Professoressa uccisa dall’amianto nel 2017, il MIUR dovrà risarcire la famiglia

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Muore nel 2017 di mesotelioma causatogli dall’esposizione all’amianto a cui è stata esposta, nella scuola in cui lavorava. Il tribunale del Lavoro di Bologna ha condannato il MIUR a risarcire i familiari della professoressa per il danno, la cifra da versare è di 930.258 euro. Si tratta della prima condanna del MIUR per la presenza di amianto nelle scuole.

La presenza di amianto nelle scuole, professoressa morta

La professoressa di matematica e scienze Olga Mariasofia D’Emilio, nel bolognese, aveva scoperto di essere malata nel 2002 e da quel momento ha lottato duramente contro la malattia, senza poterne uscire vittoriosa e si è spenta il 21 febbraio 2017 dopo una lunga esposizione all’amianto, presente nella scuola in cui lavorava.

La sostanza sembra che fosse largamente diffusa nella istituto superiore, soprattutto nei laboratori di chimica e fisica, proprio i settori di cui la donna era responsabile.
A seguito della sua morte i figli Andrea e Silvana, si sono messi in contatto con l’Osservatorio Nazionale Amianto, l’associazione che si occupa della tutela dei cittadini e lavoratori dal rischio amianto, in quanto volevano giustizia per la morte della madre che poteva essere evitata.

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Un’altra volta per far valere i propri diritti e capire a chi deve essere attribuita la responsabilità.
Allora l’Osservatore Nazionale Amianto si è consultato con gli avvocati Ezio Bonanni e Massimiliano Fabiani che, nelle corso degli anni, dopo assidue ricerche e analisi, hanno dimostrato la presenza nociva dell’amianto nella scuola. La condanna è quindi arrivata ma bisognerà aspettare ancora un po’ per capire a quanto ammonterà il risarcimento danni nei confronti di Andrea e Silvana.

Questo fatto ha portato alla luce una questione molto preoccupante e che stando alle parole del presidente dell’Ona, Enzo Bonanni, sarebbe “soltanto la punta dell’iceberg”.
“Il caso della professoressa D’Emilio non è isolato, l’amianto nelle scuole sta provocando una vera e propria epidemia tra docenti e non docenti.
Ci sono ben oltre i 91 casi censiti dal VI rapporto mesoteliomi, sono deceduti per questa neoplasia molto rara, che è la punta dell’iceberg per le malattie da amianto. Per questo, insistiamo affinché il Ministero della Salute, d’intesa con il Miur, disponga al più presto la bonifica e messa in sicurezza di tutti gli istituti scolastici”.

Il ministero dell’istruzione è stato condannato a risarcire la famiglia per la cifra di circa 930 mila euro, e nonostante sia la prima volta che il MIUR viene condannato per la presenza di amianto nelle scuole, quello che cerca di perseguire l’associazione è di bonificare tutti questi edifici, altamente nocivi per la salute e fare in modo che una tragedia del genere non si consumi più.

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Ma la situazione sarebbe molto grave, stando a quanto analizzato da Enzo Bonanni, solo nell’Emilia Romagna ammonterebbero a 400 le scuole e gli istituti in cui è presente l’amianto e sono moltissime le persone che ogni giorno, anche bambini, sono costrette ad essere esposti continuamente al minerale.
Per questo serve una risposta tempestiva e di rilievo.

La figlia dell’insegnante D’Emilio ha spiegato cosa, oltre alla morte della madre, l’ha spinta a battersi per la causa:
“Il mio sogno è quello di far sì che le sofferenze di mia madre, e della mia famiglia, non si ripetano per altri insegnanti e impiegati nella scuola. Quello del mesotelioma è un flagello e dobbiamo vincere la nostra battaglia contro l’amianto. Mi auguro che si giunga quanto prima alla bonifica di tutte le scuole e di tutti i siti contaminati”.

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