OLTRE LA PARTITOCRAZIA, PER UNA NUOVA DEMOCRAZIA LIQUIDA (di Alex Vön Punk)

“Noi gentiluomini di ventura scegliamo liberamente di associarci. Dividiamo bottino e rischi secondo tutte le regole. Abbiamo stabilito nel nostro ordinamento quanto vale la perdita di una gamba o di un braccio o di un pollice in combattimento. Eleggiamo i nostri capitani. Ci mettiamo d’accordo. Se qualcuno la pensa diversamente, può chiedere di riunire il consiglio, secondo l’uso e la consuetudine. Se qualcuno ha motivi personali di rancore, li risolve a terra. Abbiamo i nostri difetti e le nostre mancanze, ma quando siamo a bordo siamo a bordo, nella buona e nella cattiva sorte” (Björn Larsson, La vera storia del pirata Long John Silver, Iperborea, 2010).

Gli attuali programmi proposti dai partiti politici che correranno nella prossima tornata elettorale sono quasi tutti pressoché irrealizzabili, eccezione fatta per la tassa di successione e per l’obbligatorietà della scuola dell’infanzia proposte dai bolscevichi democratici.

Il nodo centrale di ogni programma, a quanto pare, risiede nell’emergenza: emergenza sanitaria, emergenza migranti, emergenza climatica e così via – chi più ne ha più ne metta.

I leader politici, smessi i panni dei capi politici di un tempo, assumono sempre più i contorni di televenditori. Manca solo il regalo ai primi cento elettori.

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Durante una qualsiasi crisi le persone, specie nelle fasce deboli della società, hanno meno disponibilità economica, meno accesso ai servizi e meno tranquillità, tutte condizioni che facilitano il raggiro e la possibilità da parte della politica di approfittare della situazione.

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Ogni problema nasconde una sua complessità e perciò richiede soluzioni complesse e razionali, di lunga gittata, spesso anche impopolari, che vadano oltre la logica del tifo da stadio diviso tra  destra/centro/sinistra.

La politica invece, tanto tra i partiti mainstream che dai dissidenti, resta il campo delle illusioni, delle promesse,  delle soluzioni facili ed immediate, della ossessiva ricerca del consenso, perché il consenso sono voti,  i voti sono potere. Inoltre questo meccanismo genera una distorsione tipica della democrazia rappresentativa: da una parte i partiti sostengono la volontà di porre fine all’emergenza, dall’altra fanno di tutto per perpetuarla. Persiste il problema, persiste il consenso. Persiste il potere.

I livelli di astensione raggiunti negli ultimi anni sottolineano il crescente scollamento tra partitocrazia e cittadini, i quali chiedono sempre più a gran voce di essere partecipi dei processi decisionali.

I partiti tradizionali sono finiti e anche l’attuale sistema genera frustrazione nel cittadino che non può in alcun modo scegliere la rotta da far seguire al Paese, ma è limitato nella scelta ogni 4 anni di un venditore di pentole diverso.

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La rete destrutturando i confini della conoscenza, frantuma anche i canali tradizionali della partecipazione politica spingendo verso un upgrade dell’attivismo politico.

Le formazioni politiche non riescono più a trattenere i propri militanti, si va affermando una nuova geografia liquida dell’attivismo politico. Questo non significa necessariamente la fine del “partito” ma un suo ripensamento orizzontale, partecipativo e non vincolante del singolo.

Siamo dinanzi a una metamorfosi delle forme strutturali politiche moderne, un cambiamento che, se non lasciato nelle mani dei cialtroni dell’attuale partitocrazia, potrà riportare la democrazia nel cuore della comunità, nelle mani del singolo eludendo processi comunemente chiusi ed esclusivi.

Una democrazia per essere tale deve rendere pratica oggettiva le condizioni della sua realizzazione. Per creare queste condizioni, ognuno si deve sentire investito della responsabilità individuale della decisione. E questo è possibile soltanto se il singolo può toccare con mano, vedere con i propri occhi gli effetti di questa  responsabilità, delle proprie decisioni.

Alex Vön Punk

Email: vonpunk@tutanota.com

Telegram: @VonPunk

L’AUTORE

Alex Vön Punk viene costruito a Pisa negli anni ‘80. Bandito, cantante e scrittore di canzoni punk nella band pisana Enkymosis fino al 2009. Autodidatta d’assalto tra un lavoro precario e l’altro, grafico freelanceagitatore politico e provocatore di tendenze anarchiche, anti-autoritarie e federaliste, membro del Centro Studi Liibertario “Società Aperta” che si occupa di libertarismo, diritti civili e della promozione del reddito di base universale.

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