QUELLO DI TAFFO SUL GREEN PASS NON E’ UMORISMO MA BULLISMO (di Franco Marino)

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Non so se è capitato anche a voi ma spesso quando navigo su Internet mi imbatto su un banner dal quale si viene reindirizzati ad un articolo di un blog dove ci si interroga sull’efficacia di Taffo. Che, per chi non vi si sia già imbattuto, è un’agenzia di pompe funebri divenuta famosa per il cosiddetto humour marketing, ossia farsi conoscere attraverso battute, vignette e meme. L’articolo, scritto con toni da santone del marketing – e dunque mi ha stancato fin dalla prima riga – si propone di spiegare se, secondo l’autore, la strategia sia giusta. Ed è scritto così male che manco mi ricordo il suo responso. Ma il tema dell’efficacia e del buon gusto della comunicazione pubblicitaria di Taffo, ovviamente ha interessato anche me, dato che mi occupo proprio di questo per mestiere.

L’umorismo è solo uno dei tanti mezzi per esprimere un punto di vista. C’è chi esprime se stesso in versi puntando sulla suggestione generata dalle parole – e dalla loro disposizione – ed in quel caso è un poeta. Chi in prosa, in quel caso è uno scrittore. E quelli che si esprimono attraverso la suggestione della risata. La tecnica in questo caso si chiama umorismo.
Le obiezioni sull’eventuale buon gusto o cattivo gusto di Taffo – con le quali fa i conti chiunque ami l’humour nero – sono del tutto pretenziose. I lettori sono così tanti che quello che per alcuni è cattivo gusto, fa divertire altri. Il meme su Bocelli cieco che davanti a Toni Iwobi, il senatore della Lega, dice “A te che sei della Lega posso dirlo: non sopporto i negri”, pare abbia fatto sbellicare dalle risate per primo quel grande cantante, evidentemente provvisto di autoironia. Altri si sono fortemente infastiditi. Così come molti si sarebbero infastiditi dei necrologi che, per scherzare, Falcone e Borsellino si scrivevano con i colleghi per esorcizzare gli enormi rischi che correvano, imbevendosi anche del rapporto stretto tra la cultura siciliana e il tema della morte.
Come sciocche sono anche le obiezioni sulla natura politica dell’umorismo. Che, da sempre, si occupa di molti dei temi su cui abitualmente mette le mani: la politica stessa, il sesso, la religione e la morte.

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Ma così come una composizione in versi può affascinare il lettore anche quando non potrebbe essere considerata poesia, così una battuta può fare ridere senza per forza di cose essere considerato umorismo. Ciò che differenzia entrambe dalla vera poesia e dalla vera satira non sono i versi o la battuta ma l’uso che se ne fa. Versi scritti possono tanto emozionare tanto far ridere, a seconda degli intenti. Analogamente, l’elemento distintivo dell’umorismo non è la battuta quanto esprimere una dissonanza da ogni potere, compreso il proprio e dunque di prendersela con chi, a vari livelli più o meno ufficiali, quel potere lo detiene. Non necessariamente una figura di potere identificata in una persona o in un’oligarchia. Anche una massa ad esempio conformistica. O anche se stesso.
Se, viceversa, si fa forza delle logiche del numero o delle narrazioni del potere dominante – più o meno ufficiale – dall’umorismo si passa al bullismo. Quando Taffo scrive in una sua battuta: “Potremmo essere gli unici a farvi entrare senza greenpass”, non fa alcun umorismo, bensì un semplice sfottò che offende chi vive l’amletico dubbio se vaccinarsi o no e chi, per una scelta finora (ricordiamo sempre) legittima, viene sottoposto a pesanti limitazioni e ad una osceno clima di intimidazione morale e materiale. E non è un discorso di punti di vista. Se Taffo invece di pubblicare la battuta: “Non vaccinatevi, siamo pronti a gestire un’epidemia” avesse detto: “Vaccinatevi, siamo pronti a gestire un’epidemia”, facendo praticamente la stessa battuta ma esprimendo un punto di vista opposto, non sarebbe cambiato il risultato perchè in quel caso avrebbe comunque sfottuto la parte debole di questa vicenda, cioè coloro che sono indecisi se vaccinarsi o meno. E personalmente – anche se, come è noto al lettore abituale, la mia posizione sulla pandemia è vicina alla dissidenza – l’avrei trovata per quello che era: uno sfottò da bulli.
Viceversa una battuta, dico per dire, davvero umoristica sarebbe stata: “Burioni e Bassetti, continuate a sfottere i vaccinati. Noi siamo qui che vi aspettiamo”. Questo è vero umorismo. Perchè colpisce figure potentissime, che non hanno un potere istituzionale ma un enorme potere di persuasione morale – che dunque diviene materiale nell’era dei media – e che possono dunque condizionare il dibattito pubblico.

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La satira e l’umorismo sono, per eccellenza e per definizione, anticonformistici perchè il loro precipuo fine è di muoversi tra il sacro e il profano, demolendo ogni certezza e stimolando la risata. Se Taffo, attraverso le sue battute, esprime il punto di vista dominante – semplicemente con un’arma diversa, quella della risata – non fa nè umorismo nè satira. Fa propaganda, conformismo e bullismo. E dunque sfottò. Che fa certamente ridere anche quello, purtroppo, a patto di identificarlo per quel che è. Sono liberi di farlo e credo che non abbiano mai avuto neanche la pretesa di definirsi satiri. E c’è chi ha il diritto di definirli bulli e servi, più o meno inconsapevoli, del regime.
La satira e l’umorismo sono un’altra cosa.

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