Perché è difficile stabilire quando ci sarà il picco della seconda ondata di Coronavirus

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Con la stabilizzazione crescente della curva dei contagi da Coronavirus che si è registrata negli ultimi giorni, complici le misure restrittive stabilite nell’ultimo Dpcm, si è tornati a parlare di picco dell’epidemia. Quando arriverà? Secondo gli esperti del Cts, citati anche dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, in un’intervista al quotidiano La Stampa, il picco della seconda ondata di Covid-19 potrebbe esserci già tra 7 giorni. “Se questo è vero – ha spiegato il titolare del dicastero -, si conferma la validità della strategia che abbiamo adottato, che alla fine è molto chiara: vogliamo governare la curva, senza arrivare al lockdown totale. E si conferma la necessità di non mollare adesso: i prossimi sette-dieci giorni saranno decisivi, e ci diranno se la divisione del Paese in tre zone, e il meccanismo sostanzialmente automatico delle restrizioni regione per regione, sta dando i frutti che tutti speriamo”.

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Anche secondo Roberto Battiston, fisico dell’Università di Trento ed ex presidente dell’Agenzia Spaziale italiana, il picco potrebbe essere raggiunto il prossimo 27 novembre, come ha sottolineato a La Repubblica. Dopo questa data, in altre parole, il numero dei nuovi casi dovrebbe cominciare a diminuire e l’Rt, cioè l’indice di trasmissione del virus, dovrebbe assestarsi intorno alla soglia di guardia di 1 o addirittura ad un gradino più in basso, il che confermerebbe che il picco c’è stato e che si possono cominciare ad allentare in parte le misure restrittive dell’ultimo mese soprattutto in vista del Natale. Tuttavia, non è poi così semplice fare previsioni e dare delle date.

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Nel corso della prima ondata il picco fu raggiunto intorno al 4 aprile, in pieno lockdown, quando c’erano 29.010 pazienti Covid ricoverati nei reparti di area medica. Fu il numero massimo raggiunto. Oggi sono molti di più. Tuttavia, come ha sottolineato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della Sanità e membro del Cts, l’aumento quotidiano dei casi è costante, ma non avviene più quello che succedeva a inizio ottobre quando il numero di nuovi casi positivi raddoppiava da una settimana all’altra. Si tratta di una stagnazione, o dell’inizio del cosiddetto “plateau”. Ma essendo saltato il sistema di tracciamento dei contatti è difficile capire cosa ci aspetterà nei prossimi giorni, quando comunque molto dipenderà da quanto funzioneranno le misure di contenimento. Su questo gli esperti concordano: dalla firma dell’ultimo Dpcm del 3 novembre bisogna aspettare almeno due settimane. La speranza è che a un certo punto si riuscirà a fare quello che è stato fatto da fine aprile-maggio, per tornare con un Rt pari a 1. Potremo così vedere la discesa dopo un periodo in cui il numero dei contagi quotidiani resta stabile.

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