Proclami razzisti a parte, la Destra non ha contenuti. Atlantismo becero a parte, nemmeno il PD (C. Meier)

La campagna elettorale del Centrodestra si contraddistingue per contenuti puramente demagogici e privi di una reale attinenza ai problemi reali della società italiana.
In primis, Giorgia Meloni, si sta esercitando in una crociata quotidiana contro il reddito di cittadinanza, sebbene sia una misura di civiltà che assiste più di un milione di nuclei famigliari in grave difficoltà economica.

“Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento totale, nonostante abbia avuto per lo Stato un costo esorbitante pari a circa 9 miliardi di euro l’anno”. La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni torna ad attaccare, in un video su Facebook dal titolo ‘Pronti a combattere la povertà investendo sul lavoro‘, il reddito di cittadinanza rilanciando la proposta del proprio partito. Secondo Meloni, il reddito “ha fallito come strumento di lotta alla povertà, che doveva essere abolita, e invece ha raggiunto i massimi storici e ha fallito come misura di politica attiva del lavoro”, piuttosto, dice ancora nel video, “le risorse per le politiche attive andavano usate per aiutare le imprese ad assumere”. “Noi crediamo che uno Stato giusto non debba mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo – continua – Uno strumento di tutela serve per chi non è in condizione di lavorare: over 60, disabili, famiglie senza reddito che hanno dei minori a carico. Ma per gli altri quello che serve è la formazione e gli strumenti necessari a favorire le assunzioni. Perché la verità è che l’unico modo di combattere ed abolire la povertà è consentire a chi è in una condizione difficile di migliorare quella condizione”.

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“Siamo pro-Europa, pro-Occidente, pro-NATO, con la democrazia liberale come unico punto di riferimento”, ha dichiarato Silvio Berlusconi a Politico EU, aggiungendo che “non prenderebbe parte a nessun governo” se non fosse assolutamente sicuro della sua “correttezza democratica, senso di responsabilità e lealtà verso l’Europa e l’Occidente”.

Berlusconi ha negato che i partiti dell’alleanza di destra siano estremisti, sostenendo che la coalizione è di centrodestra e che “non ha nulla a che fare con i movimenti estremisti di altri Paesi”. Secondo Berlusconi, è il centrosinistra ad essere discutibile, poiché la sua coalizione comprende un partito di estrema sinistra che ha votato contro l’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO.

“Avremmo preferito che il governo Draghi fosse andato avanti fino alla scadenza naturale della legislatura con le elezioni del 2023 – ha affermato Berlusconi stando a Politico EU -. Ma questo non è stato possibile a causa del comportamento irresponsabile dei 5 Stelle e delle manovre ambigue dei Democratici. Pertanto, “non c’era altra soluzione che restituire il voto al popolo”.

Intanto, informa l’Ansa, è tempo di liste anche per il centrodestra, in alto mare con collegi da assegnare, documenti da vagliare e sacrifici da imporre a chi resta fuori.
Inevitabilmente. Non ci gira intorno Antonio Tajani che ammette le difficoltà di Forza Italia nel definire il puzzle elettorale, a pochi giorni dalla presentazione delle candidature (la deadline è il 22 agosto). “Il taglio dei parlamentari pesa per tutti”, argomenta il numero due del partito, sicuro però che “troveremo il modo di far sentire ognuno parte della squadra”.

Problema comune alla Lega, all’opera sulle candidature e che intanto svela i nomi di altri due candidati civici: il giurista Giuseppe Valditara e il presidente di FareAmbiente, Vincenzo Pepe, in aggiunta al presidente dell’Unione ciechi, Mario Barbuto. Matteo Salvini tuttavia garantisce che “ascolterà il territorio, oltre a tutti i dirigenti”. Rassicurazioni a parte, i numeri sono inclementi e destinati a pesare soprattutto per Lega e FI. Colpa dell’effetto doppio della riforma costituzionale – che riduce di un terzo il Parlamento, con 600 eletti in tutto – e dei consensi attesi in calo per i due partiti, rispetto ai tempi d’oro. Risultato: meno posti e più scontenti. Tutt’altro clima si respira in Fratelli d’Italia, complice il vento in poppa registrato dai sondaggi e di conseguenza il rischio ‘overbooking’ all’orizzonte. Per ora su nomi e collegi, bocche cucite anche in via della Scrofa. Parola d’ordine è il ritorno alla politica, che dovrebbe dominare le liste con più candidati politici che ‘civici’. I tecnici potrebbero invece essere arruolati per la futura squadra di governo. Riguardo ai big, è probabile che Giorgia Meloni si candidi nel collegio uninominale di Latina 1, dove è stata eletta in passato, oppure in un altro collegio romano.

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Nel Lazio dovrebbero correre pure il capogruppo del partito alla Camera, Francesco Lollobrigida e il vicepresidente a Montecitorio, Fabio Rampelli. Tra le new entry spunta l’ex pilota Emerson Fittipaldi: l’italo-brasiliano che fu campione di Formula uno sarebbe in lizza nella circoscrizione sudamericana di FdI.

Ancora un paio di giorni servono a FI per chiudere la partita, ma non si esclude che si arriverà in extremis “come sempre succede”, ricordano i parlamentari più anziani. Certa è la sfida di Silvio Berlusconi nel collegio uninominale della ‘sua’ Monza, la stessa della sua squadra che ha conquistato la serie A, oltre che capolista in più regioni. In lizza agli uninominali alla Camera, il capogruppo Paolo Barelli, mentre non ci saranno nomi storici come Adriano Galliani e Renato Schifani (in corsa per la presidenza della Sicilia). Ma nelle chat dei parlamentari – raccontano alcuni azzurri – la fibrillazione è alta e ormai è caccia aperta alla conferma. Stando alle stime più fosche che lasciano il partito poco sotto il 10%, il rischio è che gli eletti azzurri si riducano a una cinquantina, tra deputati e senatori rispetto agli attuali 123. Non andrebbe meglio alla Lega che dai 192 attuali, teme di perderne una sessantina oltre a quanti verranno esclusi per via del voto.

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Christian Meier

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