tassa sulle emissioni di biogas
Trattori a Auckland durante la rivolta contro la tassa sulle emissioni di biogas

La nuova tassa in vigore fra poco pi di due anni verrebbe applicata sia al metano che risulta dalle flatulenze che seguono la fermentazione enterica, sia all’ossido di azoto rilasciato dai liquami non sotterrati. Il metano non permane nell’atmosfera quanto l’anidride carbonica, ma tra i gas climalteranti uno dei fattori pi critici nella progressione del surriscaldamento globale: si calcola che sia responsabile di oltre il 30% dell’aumento di temperatura dalla rivoluzione industriale ad oggi. Ne aveva parlato lo scorso anno anche un rapporto dell’Ipcc, il panel internazionale di studi sul clima coordinato dalle Nazioni Unite (ne avevamo scritto anche su Pianeta 2030, leggi qui) che nell’agosto 2021 aveva raccomandato: Non basta tagliare le emissioni di CO2. Stop al metano.

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Un calo del 20% e prezzi dei prodotti pi cari

Il metano, dunque, il nuovo nemico. E non solo quello rilasciato dagli allevamenti intensivi di bestiame. E’ pi pericoloso e insidioso del carbone (il cui abbandono pure fra gli obiettivi che Cop27 a Sharm el Sheik dovr riconfermare), che invece sembra quasi rivalutato da alcuni studi scientifici (bruciare carbone ha un effetto climatico imprevisto: le particelle nell’atmosfera deviano parte della luce solare. Dunque, bruciare meno carbone significa avere maggior irradiazione sul Pianeta e un involontario aumento del surriscaldamento globale). Il testo del provvedimento di legge neozelandese il risultato di tre lunghi anni di studi e discussioni sulla piattaforma He Waka Eke Noa che dal 2019 riunisce governo, Maori e allevatori per costruiire la resilienza contro il climate change: secondo il governo Ardern la nuova tassa necessaria per rallentare il climate change e sul lungo periodo potrebbero giovare anche gli allevatori, che potranno vendere la loro carne a prezzi pi alti perch sostenibile e rispettosa del clima.

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Quello che puzza la politica del governo

La tassa si applicher sulla base di autodichiarazioni dei farmers, tenuti a inviare alle autorit competenti i dati sulla superficie della propria azienda, sul numero di capi di bestiame, sulle quantit di fertilizzanti azotati impiegate o prodotte. Pagheranno tutti gli allevatori che superano un certo numero di animali e determinati tetti ai fertilizzanti. Quello che puzza davvero la politica del governo, replicano sarcastici gli allevatori portati in piazza dalla lobby delle carni. Se i piani dell’esecutivo osteggiati dagli imprenditori venissero effettivamente realizzati, la riduzione di emissioni da bestiame potrebbe arrivare al 20 per cento (- 10 % entro il 2030). Ma al momento il provvedimento criticato duramente anche da numerosi sindaci di aree remote della costa occidentale in Nuova Zelanda, la pi interessata alle attivit zootecniche.

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