Politiche 2022, tra speranze e tanta rassegnazione: ecco cosa pensano gli elettori napoletani

Sfiducia e rassegnazione la fanno da padrona. Non è un mistero che in Italia, negli ultimi tempi, il partito più votato è quello degli elettori che ormai hanno rinunciato persino di recarsi alle urne.

Scetticismo e diffidenza entrano a far parte, spontaneamente, nelle parole all’ordine del giorno dell’estate italiana che anticipa la tornata elettorale del prossimo 25 settembre. Quando i cittadini, aventi diritto al voto, saranno chiamati ai seggi per eleggere il nuovo esecutivo. Ovvero il quarto Governo nel giro di neanche cinque anni.

La speranza, per gli elettori, è comunque l’ultima a morire. Così, anche sotto l’ombrellone, si osservano e si studiano programmi e campagne elettorali. Accordi e disaccordi. Coalizioni o scissioni dell’ultimo minuto. Questa volta, osservando i pareri rilasciati da napoletani e turisti italiani in questi giorni in città, la voglia di adempiere al dovere civico c’è. Visto anche che – come ricordano in tanti – «non si vota un governo dalle ormai lontane politiche del 2018».

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A mancare però sono partiti, gruppi, o schieramenti «in cui ci sentiamo veramente rappresentati». Ne sanno qualcosa a riguardo giovani e giovanissimi che si dicono, in coro, totalmente delusi dalla politica italiana a trecentosessanta gradi.

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«I partiti più votati, che probabilmente vinceranno le elezioni, non pensano minimamente ai giovani». Gabriella, 21enne napoletana, quest’autunno si recherà per la sua terza volta di sempre in una cabina elettorale. Ma ad oggi non sa ancora per chi esprimere la sua preferenza.

«L’Italia è un Paese di vecchi» è l’ardua e sincera sentenza della coetanea Eliana: «Credo che i partiti più grandi preferiscano puntare ad un elettorato anziano e non sui giovani. Cosa che è totalmente sbagliata dal momento che noi siamo il futuro».

Chi invece si trova a cavallo tra le due generazioni, come la 30enne Martina, chiede semplicemente un impegno tangibile, anche superando i concetti di destra e sinistra, verso le sfide e gli obbiettivi da raggiugere nel prossimo futuro. «Al momento il mio interesse è che si rientri nei framework europei, come ad esempio il clima». «Serve un’attenzione – precisa la donna – verso tematiche di uguaglianza vera. Dare possibilità uguale a tutti di fare cose come: lavorare, studiare o vivere. Quello che non mi piace, del contesto attuale, è proprio il fatto che non vedo interesse verso queste tematiche».

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Disinteresse che si espande anche verso i più anziani. Sono in tanti, infatti, a scappare dalle domande appena si sente un nome di un politico o di un candidato. «La verità è che la maggior parte dei cittadini crede che i politici non fanno niente perché pensano solo a loro stessi» commenta mesto il 70enne Giuseppe.

Allo stesso tempo, come già detto, la voglia di recarsi alle urne c’è ed è davvero tanta. Anche per chi come Fabiola, proveniente dalla provincia di Torino, riteneva più sensato mantenere l’esecutivo uscente ed il suo premier Mario Draghi vista anche la «situazione che stiamo vivendo in questo momento: sarebbe stato più opportuno evitare crisi di Governo». L’ex presidente della Bce, per la piemontese, «è una persona molto importante che avrebbe potuto portare avanti il Paese, non come gli altri».

Contestualmente, in questo calderone pre elezioni, non può mancare chi ha idee e preferenze già ad oggi ben chiare e delineate. Pasquale, disoccupato sulla quarantina residente nel Rione Sanità, non ha neanche un minimo di dubbio: «Voterò Giuseppe Conte – dice l’uomo senza un filo di tentennamento – perché magari lui, anche attraverso il reddito di cittadinanza, ci può aiutare. Di Maio? Anche lui è una brava persona, almeno per me, ma io preferisco Conte che ci deve aiutare un poco».

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Antonio, casertano trapiantato da anni a Milano, confida invece nel leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Da mesi in cima ai sondaggi. «Ormai le abbiamo provate tutte in Italia – Antonio –  l’unico partito che non abbiamo provato e Fdi quindi mi auguro che tutte le promesse che ha fatto la Meloni in questi anni, una volta entrata in Governo, possa mantenerle».

Giorgio, milanese trapiantato a Napoli, il prossimo settembre percorrerà un viaggio di oltre 800 chilometri solo per tornare a casa e poter votare. Dal momento che – nonostante la distanza e la poca fiducia nella classe politica – preferisce ugualmente adempiere ad un suo diritto. Ma di un’ipotetica vittoria della Meloni non ci vuole neanche pensare. Anzi si mostra persino preoccupato: «Da ragazzo omosessuale – dice Giorgio – pensare che un personaggio come la Meloni abbia una possibilità, quasi certa, di salire al Governo non è proprio entusiasmante per me».

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