Pd e Salvini: ‘Taglio choc del cuneo’. Bonomi: tutti d’accordo, allora agire

Tutti d’accordo, almeno sulla carta, a tagliare il cuneo fiscale, ovvero a ridurre l’insieme di tasse e contributi che riducono l’importo effettivo della retribuzione del lavoratore, rispetto al costo sostenuto dall’impresa. Il presidente di Confindustria prende atto delle dichiarazioni dei leader politici intervenuti al Convegno dei giovani imprenditori, che si pronunciano in favore di un intervento deciso su questa materia. Il segretario del Pd Letta propone «un patto tra governo e parti sociali» che dovrebbe consistere nel «mettere il grosso delle risorse del bilancio sulla riduzione del costo del lavoro, un intervento choc sul cuneo fiscale». Più o meno sulla stessa linea Giuseppe Conte per il Movimento Cinque Stelle, fresco di scissione: «Serve un taglio del cuneo fiscale e deve essere incisivo perché serva a evitare la perdita del potere acquisto del ceto medio: dobbiamo intervenire con un’incisiva riduzione del cuneo fiscale anche per non deprimere i consumi». Il leader della Lega Salvini indica pure una cifra minima, dieci miliardi, aggiungendo però che a questa misura dovranno essere affiancati nuovi provvedimenti di sanatoria per debiti fiscali e cartelle esattoriali arretrate.
Così Bonomi può trarre le somme invitando le forze politiche all’azione, non senza qualche ironia: «Tutti qui hanno affermato che sono d’accordo sul taglio del cuneo fiscale, ed io sono contento, quindi lunedì mi aspetto che questa cosa venga fatta».
In realtà lo scenario della prossima legge di bilancio, l’ultima di questa legislatura, è al momento poco chiaro e non solo per l’incertezza legata alla corsa dei prezzi delle materie prime e all’invasione dell’Ucraina. Con la precedente manovra il governo ha messo in campo una riduzione dell’Irpef per tutti i contribuenti (non solo i lavoratori dipendenti) che vale circa 7 miliardi e un intervento più limitato (circa un miliardo) sull’Irap. Una mossa che a suo tempo non era piaciuta a Confindustria, la quale avrebbe voluto piuttosto un taglio dei contributi pagati sia dai lavoratori che dalle imprese. Questa voce è stata toccata invece solo in piccola misura e con un intervento una tantum, a beneficio dei lavoratori con meno di 35 mila euro di reddito annuo.
Per il prossimo anno si attende una prosecuzione dell’intervento dell’Irpef, in linea con la legge delega di riforma del fisco che ha appena ottenuto il via libera della Camera. Servirebbero risorse almeno analoghe ai 7 miliardi già impiegati: molto costoso sarebbe anche un intervento sui contributi. Il governo quindi si troverà probabilmente a dover scegliere.

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Il superbonus

Bonomi si è soffermato anche su altre misure degli ultimi anni che non hanno incontrato il favore di Confindustria: oltre a Quota 100 e al reddito di cittadinanza anche il superbonus 110%: «I bonus edilizi giustamente sono andati a intervenire su un settore che erano decenni che stava soffrendo – ha argomentato il numero uno degli imprenditori – ma le risorse sono state prese sottraendole ai pochi strumenti di politica industriale che aveva questo paese: è stata depotenziata industria 4.0, è stato cancellato il patent box, e gli effetti distorti di questo provvedimento oggi sono su tutti i giornali: truffe».
 

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