Patto di stabilità, rientro su misura degli Stati ma con sanzioni certe- Corriere.it

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Un Patto di stabilit e crescita pi semplice, trasparente ed efficace, con una maggiore titolarit nazionale e una migliore applicazione che consenta riforme e investimenti e una riduzione realistica, graduale e sostenuta del debito pubblico. Questi sono i principi alla base della comunicazione che definisce gli orientamenti per la riforma del Patto di stabilit (sospeso ancora nel 2023 ma salvo un peggioramento dello scenario economico torner dal 2024), presentata gioved dalla Commissione Ue. Non si tratta di una proposta legislativa (che seguir dopo la discussione tra i Paesi Ue) ma di un documento che indica i principi che dovrebbero essere alla base della riforma. Il fatto che la riduzione del debito sia su misura dello Stato membro in questione, non deve far pensare che si tratti di un allentamento delle regole. Anzi, l’obiettivo di renderle finalmente applicabili perch la flessibilit contenuta nel vecchio Patto aveva consentito delle scappatoie. Tuttavia la Germania ha gi fatto sapere di essere contraria a soluzioni su misura: le regole devono essere uguali per tutti.

La differenza pi grande con il passato che la riforma propone che gli Stati membri indebitati siglino un contratto con la Commissione, sul modello di quello per il Pnrr, che coinvolger anche il Consiglio — li dovr approvare sulla base del giudizio della Commissione —, con il quale i Paese si impegnano a portare avanti in quattro anni (fino a sette per gli Stati altamente indebitati) un percorso di aggiustamento fiscale e insieme di riforme e investimenti per proseguire nella transizione verde e digitale. L’indicatore preso in esame sar la spesa pubblica primaria. La procedura per i disavanzi eccessivi verrebbe mantenuta, mentre quella per il debito verrebbe rafforzata. Verrebbe attivata quando uno Stato membro con un debito superiore al 60% del Pil si discosta dal percorso di spesa concordato.

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Il percorso di aggiustamento di riferimento dovrebbe garantire che il debito degli Stati membri con problemi di debito sostanziali o di media entit — spiega la Commissione — sia messo su un percorso plausibile di riduzione e che il deficit rimanga credibile al di sotto del valore di riferimento del 3% del Pil stabilito dal Trattato. Gli Stati membri presenteranno quindi piani che definiscono il loro percorso di bilancio a medio termine e gli impegni prioritari in materia di riforme e investimenti pubblici. Gli Stati membri — prosegue la Commissione — potrebbero proporre un periodo di aggiustamento pi lungo, estendendo il percorso di aggiustamento di bilancio fino a tre anni se il percorso un insieme di impegni di riforma e di investimento che garantiscano la sostenibilit del debito e rispondano alle priorit e che rispondano alle priorit e agli obiettivi comuni dell’Ue. Il monitoraggio annuale degli impegni presi, secondo la Comunicazione, spetterebbe alla Commissione.

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Sul fronte delle sanzioni, verrebbero ridotti gli importi di quelle finanziarie per renderle pi efficaci mentre le sanzioni reputazionali verrebbero rafforzate . La condizionalit macroeconomica per i fondi strutturali e per lo strumento per la ripresa e la resilienza (quello da cui dipendono i Pnrr) verrebbe applicata con uno spirito simile ovvero i finanziamenti dell’Ue potrebbero essere sospesi anche quando gli Stati membri non abbiano intrapreso azioni efficaci per correggere il loro deficit eccessivo. La mancata attuazione degli impegni di riforma e investimento potrebbe comportare un percorso di aggiustamento pi restrittivo e, per gli Stati membri dell’area dell’euro, l’imposizione di sanzioni finanziarie.

La discussione tra gli Stati membri rischia di essere lunga. C’ per urgenza di modificare il Patto di stabilit: Dopo la crisi di Covid e le ricadute economiche della guerra di aggressione russa, le regole di bilancio dell’Ue dovranno consentire agli Stati membri di contenere l’aumento del debito pubblico, promuovere incentivi per aumentare la qualit delle finanze pubbliche e affrontare la tendenza prociclica del comportamento fiscale, osservano Marco Buti, Jakob W. Friis and Roberta Torre in un paper che gioved sar pubblicato sul think tank VoxEu Cepr. L’esperienza dei primi due decenni dell’Ue — spiegano — evidenzia quello che si pu definire il “trilemma del SGP”: non si pu perseguire contemporaneamente una rapida riduzione del rapporto debito pubblico/PIL, migliorare la qualit delle finanze pubbliche per riflettere le priorit comuni dell’Ue e l’impegno a “costruire-ripristinare-migliorare”, e mantenere una forte propriet e stabilit politica nazionale. Inoltre come dimostra l’esperienza, una rapida riduzione del debito in un contesto di forte propriet e di condizioni politiche nazionali stabili implicherebbe molto probabilmente tagli alla buona spesa che di solito sono sostenuti dai collegi elettorali pi deboli.

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