pronti al dialogo, ma isolate i violenti- Corriere.it


Se a Napoli, con i tumulti di venerd sera, s’ accesa la fiamma che in altre citt ha incendiato le proteste contro le misure anti-Covid del governo, Napoli pu anche rappresentare l’esempio opposto: manifestazioni pacifiche sebbene arrabbiate, tese, spinte al limite della legalit ma senza sfociare in scontri e violenze. Con le forze dell’ordine che, anzich reprimere e impegnarsi nei caroselli contro le bande di assalitori, mostrano tolleranza, comprensione e finanche protezione per le rivendicazioni di piazza. Sia pure in tenuta antisommossa.

E’ successo ancora mercoled, come nei giorni precedenti, quando gli operai della Whirpool, impegnati contro la chiusura della fabbrica decisa per il prossimo 31 ottobre, hanno occupato un pezzo di autostrada. Dal Viminale non sono partiti ordini di sgombero, bens telefonate a palazzo Chigi affinch il presidente del Consiglio intervenga nella vertenza con i vertici della multinazionale. Per farsi carico al pi alto livello del disagio che in quel momento stava bloccando la circolazione alle porte della citt.

La polizia non va in piazza per impedire il dissenso, ma perch non ci siano violenze, aveva spiegato l’altro giorno sul Tg regionale il questore di Napoli Alessandro Giuliano, e poche ore dopo un corteo di 3.500 persone — formalmente non autorizzato — ha potuto sfilare da piazza Plebiscito al palazzo della Regione, senza incidenti.

Proprio per allentare le tensioni e trovare una sponda in questa strategia, dalla ministra partito l’appello agli esercenti intenzionati a scendere ancora in piazza di dissociarsi e provare a emarginare essi stessi le infiltrazioni delle frange violente riconducibili a vari e distinti ambiti scese in campo negli ultimi giorni. Sulla composizione di chi ha cercato e alimentato i disordini, ormai il quadro abbastanza chiaro: ai neofascisti che hanno convocato qualche appuntamento, e a una sparuta presenza attiva di anarchici o ambienti antagonisti, si sono aggregati in quantit maggiore i gruppi ultras rimasti a corto di scontri con la chiusura degli stadi, e una componente violenta di disagiati sociali, composta anche da extra-comunitari, come riferito da Lamorgese in Senato.

la novit dei giovanissimi di periferia senza rappresentanza che hanno alimentato la guerriglia, e che forse richiedono qualche attenzione in pi. Innanzitutto di carattere sociale, in chiave di integrazione, su cui pure si ragiona in queste ore nelle stanze del ministero dell’Interno e nei palazzi della sicurezza. Ma nella consapevolezza che, pur in assenza di una regia unica degli scontri ribadita nel comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza riunitosi, ogni convocazione di piazza pu rappresentare lo spunto per nuove provocazioni e sommosse. Com’ accaduto ieri sera a Palermo. Chi cerca nelle ragioni del malcontento soltanto un occasionale pretesto potrebbe tornare presto in azione.

29 ottobre 2020 (modifica il 29 ottobre 2020 | 07:16)

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