Quando a inquinare sono i guru del green

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Acquistare è meglio che riparare. Ne “Il mondo nuovo” di Huxley, tra le più terrificanti distopie mai immaginate e forse la più vicina al nuovo tipo antropologico che si va delineando, una delle sentenze ipnopediche alla base del condizionamento cui tutti venivano sottoposti inconsapevolmente durante il sonno, radicava nella coscienza degli individui (ma tale parola in quel tipo di società non ha più senso) il disgusto per ciò che non era intatto, nuovo, di ultima generazione. L’obsolescenza, nella civiltà industriale postcapitalista del controllo, era programmata nella mente dei consumatori perché, come sottolinea più volte la voce narrante, le macchine devono girare, produrre, i consumi crescere. Ma si trattava di un mondo pianificato anche dal punto di vista demografico, dove il problema delle risorse e dei consumi, con il relativo smaltimento, era controllato dall’alto.

L’obsolescenza programmata, ad oggi, è una pratica che la stessa Commissione europea ha stabilito di sradicare per dar corpo all’economia circolare, del riuso e durata del prodotto, meno impattante per il pianeta. Riparare, quindi, per inquinare meno, e, soprattutto, permettere che le riparazioni possano essere compiute anche da centri esterni, piccole aziende, quando non dagli stessi acquirenti, nella veste di amatori.

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Una pratica più ‘ecologica’ del riciclo, perché molte delle componenti, tipo terre rare, chip elettronici, non sono tutte resuscitabili. Inoltre l’assemblaggio a partire dalle componenti recuperate consuma una enorme quantità di energia: un laptop, ad esempio, emette oltre 230 kg di anidride carbonica durante la sua produzione. Purtroppo, alcune aziende minacciano legalmente gli utenti, nascondendosi dietro questioni di copyright per rimuovere i manuali di riparazione online e far sì che le persone siano spaventate dal faidate.

Quello che ci ha colpito è che tra i profeti di un mondo più green e a prova di virus ci sia proprio uno dei personaggi più ostili all’etica del riuso. Niente meno che il nostro Bill Gates.

Esiste infatti un sito web, Ifixit, sorta di comunità globale di persone che vogliono “aggiustare il mondo”, che analizza la facilità di smontaggio, riparazione e sostituzione dei componenti in computer e cellulari. Il tablet della Microsoft, il Surface, nel 2017 ha ottenuto il punteggio più basso, zero spaccato, con la seguente motivazione: “Questo pc non è progettato per essere aperto né riparato; non si può aprire senza causare gravi danni. Il processore, la ram e la memoria sono saldati alla scheda madre, rendendo impossibili gli aggiornamenti”. Gli stessi centri di assistenza Microsoft non effettuavano riparazioni sul prodotto, soltanto sostituzioni: in garanzia, quindi gratis, oppure fuori garanzia, per cui a pagamento. Perfino la batteria, che non può essere saldata, è incollata ai componenti interni così da renderne impossibile la rimozione e la sostituzione. Questo, in altre parole, significa che dopo un paio d’anni, con il suo deterioramento, non avrete altra scelta se non gettare tutto e sostituirlo. Il “filantropo” di Microsoft, e oggi dei vaccini, ha immesso sul mercato alcuni tra i prodotti più inquinanti al mondo, in un numero di milioni ogni anno, con un ricavo che nel 2021 ha superato i 2 miliardi di dollari, progettandoli per farli durare il meno possibile, senza possibilità di riparazione o adeguamento.

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Ancora: in Europa, dal primo marzo 2021, tutte le aziende che vendono elettrodomestici, come frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici o televisori, dovranno garantire all’utente la possibilità di ‘aggiustarli’, mettendo a disposizione dei professionisti addetti alla riparazione una serie di pezzi di ricambio per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato Ue dell’ultima unità di un modello.

Una logica opposta a quella dell’obsolescenza programmata, volta a promuovere una vita più lunga dei prodotti. Ma se è vero che  i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) sono quelli che aumentano più rapidamente in Europa e che vengono riciclati con una percentuale inferiore al 40 per cento, perchè la nuova normativa non comprende gli smartphone e computer portatili, forse tra i più soggetti all’obsolescenza forzata?

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Un altro favore ai big dell’Itc, quelli che si preoccupano della salute del pianeta?

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