Quello strano festival punk

In questi giorni si è a lungo discusso del famigerato rave tenutosi in provincia di Viterbo.  Una situazione – dichiaratamente – illegale che ha sollevato riprovazione pressoché generale, soprattutto in questo periodo di restrizioni e protocolli.

Se i raver che si sono radunati nei pressi del Lago di Mezzano hanno dimostrato di non sentirsi minimamente toccati dal quadro della situazione, esiste chi invece la lezioncina l’ha imparata fin troppo bene.

E’ il caso del Bay Fest, appuntamento di obbligo tra gli amanti del punk rock, che questo anno si è appena tenuto a Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini: in prossimità di questa due giorni di concerti, gli organizzatori si sono sentiti in dovere di diramare un grottesco e vagamente sgrammaticato elenco di regole cui gli spettatori avrebbero dovuto adeguarsi. Il tutto condito dal motto “Stay positive, test negative”.

Una simile lista di imposizioni e regole stonerebbe anche nel contesto più istituzionale, ma sfiorano il paradosso all’interno di un festival che vorrebbe celebrare la musica, l’estetica, la filosofia della subcultura punk. Non occorre una raffinata conoscenza del fenomeno per sapere perfettamente che

A unire tutti gli appartenenti al movimento punk sotto un’unica causa è il rifiuto per qualsiasi forma di controllo, tra cui il controllo sociale esercitato dai mass-media e dalle organizzazioni religiose. Va poi sempre tenuto presente il carattere irriverente del movimento punk, che si manifestava verso le stesse ideologie alle quali aderiva, per cui l’adesione di una frangia del movimento ad una ideologia avveniva con un approccio anti-fondamentalista e anti-autoritario.

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Ecco, che una simile occasione debba piegarsi in maniera così totalizzante alle più intrusive forme e tecniche di controllo ci appare come una nemesi forse immeritata per una estetica che, soprattutto nella sua fase iniziale, ha ispirato una sincera volontà di rivolta tra tanti giovani di questo e di altri paesi.

Comprendiamo il fatto che oramai è passato il principio secondo cui le “regole” siano fatte per non essere mai messe in discussione – una idea che Sandro Pertini  non avrebbe certo condiviso, per citare un caso tra tanti – ma non possiamo non affermare l’idea  secondo cui almeno in certe occasioni sarebbe molto meglio annullare un evento piuttosto che subire e far subire un simile affronto alla dignità. E, per citare gli organizzatori, non crediamo che questa supina accettazione sia il miglior viatico per “tornare a pogare” nella prossima Estate.

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