“Rambo 2 – La vendetta”: stasera in tv il secondo capitolo della saga con Stallone

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Eroe stars and stripes, Rambo, alias Sylvester Stallone, è considerato icona di un patriottismo fanatico, riflesso degli anni che lo vedono nascere, essenza dell’intera saga che lo vede protagonista. “Rambo 2 – La vendetta“, il sequel del primo “Rambo“, è forse il capitolo più esagerato, esaltato ma anche per questo apprezzato dagli appassionati del genere. Un evergreen anni Ottanta, divenuto persino veicolo per la politica del presidente Reagan, che si servì dei famosissimi personaggi creati dall’industria cinematografica per i propri scopi propagandistici. Dopo aver visto il film il presidente pronunciò la celebre frase: “La prossima volta manderò Rambo“.

Così “Rambo 2 – la Vendetta“(1985) si fa manifesto del ritorno degli eroi americani e Stallone il salvatore per eccellenza, personificazione di una nuova ideologia statunitense. Il nuovo eroe americano dalla muscolatura rilucente, seppellisce l’immagine del reduce di guerra del decennio precedente in nome di una rinata America, vogliosa di allontanare per sempre il senso di frustrazione e precarietà che avevano caratterizzato gli anni Settanta. Il film interpretato e co-scritto da Sylvester Stallone, che firma la sceneggiatura insieme a James Cameron, è diretto da George Pan Cosmatos. Nel cast anche Richard Crenna, Charles Napier, Steven Berkoff, Martin Kove, William Rothlein.

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Rambo, Stallone e Reagan: la ‘vendetta’ degli eroi americani

Nella percezione generale dell’America di fine anni Settanta, è evidente il rinnovato bisogno di eroi. Quei superuomini in grado di risollevare le sorti collettive, sembrano essersi da troppo tempo ormai dileguati. La causa principale della disillusione generale è la sconfitta della guerra in Vietnam e la miriade di ripercussioni che l’evento bellico porta con sé. La società statunitense è pervasa da un senso di insicurezza e precarietà ormai dilaganti. E’ in questo clima inquieto che Reagan, nel 1980, viene eletto presidente. E in qualche modo è lui l’eroe che torna alla ribalta, che l’America sta aspettando da tempo.

Il cinema, spia e specchio della società, diviene in quel momento il mezzo più potente per dare voce all’evidente voglia di riscatto. Il nuovo imperativo: allontanarsi dal dipinto macabro dei reduci di guerra effetti da disturbi da stress post-traumatico, malinconiche figure di impotenti. Così se al governo arriva Ronald Reagan, al cinema arriva John Rambo. E se ‘il Rambo di Ted Kotcheff‘ del primo capitolo della saga, è a livello iconico ancora il reduce, l’individuo traumatizzato, ‘il Rambo di Cosmatos‘ è il punto di svolta. L’ex combattente raggiunge lo status di eroe invincibile, pronto per la missione in territorio vietnamita, per ritrovare i presunti dispersi. In questo avviene una sorta di mimesi tra Rambo e Reagan, pronti entrambi a servire un Paese che si appresta a vendicare le vittime di guerra, a risollevarsi tramite figure che nulla hanno più a che fare con debolezza e sconfitta.

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Rambo non è più l’uomo che alla fine del primo film si mette a piangere parlando del suo passato. E’ diventato l’eroe per eccellenza, senza alcuna paura e con la sola voglia di uccidere, rigorosamente a torso nudo. Massacrerà qualche centinaio di russi e vietcong, libererà i prigionieri e tornerà vittoriosamente alla base con un elicottero del nemico. Il reduce militante si trasforma per molti in un “macellaio sovranista“. E “Rambo 2 – La vendetta” evita ancora una volta di farsi denuncia della guerra in Vietnam, privilegiando invece l’esaltazione estrema del suo eroe invincibile.

Arianna Panieri

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