Quota 102, opzione donna e ape sociale, proroga o riforma? Il rebus per il nuovo governo- Corriere.it

Nonostante le riforme la spesa sale

Un capitolo col quale, del resto, hanno dovuto fare i conti tutti gli esecutivi. E dire che, secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, come si legge nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile, grazie al complessivo processo di riforma avviato nel 2004, la minore incidenza della spesa per pensioni in rapporto al Pil valutabile in termini cumulati in circa 60 punti percentuali di Pil al 2060. In pratica, tutte le riforme fatte, fino alla Fornero del 2012, hanno assicurato risparmi nel medio lungo periodo pari a circa mille miliardi di euro. Nonostante ci, ricorda la Nota di aggiornamento al Def, approvata dal governo il 28 settembre, a partire dal 2010, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil, gi in crescita negli anni precedenti a causa alla fase acuta della recessione, continua ad aumentare in ragione dell’ulteriore fase di contrazione della crescita. E cos, dal 2019 e fino al 2022, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil aumenta, prima repentinamente, raggiungendo un picco pari al 16,9% nel 2020, e poi si riduce nei due anni seguenti, attestandosi al 2022 su un livello pari al 15,7%, mezzo punto percentuale di Pil al di sopra del dato del 2018. In termini assoluti, la spesa per pensioni, che quest’anno stata di 297,3 miliardi, salir a 320,8 miliardi nel 2023, a 338,3 nel 2024 e a 349,8 nel 2025: oltre 50 miliardi in pi in tre anni, per arrivare a un’incidenza della spesa pensionistica sul Pil stimata al 16,4% nel 2025. Ovviamente su questo trend pesa anche il fatto che mentre l’economia cresce poco l’inflazione galoppa.

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Una decina di miliardi da trovare subito

E proprio con l’indicizzazione delle pensioni ai prezzi dovr subito fare i conti il prossimo governo. L’adeguamento degli assegni, a partire dal prossimo gennaio, sulla base dell’inflazione (quella acquisita a settembre gi al 7,1%) e secondo l’attuale sistema che garantisce la rivalutazione al 100% delle pensioni di importo fino a 4 volte il minimo (circa 2.100 euro al mese), costa 23-24 miliardi, circa 9 dei quali aggiuntivi rispetto alle previsioni, che dovranno essere assicurati con la manovra di Bilancio del 2023.

Promesse e limiti di bilancio

Sempre entro la fine di quest’anno il governo dovr decidere cosa fare di tre canali di prepensionamento che scadono il prossimo 31 dicembre: Quota 102, che consente di lasciare il lavoro a 64 anni d’et con 38 anni di contributi; opzione donna, che permette di andare in pensione alle lavoratrici con 58 anni d’et (59 le autonome) e 35 anni contributi raggiunti nel 2021; ape sociale, con la quale determinate categorie di lavoratori svantaggiati possono uscire a 63 anni d’et e 30 o 36 anni di versamenti, secondo i casi. Se questi canali non verranno prorogati, resteranno i requisiti normali per la pensione di vecchiaia (67 anni d’et e 20 di contributi) e per quella anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’et. La scelta della proroga avrebbe il vantaggio di mantenere una certa dose di flessibilit in uscita a costi sopportabili, visto che questi canali sono utilizzati da pochi lavoratori (circa 10mila quelli andati in pensione con Quota 102 nel 2022). Ma tradirebbe le ambiziose promesse del centrodestra in campagna elettorale: dall’estensione di opzione donna agli uomini, proposta da Fratelli d’Italia, a Quota 41 (in pensione con 41 anni di versamenti, a prescindere dall’et) per la quale spinge la Lega. Promesse che per farebbero salire di molto la spesa.

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