Partita IVA: il fantastico trucco per non perdere i vantaggi del regime agevolato

Il regime forfettario prevede l’attuazione di una tassazione agevolata del 15% oppure del 5% per la partita IVA. Qual è il limite per usufruirne?

La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto delle modifiche anche al regime forfettario per la partita IVA.

partita IVA
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Per questo motivo, è importante verificare tutti i guadagni ed i compensi e stabilire se ricorrono ancora i requisiti per rimanere in tale sistema oppure no. Analizziamo, dunque, la normativa e scopriamo quali sono le soglie di reddito da rispettare per continuare a beneficiare del forfettario.

Partita IVA: le nuove regole

Il comma 54 della Legge di Bilancio 2023 ha introdotto le seguenti novità, per i possessori di partita IVA che ricadono nel regime forfettario:

  1. il tetto massimo di guadagni è salito da 65 mila a 85 mila euro. Se, dunque, si supera tale limite, non si ha più diritto a rimanere nel regime forfettario, a partire dall’anno successivo;
  2. è stato introdotto un tetto di 100 mila euro. Qualora venga superato, c’è l’uscita immediata dal regime forfettario, già per l’anno in corso.

Per la determinazione della tassazione della partita IVA, si applica il cd. criterio di cassa. Esso prevede che, per stabilire se è stato superato il limite reddituale, bisogna controllare tutti i compensi incassati e non la data di emissione della fattura.

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Di conseguenza, il lavoratore può anche aver emesso fatture anticipate rispetto alla percezione del guadagno, per un totale maggiore di 85 mila euro; se, però, gli incassi non superano tale soglia, può rimanere nel regime forfettario anche nell’anno seguente, se, ovviamente, rispetta tutti gli altri presupposti.

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Quali soglie di ricavi bisogna rispettare?

Alla luce di quanto, finora, specificato, per il 2023, i lavoratori con partita IVA forfettaria potrebbero trovarsi in 3 situazioni differenti:

  1. coloro che ricevono compensi fino a 85 mila euro potranno usufruire del forfettario anche per il 2024;
  2. i lavoratori che percepiscono un ammontare di compensi maggiore di 85 mila euro, ma minore di 100 mila euro, non potranno più rientrare nel regime forfettario, ma a partire dall’anno prossimo;
  3. coloro che hanno ricavi superiori a 100 mila euro, fuoriescono immediatamente dal forfettario, nell’anno in corso.

Cosa succede se si supera il limite dei 100 mila euro?

La nuova Legge di Bilancio, dunque, ha previsto una regola differente rispetto a quella antecedente del cd. “regime dei minimi”. Finora, infatti, la perdita dei presupposti per il forfettario, durate l’anno in corso, produceva l’applicazione dell’IVA ordinaria per tutto l’anno solare, con la necessità di separarla dalle attività già compiute nel periodo precedente a quello di superamento della soglia.

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Il cambio, durante l’anno in corso, dal regime forfettario a quello ordinario potrebbe causare dei fraintendimenti relativi alle fatture passive ricevute dopo il superamento del tetto di 100 mila euro. L’IVA di tali fatture darà detraibile solo se la loro esigibilità è intervenuta dopo tale passaggio. Una fattura, quindi, avuta successivamente, ma con esigibilità antecedente al superamento della soglia, comporta l’impossibilità di detrarre la relativa IVA.

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Regime di tassazione per partita IVA già avviata

La Manovra finanziaria, infine, ha previsto una nuova regola per controllare l’ingresso nel regime forfettario di contribuenti con attività già avviata. In tal caso, è possibile applicare la tassazione forfettaria alla partita IVA se, nell’anno precedente, non è stato superato il limite di 85 mila euro di ricavi.

La Circolare 9/E/2019, inoltre, specifica che l’accertamento del rispetto di tale soglia si basa sul regime contabile relativo all’anno di riferimento. Questo significa che chi, nel 2023, è intenzionato all’applicazione del regime agevolato e già ne ha beneficiato nel 2022, deve calcolare i guadagni  tramite il regime di cassa. Chi, invece, nel 2022 ricadeva nel regime ordinario, deve calcolare i ricavi tramite il cd. principio di competenza. Quest’ultimo prevede che si debbano analizzare le fatture, indipendentemente dal guadagno effettivo.

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