Per chi suona la Campana: Astici e Plastica

Il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia e la ditta di materie plastiche Fixfiber/ReefBall hanno “costruito oasi marina per un ripopolamento di astici europei in mare”.

Così affermano, ma vediamo la realtà: sembra che si tratti dell’ennesima attività che con la salvaguardia l’ambiente marino non c’entra nulla. 
 
Vi suggerisco di leggere i due articoli denuncia apparsi su questo sito già il 5 marzo 2019 e il 7 marzo 2019, che richiamavano l’attenzione sulla pericolosità per l’ambiente di questa specifica campana in cemento che rilascia microplastiche. Addirittura l’inventore americano sosteneva che la plastica fa bene all’ambiente marino. Chiederei, se possibile,  al Comune di Tarquinia di verificare con il Comune di Riccione la pessima performance delle campane utilizzate   in un progetto dai risultati fallimentari a difesa delle spiagge emiliane.
 
ecco qui i link:

https://fai.informazione.it/CCBFDCD0-BB4C-4969-A5A4-09C3606D1309/Gia-dieci-campioni-di-Reef-Ball-collocati-in-Veneto-ed-Emilia-Romagna-Sicuri-che-cio-non-possa-costituire-un-problema
 
https://fai.informazione.it/50AD2E1D-1441-4EA2-97E9-C388CFCED630/Abbiamo-fatto-studi-interni-e-trovato-che-le-fibre-plastiche-sono-benefiche-per-la-comunita-di-incrostazioni-di-specie-marine

Dal punto di vista biologico le campane non hanno alcuna valenza per lo sviluppo di questo tipo di crostaceo. Non offrono riparo se non in casi sporadici,  durante la muta del crostaceo  che diventa vulnerabile e facilmente aggredibile dai predatori. Diciamo che è il modo migliore per eliminare la specie.

Ma il punto è un altro: 

Il mare è in estrema difficoltà e ancora utilizziamo prodotti discutibili e pericolosi facendoli passare per ecocompatibili come asserisce l’Università, senza avere nessuna evidenza tecnica.  E’ facilmente verificabile dal Web e lo si capisce dai pessimi risultati ottenuti in Italia, che la campana ribalta, collassa ma soprattutto inquina. Ci chiediamo pertanto cosa riportavano i certificati del produttore e i certificati di collaudo riguardo alla composizione dei materiali. Qualcuno li ha letti?

Il materiale risultava idoneo all’immersione in acqua? E’ stata verificata la composizione del materiale? Che fine farà la povera vita marina insediata sulle pareti di queste strutture, e cosa faranno gli ipotetici astici presenti sul fondale quando queste campane rotoleranno in balia della corrente? 
 
Sarebbe importante che le autorità competenti quali la Regione Lazio e la Capitaneria di Porto del luogo, interessati e coinvolti nel progetto, verificassero lo stato dell’arte delle opere e la loro composizione traendone le debite conclusioni, come fortunatamente è avvenuto (grazie anche ai due articoli di Fai Informazione) in Emilia Romagna dove le strutture sono state addirittura rimosse. Riusciremo mai a fermare lo scempio del nostro mare?

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