Primo giugno 1981. 40 anni fa: l’Azienda del gas

Primo giugno 1981. 40 anni fa all’Azienda del gas. All’epoca si chiamava Azienda Municipalizzata del gas e distribuiva da 120 anni “gas di città”, essendo stata costituita nel 1861, dalla società Belga, “Compagnie General pour l’eclairage et le chauffage par le Gas”. Come in tutte le aziende del gas, il gas si produceva attraverso la distillazione del carbon fossile, ma a Catania la produzione non avveniva più attraverso la distillazione del carbone, bensì attraverso un processo di cracking catalitico del metano. Il metano era giunto in azienda circa 30 anni prima, negli anni ‘50, e veniva utilizzato per produrre un gas simile al gas di città. Il metano ad alta temperatura, circa 1200 gradi,  con l’aggiunta di vapore acqueo si scindeva e produceva un gas a basso potere calorifico, costituito in gran parte da  idrogeno, un poco di CO2 e di azoto e purtroppo un buon 11÷12 percento di ossido di carbonio. Essendo l’ossido di carbonio estremamente velenoso, le aziende che distribuivano gas di città, dovevano purtroppo registrare ogni anno morti, per intossicazione. Questo soprattutto tra gli utenti finali, anche perché, non erano ancora state introdotte, tutte le sicurezze negli apparecchi di utilizzazione, che sono presenti adesso, per cui bastava semplicemente, che un fornello si spegnesse, anche solo per del latte fuoriuscito dal pentolino, e con l’aggiunta di un poco di distrazione, si compiva la tragedia. In alcuni casi venivano sterminate famiglie intere, ed a Catania, ogni anno si registravano  una decina di morti, come altrove, con il gas di città, ad esempio a Londra i morti in un anno potevano essere anche più di cento. Queste morti erano considerate inevitabili, come le folgorazione con l’energia elettrica prima dell’avvento del salvavita obbligatorio, o come i morti da incidente stradale, e dopo qualche giorno facevano parte delle statistiche. Con l’avvento del metano, già in Francia e nel nord Italia, a Bologna, a Firenze, Padova e tanti altri centri minori, si cominciava a distribuire il gas “tal quale”, sia su reti nuove ma anche sulle reti esistenti, che erano state trasformate da vecchio gas di città a metano, mentre c’erano altre città che continuavano a fare questa sorta di mistura, partendo dal metano e producendo un gas simile al vecchio gas di città. Tra queste, alla stessa epoca, c’erano ancora Madrid, Barcellona, ed altre che avevano individuato questa formula di non adeguare la rete, ma di produrre il gas partendo dal metano ed ottenendo un gas simile al vecchio gas di città, con tutte le problematiche di sicurezza, ma anche con il forte limite alla diffusione del gas stesso, a causa del basso potere calorifico del gas di città, rispetto al metano. Inoltre c’era lo spreco, che partendo da un gas dal potere calorifico elevato e facendo tutto questo lavoro di riscaldamento e trattamento, la resa finale dell’operazione era intorno al 75%, quindi un 25% dell’energia andava perduta, oltre all’obbligo di adeguare la produzione al consumo del gas da parte degli utenti. Io definivo questo trattamento, “usare lo champagne per fare la gazzosa”. In quell’epoca, ho dovuto registrare due episodi fondamentali nella decisione di correre l’avventura di mettere il metano nella rete di Catania  Due persone erano finite in coma, all’ospedale Santa Marta, per intossicazione da ossido di carbonio, tra l’altro, erano persone che non erano allacciate alla rete del gas. Era avvenuta la rottura di una tubazione, e ciò in una zona dove non ci poteva aspettare tale eventualità, in quanto la sede stradale era molto stabile, e non era stata interessata da lavori di scavo. La conseguente perdita sotterranea, aveva portato l’ossido di carbonio nella casa terrana occupata dai due coniugi, intossicandoli. Mia moglie dinanzi a questo episodio, mi ha scongiurato, chiudi l’azienda, dai subito le dimissioni e scappatene, non rimanere a gestire un’azienda senza futuro e pericolosa. Non era proprio la mia intenzione, non per motivi personali, ma perché esisteva una soluzione che coniugava la sicurezza della rete e lo sviluppo dell’utenza, ed era quello di mettere direttamente il metano nella rete, operandone la trasformazione. Ma come al solito, la politica ci ha messo più di uno zampino, e negli anni precedenti, avevo approntato un infinita di progetti per la metanizzazione della rete. Il primo progetto era di 250 milioni delle vecchie lire, non piaceva, mi dicono portiamolo a 500 milioni aggiungendo un po’ di rete nuova, ed alla mia osservazione, a cosa mi serve la rete in più, se l’urgenza è quella di mettere in sicurezza