Per non sparire l’M5s deve liberarsi di Conte

La timidezza dei festeggiamenti post primo turno elettorale non è stata determinata dalla giusta attesa del risultato dei ballottaggi quanto dai problemi che il voto di lista ha creato sia a destra che a sinistra. Nel centrodestra l’affermazione di Giorgia Meloni sta scompaginando gli equilibri interni e pone un primo interrogativo: fino a che punto Silvio Berlusconi e i suoi ministri sono disposti ad accettare una leadership nettamente schierata a destra e con proposte che spesso non coabitano col liberalismo e l’economia di mercato di cui il Cavaliere si è sempre fatto paladino?

Certo, si può rendere più incisiva l’alleanza tra lui e Matteo Salvini, ma se alle politiche dovesse confermarsi un voto doppio a FdI rispetto alla somma Fi-Lega sarà difficile fare emergere il centro rappresentato dagli Azzurri. Salvini potrà permettersi di sedere al governo nella posizione di vice, come si verificò coi 5stelle, più difficile appare l’operazione per Forza Italia.

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Sull’altro fronte chi ha avuto un risultato di rilievo è Carlo Calenda, che ora però dovrà decidere se partecipare o meno al “campo largo” a cui Enrico Letta non può rinunciare poiché è l’unico modo di proporsi come alternativa alla triade del centrodestra. È ovvio che Calenda non può abbracciare una simile proposta continuando a porre veti (verso i 5stelle, ora ridotti ai minimi termini) e distinguo (verso ItaliaViva). Egli sa bene che la radicalizzazione del voto politico è assai più stringente rispetto a quanto succede nel voto amministrativo.

Da parte sua il M5s per non scomparire deve cambiare leader poiché Giuseppe Conte dopo avere perso le elezioni anche a causa della contestazione populista verso il governo sembra non avere capito l’errore strategico e lo vuole addirittura aggravare. I risultati hanno dimostrato che non c’è premio per chi ha un piede fuori e uno dentro al governo. Per di più egli fa questo gioco definendosi centrista, il che implicherebbe al contrario un impegno verso la governabilità. Il “campo largo” si può realizzare solo con un nuovo corso grillino e con la valorizzazione del ruolo degli aspiranti costruttori di un centro che con l’attuale legge elettorale (che non sarà modificata) difficilmente riuscirà ad esprimere una propria autonomia.

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