Petrolio, la flotta (fantasma) dei russi per aggirare le sanzioni europee- Corriere.it

Una rete complessa (e segreta) di navi, armatori, porti e passaggi sicuri dominati da Paesi ancora disposti a trattare con la Russia. Una rete opaca fatta di intermediari, di carichi nascosti privi di coperture contro i danni ambientali, polizze fantasma, trasbordi di greggio in mezzo agli Oceani da una nave all’altra. Una rete costituita da petroliere battenti bandiere di comodo, con triangolazioni in Europa tra Cipro e Malta. Una serie di tecniche per aggirare il divieto europeo che incombe sul petrolio russo: per il prodotto crudo scatta da dicembre, per quello raffinato come benzina e diesel, da febbraio. Sulla falsariga di quello che gi successo con Iran e Venezuela: stavolta per c’ di mezzo Mosca, il secondo produttore al mondo di greggio, e dunque significa la fine del mercato di questa commodity per come l’abbiamo visto finora e l’inizio di una nuova era.

Date le rotte a lungo raggio gli ultimi carichi si stanno muovendo adesso. Da dicembre gli armatori europei perdono la possibilit di coprire il rischio assicurativo sotto qualsiasi forma e lo perdono anche i trader sui valori del carico, spiega l’armatore Paolo d’Amico, presidente esecutivo della d’Amico shipping. Dunque c’ un riposizionamento globale, un mercato parallelo sul petrolio, che non si mai visto nella Storia. Ci sono personaggi sconosciuti che stanno comprando navi spesso vecchie per avviarlo. Stanno componendo una flotta dark, flotta che gi esiste per il crudo iraniano e venezuelano, una flotta che andr a crescere nei prossimi mesi mentre la Russia comunque perder quantitativi di vendita. Questo inevitabilmente provocher dei costi aggiuntivi di logistica e dall’altro determiner anche un forte sconto sul prezzo. Col corollario di una possibile competizione al ribasso sui prezzi tra petrolio russo ed iraniano appetito da acquirenti indiani e cinesi, aggiunge d’Amico. L’armatore segnala che sui prodotti raffinati, come il diesel, c’ un accordo tra Brasile e Russia per la vendita ad un prezzo di favore, come ha recentemente annunciato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Un altro elemento geopolitico che si lega al taglio della produzione di greggio dei Paesi Opec+ che ha fatto inalberare Washington.

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Se si guarda a quante navi sono state vendute negli ultimi sei mesi ad acquirenti sconosciuti, molto chiaro che stata creata una flotta per trasportarli, ha affermato di recente a Bloomberg Christian Ingerslev, amministratore delegato di Maersk Tankers, che gestisce una flotta di 170 navi, nessuna delle quali serve la Russia. Da qui al 5 dicembre — quando l’Ue vieter le importazioni di greggio russo e interromper la fornitura di materiali, finanziamenti e coperture assicurative per i relativi traffici — che cosa succeder su questo mercato dato che gi da ora cominciano a scarseggiare le navi? L’agente marittimo Braemar stima che per trasportare quattro milioni di barili al giorno di esportazioni russe nell’estremo Oriente, molte delle navi acquistate da chiss chi dovranno essere aggiunte alle 240 petroliere che stanno gi trasportando greggio iraniano e venezuelano.

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C’ stato un forte aumento del commercio di petroliere dalla guerra in Ucraina. Tendenza che sta accelerando in vista della scadenza del 5 dicembre da parte di entit con sedi a Dubai, Hong Kong, Singapore e Cipro, aggiunge Anoop Singh, a capo del dipartimento ricerca ed esplorazioni di Braemar. Oltre a ci c’ un’impennata nei trasferimenti da nave a nave, il cosiddetto ship to ship: i carichi vengono trasferiti da una nave cisterna all’altra in mezzo al mare. Petrolio che parte da navi russe pi piccoline, anche per effetto del fatto i porti russi hanno in prevalenza fondali che non consentono un grosso pescaggio. Cos succede che diverse navi cisterna trasferiscono il prodotto su navi pi grandi battenti bandiere europee o di Paesi non sanzionati da Bruxelles.

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