la rete esistente, la risposta era sempre la stessa, questa dimensione di investimento non interessa ai politici. Così siamo passati dal progetto di 500 milioni a quello da un miliardo, per poi ad uno da due miliardi, sempre aggiungendo interventi di sviluppo della rete, che ritardavano la messa in sicurezza di quella esistente. Non si veniva mai al dunque, e non veniva approvava la metanizzazione, così ero sempre più obbligato a riuscire a sbloccare la situazione, o dover chiudere tutto ed eliminare il servizio della rete del gas da Catania. Un’occasione favorevole, si è presentata allorquando in Azienda venne a mancare il consiglio di amministrazione, perché tutti i consiglieri avevano dato le dimissioni e l’Azienda era amministrata dalla Giunta Municipale. La Giunta Municipale ci amministrava con molto distacco, infatti le nostre delibere non venivano mai trattate, e per mesi non abbiamo potuto avere neanche avere i soldi per lo stipendio. Poi, all’improvviso, hanno approvato tutte le delibere in una volta, e da qualche particolare era chiaro che le stesse non erano state neanche attenzionate. Era l’occasione buona per inserire e fare approvare la deliberazione di mettere il metano nella rete del gas. Proviamo a vedere se, anche questa delibera passa inosservata, così mettiamo al quattordicesimo punto dell’ordine del giorno la metanizzazione della rete, in mezzo a tanti altri provvedimenti di normale amministrazione. Basso profilo ed il trucco riesce, la delibera viene approvata, e sicuramente non è stata rilevata la portata di ciò che intendevamo fare. Siamo partiti subito ad organizzare l’immissione del metano nella rete del gas, perché già negli anni precedenti avevamo provveduto ad inserire tantissime valvole nella rete, in maniera tale da poter intervenire, sia ai fini della sicurezza, sia per suddividere la rete in piccole zone, da potere essere servite dal metano, l’una dopo l’altra. L’altro episodio determinante, è rappresentato da un incidente occorso nella consorella azienda municipalizzata di Salerno, dove muoiono tre gasisti, mentre facevano un lavoro in sottosuolo e sono stati avvelenati dall’ossido di carbonio. In quell’occasione abbiamo preso la macchina, e con un’unica tirata siamo arrivati fino a Salerno per renderci conto che l’immissione del metano nella rete doveva essere fatta nei tempi prefissati. Al primo di giugno del 1981, finalmente e senza il minimo clamore, senza nessuna traccia sulla sulla stampa, immettiamo il primo metano nella rete, per estenderlo al resto della rete nei mesi successivi. Abbiamo operato con una ditta di Torino, presente con tante squadre esterne, che hanno trasformato tutti gli apparecchi di utilizzazione, dal vecchio gas al metano. Per ogni zona si cominciava con le utenze più grosse, esercizi commerciali, ristoranti, torrefazione del caffè, laboratori, per poi passare alle utenze domestiche, con la trasformazione di scaldabagno, forno, cucina e caldaia, e la trasformazione di ogni singola zona, si completava in tre o quattro giorni, per rendere minimo il disagio all’utenza. La sorpresa è stata tanta, perché neanche il giornale sapeva della nostra operazione, e l’indomani un trafiletto di pochissime righe ha segnalato, “Da ieri il metano nella rete del gas”, questo trafiletto tardivo ed in quinta pagina è stata un po’ la nostra fortuna, perché se i politici avessero subodorato la nostra l’operazione, che loro avrebbero gestito in tutt’altro modo, certamente non sarebbe passata. Io ho sintetizzato quest’operazione, con lo affermazione fattami in seguito da un consigliere comunale, “Ero stato un pazzo, per aver fatto un’operazione con 120 milioni di lire, mentre loro l’avrebbero fatta benissimo con 10 miliardi di lire, pertanto io non sarei mai potuto andare d’accordo con i politici”. Il risultato più importante di quel magico primo giugno 1981, è stato quello di distribuire alla cittadinanza, un gas privo di tossicità, ma il passaggio da azienda di produzione ad azienda di distribuzione, ha avuto anche la conseguenza di rendere disponibile per tutti il gas per riscaldamento individuale, prima usato da un’utenza limitata, e con una spesa di soli 120 milioni di lire, ottenere un risparmio di 650 milioni di lire l’anno, per tutti gli anni a venire, come minor costo di materia prima ed elettricità. Quel giorno, Catania diveniva la prima grande città, a sud di Firenze, ad avere il metano nella propria rete, diversi anni prima di Milano, Roma, Napoli, o Palermo. Ing. Sebastiano Tricomi, già Direttore dell’Azienda Municipalizzata del Gas di Catania.

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