Pensioni: la legge Fornero riduce la spesa del 20%, ma la Lega vuole smontarla e preme ancora per Quota 41

Dai conti della Ragioneria generale dello Stato emerge un messaggio chiaro: cambiare la legge Fornero in modo sostanziale rischia di riportare il caos nel bilancio delle pensioni

Riformare la legge Fornero sulle pensioni è un punto centrale in quasi tutti i programmi elettorali, perché Quota 102 scade a fine anno e i partiti (da Fratelli d’Italia al Pd) riconoscono la necessita di aumentare la flessibilità in uscita. La questione è più che mai delicata, perché, stando ai calcoli della Ragioneria generale dello Stato, le norme firmate dalla professoressa piemontese garantiscono una riduzione della spesa per le pensioni pari al 20% fino al 2060. Il messaggio è chiaro: un nuovo intervento che allentasse i vincoli in maniera poco calibrata farebbe aumentare la spesa pubblica e rischierebbe di mettere in pericolo i conti dell’Inps, faticosamente messi in sicurezza.

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I conti della Ragioneria generale dello Stato

In particolare, nel suo ultimo rapporto sulla previdenza, la Ragioneria fa notare che le riforme varate dal 2004 hanno generato “una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali cumulati al 2060. Di questi – si legge ancora nel documento – circa un terzo è dovuto agli interventi previsti” con la legge Fornero del 2011.

L’impatto sui conti di Quota 100 e Quota 102

Al contrario, prosegue la Ragioneria, le deroghe introdotte negli ultimi anni, come Quota 100 e Quota 102, hanno determinato “un ampliamento della spesa e una retrocessione nel percorso di elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, producendo nel periodo 2019 2034 ulteriori maggiori oneri pari in media a 0,23 punti di Pil l’anno”.

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Ma la Lega insiste su quota 41

L’avvertimento non ha però fatto breccia nella Lega, che, d’accordo con i sindacati, preme per l’introduzione della cosiddetta Quota 41, che permetterebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Secondo l’Inps, una misura del genere costerebbe quattro miliardi il primo anno, ma il Carroccio dissente, sostenendo che le risorse necessarie non sarebbero superiori a 1,3-1,4 miliardi di euro. Soldi che, secondo Matteo Salvini, si potrebbero facilmente recuperare “con una revisione del reddito di cittadinanza, rimettendo in circolo i soldi”. Poi, eventualmente, ci sarebbero da affrontare le proteste di Bruxelles.

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