Prezzi alti, Fisco a nozze Iva record: l’inflazione nasconde sovratassa, il bonus da 200 euro solo un palliativo

Prezzi alti? Fisco a nozze. Boom di incassi. Certificato Bankitalia. I prezzi pazzi sono una conseguenza dell’inflazione che porta con sé una sorta di sovratassa implicita.

L’aumento esponenziale dell’IVA incide sul portafoglio degli italiani ma “fa bene” all’erario perché il caro prezzi determina l’incremento delle entrate fiscali. I primi cinque mesi del 2022 le entrate tributarie sono aumentate del 10,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tradotto un soldoni è un bella cifra: 18.562 milioni di euro.
In cinque mesi il Fisco ha totalizzato 188,67 miliardi.

Certo, sostiene Bankitalia, non tutto l’incremento è attribuibile all’IVA. Altri due fattori hanno determinato la cifra record: la ripresa dei versamenti a suo tempo stoppati dai due decreti del 2020 (“Rilancio “ e  “Agosto“). A maggio l’incremento maggiore (+13,2%). Le imposte indirette – esempio l’IVA che colpisce i consumi –  hanno registrato un +19,8% e l’Iva, naturalmente, ha dato il maggior contributo.

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CASA: SEGNALI DI RIBASSO IN VISTA.  E DEBITO PUBBLICO RECORD.

Dato importante, significativo. Lo ha comunicato la stessa Bankitalia a conclusione di un proprio e corposo sondaggio sulla casa. In sintesi: potrebbero presto tornare a calare i prezzi delle case.  Colpa della guerra in Ucraina, della inflazione. E frenano pure le richieste di mutui del 67,5%%. E anche questi sono dati che inquietano.

Se poi aggiungiamo che è stato raggiunto il record del debito pubblico – ora a quota 2.776 miliardi (+1,9%) da inizio anno –  si converrà quanto sia urgente una riforma profonda e urgente. Anche perché il debito pubblico non sta fermo. Dunque è necessario, in un momento di crisi come questo, innalzare le spese pubbliche e ridurre le tasse. Fior di economisti concordano.

Rendere il debito pubblico sostenibile vuol  dire investire i soldi che vanno sì  ad aumentarlo ma contribuiscono alla crescita economica del paese. E chi lo spiega ad una campagna elettorale furiosamente cieca, sorda ai bisogni reali della gente?

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IL BONUS DA 200 EURO? POCO PIÙ DI UN PALLIATIVO PER I PREZZI

L’introduzione a luglio del bonus da 200 euro ha un po’ calmierato l’effetto  del costo della vita. Ma si è rivelato un semplice palliativo, un medicamento fragile. Un provvedimento nobile nel suo intento ma che ha soltanto allontanato (peraltro di poco) le conseguenze. Oltretutto hanno ricevuto questa piccola boccata di ossigeno 13 milioni di pensionati e 800mila famiglie di percettori del reddito di cittadinanza.

È cominciata la cosiddetta “fase due “ dedicata alle categorie escluse. Molte. Ma ci sono mille lacci e lacciuoli  che scoraggiano le domande. Per carità, c’è tempo fino al 31 ottobre. E nel frattempo? Si porta pazienza. Come sempre. Magari scomodando Santa Rita da Cascia, la mistica che sapeva sopportare il morso del dolore. L’avvocata dei casi disperati. Meglio non perderla di vista.

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