Perché la riforma 2023 del reddito di cittadinanza sarà inevitabile

A partire dal prossimo anno è molto probabile che per il reddito di cittadinanza nulla sarà più come prima. Nel caso peggiore il sussidio potrebbe essere abolito. Con la probabilità che questo scenario si verifichi, che è strettamente correlata alla formazione del nuovo Governo. Tra il centrodestra e il centrosinistra verso le elezioni politiche di settembre.

Per esempio, il partito Fdi di Giorgia Meloni nelle scorse settimane ha più volte ribadito l’intenzione di abolire il reddito di cittadinanza. Ma ultimamente il partito più rappresentativo della destra italiana è orientato al riguardo su posizioni più caute. Affermando che il reddito di cittadinanza andrebbe concesso solo ed esclusivamente a chi è per davvero povero e a tutti coloro che non possono lavorare. Nello stesso tempo, stop ai furbetti del sussidio con controlli incrociati e verifiche a tappeto da parte della Guardia di Finanza.

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Perché la riforma 2023 del reddito di cittadinanza sarà inevitabile

Pure la Lega, guidata da Matteo Salvini, è favorevole a una profonda riforma del reddito di cittadinanza. Così come Forza Italia è favorevole a dirottare buona parte delle risorse stanziate per il sussidio al fine di aumentare le pensioni. Nel ricordare che l’ex premier Silvio Berlusconi ha promesso di recente di portare le pensioni minime a 1.000 euro al mese. Per 13 mensilità.

Ecco perché la riforma 2023 del reddito di cittadinanza sarà inevitabile. Che sarà più o meno profonda in base al colore del prossimo Governo italiano. Con un Governo di centrodestra, dopo le elezioni politiche di settembre, è infatti lecito ipotizzare che il reddito di cittadinanza sarà sensibilmente depotenziato.

Le modifiche al sussidio sono attese pure con un eventuale Esecutivo di centrosinistra

Ma anche con un eventuale Governo italiano di centrosinistra le cose cambierebbero. In quanto il Partito Democratico guidato dal segretario Enrico Letta punta a modificare la misura sotto molti aspetti. A partire dal rilancio delle politiche attive per il lavoro e passando per una revisione degli importi erogati. In quanto ad oggi ad essere paradossalmente più penalizzati sono i percettori che appartengono a famiglie numerose e/o con figli minori.

Il tutto fermo restando che ci sono posizioni sul reddito di cittadinanza nel centrosinistra che non coincidono. Se infatti il Movimento 5 Stelle è come sempre propenso in ogni sede a difendere la misura a spada tratta, Italia Viva, guidata dall’ex premier Matteo Renzi, più volte ha ribadito la propria posizione netta, che è quella di abolire senza rimpianti il reddito di cittadinanza.

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