Pubblica Amministrazione, dal PNRR i fondi per accelerare la digitalizzazione

Anche la Pubblica Amministrazione beneficerà dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); nello specifico, è online il portale “PA Digitale 2026” che “permette alle PA di richiedere i fondi del PNRR dedicati alla transizione digitale, rendicontare i progetti e ricevere assistenza”.

Gli archivi digitalizzati

La transizione verso una gestione digitalizzata delle banche dati e delle relative procedure di consultazione aveva già investito diversi archivi pubblici, quali il Catasto, il PRA e il Registro delle Imprese. I dati registrati all’interno dei database tenuti dagli enti gestori possono essere facilmente consultati mediante appositi tool informatici; in alternativa, per ottenere visure e altri certificati online in formato digitale è possibile rivolgersi anche a portali specializzati come Ivisura. In ogni caso, la visura – ossia la procedura di consultazione dei dati contenuti in un archivio pubblico – rappresenta un servizio a pagamento, sia che ci si rivolga ad un ente pubblico sia che si faccia richiesta ad un operatore privato. In entrambi i casi, infatti, il richiedente deve corrispondere i costi di segreteria o i tributi previsti dalla normativa vigente (qualora si rivolga alle amministrazioni pubbliche) oppure pagare la tariffa di intermediazione richiesta dal soggetto privato che eroga il servizio.

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La digitalizzazione della PA: le aree di investimento

Il processo di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione in Italia, in base a quanto illustrato dal sito del MITD (Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale), si fonda su sette aree di investimento, accomunate dall’obiettivo di “rendere la Pubblica Amministrazione la migliore “alleata” di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili”.

  • Infrastrutture digitali (900 milioni); la transizione si basa su un approccio “cloud first” che prevede la migrazione di banche dati e applicativi informatici verso un ambiente cloud. Dal punto di vista pratico, il processo può essere implementato secondo due modalità distinte: migrare sul Polo Strategico Nazionale – PSN (infrastruttura privata o ibrida) oppure appoggiarsi ad un cloud pubblico messo a disposizione da un operatore certificato;
  • Migrazione verso il cloud (un miliardo); le risorse saranno destinate ad “accompagnare la migrazione della PA centrali e locali al cloud” mediante un apposito programma di supporto e agevolazione. A tale scopo, le pubbliche amministrazioni verranno messe in condizione di poter scegliere il provider a cui affidarsi all’interno di una lista predefinita di soggetti certificati. Per assistere le PA in questo processo, è stata istituito un team dedicato (guidato direttamente dal MITD) “incaricato di censire e certificare i fornitori idonei per ogni attività della trasformazione e, successivamente, di predisporre “pacchetti”/moduli standard di supporto”;
  • Dati e interoperabilità (650 mln); questo ramo d’intervento punta a modificare l’attuale architettura delle banche dati delle singole amministrazioni e fare in modo che siano connesse tra loro, per implementare la “piena interoperabilità dei dataset della PA”. I fondi saranno indirizzati, nello specifico, a per lo sviluppo di una Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) e l’implementazione dello “Sportello Digitale Unico” (Single Digital Gateway);
  • Servizi digitali e cittadinanza digitale (2,01 mld). La fetta più ampia delle risorse per la digitalizzazione della pubblica amministrazione sarà rivolta alla realizzazione di un ventaglio di misure distinte: migliorare l’esperienza e l’accessibilità dei servizi pubblici digitali, accelerare l’adozione del sistema PagoPA e l’utilizzo dell’Identità Digitale, sviluppare una Piattaforma notifiche digitali degli atti pubblici (che gli enti pubblici potranno utilizzare per la notificazione) e promuovere l’adozione di Mobility as a Service (MaaS) all’interno delle amministrazioni comunali;
  • Cybersecurity (620 mln); il consolidamento dei livelli di sicurezza digitale passerà da una serie di interventi mirati, dalla gestione degli alert al miglioramento delle capacità di valutazione e audit fino all’ampliamento del personale nelle aree di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria;
  • Digitalizzazione delle grandi amministrazioni centrali (610 mln).
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