Reddito cittadinanza, Renzi deposita il referendum contro. Collot: ‘Senza 1 milione di poveri in più’

“Io non voglio che in Italia continui ad esserci uno strumento con cui si educano i giovani a vivere di sussidi e non di sudore” aveva dichiarato il leader di Italia viva, Matteo Renzi, a proposito del Reddito di cittadinanza, tornato al centro della discussione anche in questa crisi di Governo estiva: “Non è il momento di arrendersi alla rassegnazione – ha dichiarato – Va fatto di tutto per arrivare al Draghi Bis a cominciare dal firmare la petizione (obiettivo 100mila firme). È il tempo della responsabilità, non del rancore grillino”.

Lo stesso Renzi ha annunciato durante l’assembrlea del suo partito che martedì 19 luglio, alle 10 sarà in Cassazione per depositare il quesito referendario per l’abolizione del reddito di cittadinanza. In pratica, un’altra tegola sul Movimento 5 Stelle che della misura di sostegno è stato promotore e che continua a difendere anche in questi giorni, dopo il non voto di fiducia al Governo e il terremoto politico che ha portato alle dimissioni del premier.  

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“Continua l’attacco a qualsiasi provvedimento che va nella direzione delle esigenze delle classi popolari – ha dichiarato la portavoce di Potere al Popolo ed ex candidata sindaca a Bologna – Renzi ha presentato i quesiti del suo referendum contro il reddito di cittadinanza… Poco importa che gli ultimi dati di vari istituti pubblici abbiamo dimostrato che senza di esso avremmo almeno un milione di poveri in più, nonostante il miglioramento che la misura necessita. Il governo vuole anzi renderlo meno accessibile e con criteri più stringenti… Una vera e propria guerra ai poveri. Dobbiamo organizzarci e rilanciare l’iniziativa di tutti noi sfruttati, disoccupati, precari, gente che vive del proprio lavoro!”

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Tra chi lo vuole abolire, c’è anche chi lo vorrebbe modificare, come il presidente della Regione, Stefano Bonaccini: “Solo chi è nella disperazione o in povertà conosce l’importanza di avere le istituzioni a proprio fianco con un sussidio – ma – era nato in particolare per cercare il prima possibile di far entrare o rientrare nel mercato del lavoro le persone, non mi pare che questo obiettivo sia stato vinto, quindi va cambiato perchè il lavoro prima di tutto è dignità”. 

(Marta Collot – foto archivio)

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