quando entrai a San Patrignano mio padre morì e il mio secondo padre diventò Vincenzo


Ciao Andrea, di dove sei?
Sono di Modena e oggi ho 55 anni.
Quando sei stato a San Patrignano?
Ci sono stato due volte, una volta avevo 23 anni, era appena nata la mia prima figlia. Si parla del ’90/’91, sono rimasto per 2 anni circa, perché dopo mia moglie è scappata anche lei da San Patrignano, io sono rimasto per un altro periodo, poi sono tornato a casa anche io, non sopportavo che lei fosse sola a casa con la bambina e io là. Mia moglie non si trovava bene a San Patrignano, abbiamo fatto due strade differenti, si è trovata bene in un altro centro. Io invece a San Patrignano, la seconda volta, ci sono rimasto 6 anni.
Com’è stato il tuo percorso con la droga?
Come il 90% delle persone inizi con le canne, poi eroina, altre droghe no. Ecstasy mai usato. Sono entrato a San Patrignano prima con il sostegno dei miei, che non mi hanno mai abbandonato nonostante tutto, sono stato 15 giorni davanti a quella sbarra per entrare, supplicando che mi prendessero, lì dovevi dimostrare che volevi davvero cambiare vita.
Vincenzo Muccioli era lì?
Sì, la prima volta ebbi un colloquio con lui, mi chiamò in ufficio e avemmo un dialogo molto bello, come da padre a figlio, mi spiegò varie cose. Avevo una situazione che era tra virgolette drammatica, la bambina che avevo ci veniva portata a vedere dai miei o dai miei suoceri, la incontravamo a Rimini. Ci andavamo con il cosiddetto “Pulmino dell’amore”, un pulmino che portava mariti o mogli a vedere i bambini.

Tu hai visto la serie SanPa su Netflix?
Sì, ne sono rimasto veramente sconvolto, di tutto quanto detto io non ho mai visto niente, anzi ho visto tutt’altro, solo amore, tu potevi essere chi eri, un assassino anche, ma venivi trattato sempre come una persona. Vedere Vincenzo raccontato così…, lui mi ha tenuto in braccio in momenti difficili, mi ha rincuorato, mi ha dato la forza. Se ci son tornato una seconda volta ci sarà un motivo. Avevo capito che se stavo lì riuscivo a dare un nuovo indirizzo alla mia vita. Ci sono rimasto 6 anni!
Quali sono i tuoi ricordi di San Patrignano?
Tutto quello che è stato raccontato in tv non è così, Vincenzo non era così. Lui ti dava affetto, calore, sicurezza, ti dava il conforto nel momento peggiore. Poi è logico che per un tossico bisogna a volte usare anche maniere un po’ forti, un tossico vive nel torpore di quella sua sostanza. Anche se non ne fai più uso, il ricordo ti rimane dentro e addosso per anni. Non è che va via. Ma è giusto così, così riesci a capirne la pericolosità. Se uno dimenticasse subito tutto, ci ricascherebbe dopo due giorni secondo me.
Quindi nel tuo San Patrignano non c’è violenza.
No, qualche schiaffo quando serviva c’è stato, l’ho visto. In sala quando si mangiava tutti, a volte Vincenzo parlava e poi dopo faceva il “Sole Piatti”, cioè uno schiaffo con le due mani sulle due orecchie a qualcuno che aveva sbagliato. Le ho viste quelle scene, ma c’era della gente che aveva fatto delle cose comunque gravi.
Ad esempio?
Ad esempio c’era chi aveva rubato il vino e si era ubriacato, oppure chi aveva fatto sesso e non potevi farlo perché a San Patrignano dovevi dedicare tempo solo a te stesso, ma ovviamente le situazioni capitavano lo stesso e quando capitavano, capitavano. Altro esempio: una volta il venerdì mangiare pesce era obbligatorio, dovevi mangiarlo, punto, non è che c’era una scelta delle porzioni, quello era e quello dovevi mangiare e lo dovevi finire. Un ragazzo disse: ‘Io non lo mangio, che se lo mangi Vincenzo!’, lo disse davanti a tante persone in salone. Ecco quello non lo puoi fare, lì è come benzina sul fuoco. Era logico che Vincenzo doveva prendere posizioni in quelle situazioni, con 1.500 persone da gestire non era semplice. Doveva in qualche modo mantenere un certo tipo di rispetto e regole. Poi noi eravamo ospiti e nessuno ci chiedeva nulla, neanche una lira, da parte nostra era tutto dovuto.

Di cosa ti occupavi a San Patrignano?
Sono stato molto tempo a Trento (altra sede di San Patrignano, ndr), poi dopo son diventato autista di Federico Samaden, sono diventato autista della comunità di Trento, quindi andavo molto spesso a Rimini. Conoscevo Antonio Boschini che c’è ancora adesso, il dottore del reparto infettivi. Io sono stato uno tra i primi tre che hanno creato il discorso della Pet Therapy. Eravamo io, un ragazzo di Rieti e uno di Bologna.
Ce la racconti?
Con il furgone andavamo in autonomia a Verona e a Trento, andavamo a fare quel che dovevamo fare. In contrasto con quanto raccontato da Netflix. Ci muovevamo in autonomia, facevamo assistenza con i cani ai ragazzi sieropositivi all’ospedale di Trento. Io ero negativo. Tutti lavori in autonomia. Non ero controllato. Arrivammo a un punto che ormai ti potevi gestire da solo. Quando saltò fuori il discorso di Maranzano, il ragazzo trovato morto, ero lì, l’ho vissuto, non potevi arrivare a San Patrignano che c’erano 10 milioni di TV che cercavano di fermare tutti e chiedere cose. A me personalmente non mi hanno mai fermato anche perché arrivavo col furgone e facevo quel che dovevo fare. A Trento facevamo anche le biciclette da corsa. Uno che insegnò ai ragazzi è stato Moser, il campione di ciclismo. Tutte bici fatte a mano e fatte su misura. Un laboratorio magnifico con attrezzatura all’avanguardia. A San Patrignano si è sempre lavorato con attrezzature all’avanguardia. 
Be’ hai fatto tante cose.
Si, lì ti preparavano a una vita dove potevi tornare a convivere con gli altri, come ex tossicodipendente ti dovevi ricreare la fiducia, la stima, il rispetto.
Oggi che messaggio lasceresti per Vincenzo Muccioli?
È semplice, mio padre è morto a 61 anni, è morto quando ero molto giovane, è morto quando sono entrato a San Patrignano la prima volta. Avevo 23 anni. Quindi per me Vincenzo è stato il mio secondo padre, senza togliere niente a mio padre. Mi ha aiutato. E Andrea e Giacomo i figli di Vincenzo li ho sempre visti e trattati come miei fratelli. Giacomo era veterinario e veniva a vedere i cani, con lui ho avuto un rapporto abbastanza stretto occupandomi io di Pet Therapy. Ho preso 5 diplomi come addestratore cani, tra cui quelli per le ricerche in superficie e per le ricerche sotto macerie. Mi hanno dato così tanto. Davvero non capisco questo odio nei confronti di chi ha salvato tante vite umane, faccio fatica. Ognuno è libero di pensare quello che crede ma la realtà è un’altra cosa.
Grazie Andrea ciao.
Ciao ragazzi.

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