Omicidio di Calmasino, il killer sarebbe entrato in casa dalla terrazza: manca il movente

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L’accusa è quella di omicidio volontario aggravato per Emanuele Impellizzeri, il 38enne originario della zona di Catania fermato all’una di notte tra domenica e lunedì sull’autostrada A1 all’altezza del casello di Impruneta, nella zona di Firenze, per il delitto di Chiara Ugolini, la 27enne trovata morta nell’abitazione di Calmasino dove viveva con il suo ragazzo. 
Sulla vicenda indagano i carabinieri, che in una conferenza stampa hanno spiegato le tappe che hanno portato all’arresto dell’uomo, per il quale si attende ancora la convalida. 

Il ritrovamento del corpo

Chiara sarebbe rincasata intorno alle 14 di domenica per pranzare dopo una mattinata di lavoro, dove avrebbe dovuto tornare intorno alle 18: la ragazza infatti lavorava presso un’attività di Garda del padre del suo compagno, che quando non l’ha vista arrivare ha avvisato il figlio. Le chiamate a vuoto sul cellulare hanno convinto quest’ultimo a compiere un controllo in casa, dove ha trovato il corpo della fidanzata riverso a terra in cucina a faccia in giù, vicino ad una chiazza di sangue, poco dopo le 19. Il ragazzo ha avvisato immediatamente il 118 e sul posto si è precipitato il personale medico che ha provato a rianimarla, purtroppo senza esito. 
Sul luogo del ritrovamento sono arrivati poi i carabinieri, che hanno dato il via alle indagini: sul cadavere non erano presenti ferite da arma da fuoco o da taglio e neppure particolari segni di violenza. Secondo il medico legale infatti il sangue sarebbe stato il frutto di una emorragia interna, ma per conoscere le cause precise della morte occorrerà attendere l’autopsia. 

Le indagini

I militari, intervenuti con la Compagnia di Peschiera del Garda e con il Nucleo Investigativo da Verona, hanno quindi iniziato a mettere insieme i tasselli. Su porte e finestre non erano presenti segni di effrazione e la casa non sarebbe stata a soqquadro, facendo quindi ipotizzare che la vittima conoscesse il suo assassino e che non si trattasse di una rapina finita male, mentre i vicini non avrebbero udito rumori o grida particolari, che potrebbero essere comunque stati coperti dal rumore del traffico tipico delle domeniche sul Garda. Procedendo con le attività, che si sono quindi concentrate su una cechia ristretta di conoscenze, i carabinieri hanno scoperto che all’appello mancava un vicino, ovvero il 38enne di origini siciliane, che invece avrebbe dovuto essere in casa in quanto in affidamento ai servizi sociali: Impellizzeri infatti ha alle spalle precedenti per reati contro il patrimonio, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ed era uscito dal carcere nel mese di giugno, motivo per cui gli era stato imposto l’obbligo di restare in casa in determinate fasce orarie. 
Insospettiti da questo fatto i carabinieri hanno appurato che la sua Yamaha R6 non si trovava più in garage e che due testimoni l’avrebbero visto mentre si allontanava in moto, in stato di agitazione e con dei segni sul viso che potevano sembrare dei graffi. Ulteriori accertamenti avrebbero poi mostrato che l’uomo aveva prelevato 200 euro dal bancomat situato nel centro commerciale di Affi intorno alle 20 e aveva spento da prima il telefono cellulare, rendendosi così irrintracciabile. Una serie di circostanze che hanno portato le forze dell’ordine ad approfondire la questione, sospettando che il 38enne potesse avere a che fare con la morte di Chiara. 

Fermato in autostrada

L’allerta per le ricerche ha riguardato innanzitutto aeroporto, stazioni ferroviarie e caselli autostradali della zona, ma inizialmente non ha dato i frutti sperati, così sono state allargate a tutta Italia, coinvolgendo anche le altre forze di dell’ordine, compresa la Polizia Stradale, che ha predisposto alcuni dispositivi per controllare le targhe dei veicoli che si spostavano in direzione Sud. L’ipotesi degli investigatori dell’Arma era che l’uomo fosse in fuga verso Sud, dove aveva amici e conoscenti e dove magari avrebbe potuto trovare rifugio.
Una supposizione che alla fine si è rivelata corretta, così come la scelta di una cooperazione interforze: Impellizzeri è stato fermato intorno all’una di notte in A1 dalla Polstrada nell’area di Firenze, all’altezza del casello di Impruneta, in sella alla sua Yamaha, mentre si muoveva in direzione di Roma. Gli agenti avrebbero subito notato le macchie di sangue sui vestiti del 38enne e i graffi sul volto, ed hanno avvisato i carabinieri scaligeri, che si sono diretti a Firenze. 

Confessione, ricostruzione, movente 

Davanti agli investigatori dell’Arma, Impellizzeri avrebbe fornito una confessione, ma non il movente. Il 38enne avrebbe infatti raccontato di essersi arrampicato sul terrazzino dell’appartamento passando da una finestra delle scale, e di essere poi entrato da lì in casa. La colluttazione sarebbe scoppiata quando è stato sorpreso da Chiara, ma l’uomo nega di averla colpita: «L’ho spinta», avrebbe detto ai carabinieri, facendole sbattere la testa a terra o su altra superficie, per poi ammettere che quando è stato fermato stava cercando di far perdere le proprie tracce. 
Dichiarazioni su cui lavorano gli inquirenti, che avrebbero già trovato alcune incongruenze, per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto, mentre non viene escluso che possa essere stato utilizzato un corpo contundente, ma anche su questo si spera che l’autopsia possa fornire informazioni utili. 
Ciò che il 38enne non ha confessato è il motivo per cui si è introdotto nell’abitazione tra le 17 e le 19, arrivando a provocare la morte della 27enne. 

Le ipotesi

Impellizzeri viveva in un appartamento della palazzina con la compagna e la figlia, ma il compagno della vittima avrebbe riferito ai carabinieri di non ricordare particolari litigi, situazioni di disagio o stalking, ammiccamenti o vicende strane. Neppure la compagna dell’uomo avrebbe fornito particolari indizi, ma quello di cui sembrano essere certi i carabinieri, è che sapesse che la vittima era in casa. Non viene esclusa pertanto nessuna pista mentre, insieme al 118, si cerca di ricavare più indizi possibili anche dallo stato di ritrovamento del corpo, su cui hanno lavorato i sanitari durante i disperati tentativi di rianimazione: la ragazza infatti sarebbe stata in parte svestita, ma presumibilmente perché si stava cambiando per tornare al lavoro. 
Sono diverse dunque le ombre su cui le indagini devono ancora fare luce, in attesa sempre della convalida dell’arresto del principale indiziato. 

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